Fine vita, il governo Meloni impugna la legge dell’Emilia-Romagna: ora rischia lo scontro col Veneto
Il governo Meloni ha deciso di impugnare la legge dell'Emilia-Romagna sul fine vita. Un atto che segue la linea già adottata nei confronti delle leggi di Sardegna e Toscana e che apre nuovamente lo scontro con le Regioni. Scontro che rischia di arrivare al Veneto, Regione guidata dal centrodestra, che a inizio settembre ha approvato un provvedimento analogo.
La decisione è approdata oggi in Consiglio dei ministri. Secondo fonti di Palazzo Chigi, l'esecutivo "ha rilevato che la legge ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta". Nello specifico la normativa "si pone in contrasto con gli articoli 2, 32 e 117, secondo comma, lettera l), in materia di ordinamento civile e penale, e 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di tutela della salute".
A fine luglio l'Emilia-Romagna aveva deciso di dotarsi di una legge regionale per regolamentare a livello territoriale le procedure di accesso al suicidio medicalmente assistito. Un'iniziativa intrapresa precedentemente anche da Sardegna e Toscana, per colmare il vuoto normativo lasciato dal Parlamento, a distanza di sette anni dalla storica sentenza della Corte costituzionale sul caso di Dj Fabo.
Per il governo però, la legge violerebbe le competenze statali. "Nonostante le proposte di impegno alla modifica assunte dalla Regione, l'impianto della legge non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio", rimarcano le fonti di Chigi. "A quest'ultimo riguardo, è il caso di ricordare come, a fronte degli importanti stanziamenti effettuati da questo governo, che hanno incrementato di 40 milioni di euro i fondi per le cure palliative, portandoli complessivamente a 140 milioni, molte Regioni siano ancora lontane dal conseguire gli obiettivi di utilizzo sul territorio delle risorse ricevute in quota parte".
Il governatore Michele de Pascale respinge le contestazioni. "L'impugnativa è scontro politico su elementi di assoluto dettaglio che siamo pronti ad affrontare Per la prima volta il governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito e questo è un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale".
"In questi giorni avevamo dato massima disponibilità ad affrontare alcuni elementi di dettaglio che venivano posti dal Governo stesso, sebbene non li condividessimo fino in fondo nel merito. Ma come spesso è accaduto – ha aggiunto il dem – è prevalsa la volontà di avere comunque uno scontro istituzionale, arrivando a fare un'impugnativa, a differenza delle precedenti, su elementi di assoluto dettaglio giuridico, che non toccano in nessun modo la sostanza della tutela dei diritti e della persona".
Con questa mossa però, il governo rischia di impantanarsi in un cortocircuito istituzionale e politico. La prossima Regione ad essere colpita infatti, potrebbe essere il Veneto. Il termine dei 60 giorni previsto per l'impugnazione scadrà il 6 novembre. Il governo ha ancora poco più di un mese per decidere se innescare il conflitto e aprire così un'altra faglia all'interno del centrodestra.