Al Consiglio europeo scontro su bilancio e caro energia, Meloni vuole flessibilità: perché l’Ue si è spaccata
La prima giornata del Consiglio europeo è passata all'insegna delle divisioni. Il vertice dei 27 si è spaccato su caro energia e bilancio, con Giorgia Meloni che è tornata a insistere sulla richiesta italiana di maggiore flessibilità da parte di Bruxelles.
I leader si sono divisi sui tempi e gli strumenti con cui affrontare la crisi energetica e dare sollievo a industria e famiglie. Da una parte la Germania e gli altri Paesi "frugali", sostenitori della necessità di tagliare il bilancio e limitare la spesa europea; dall'altra l'opposizione di Meloni, che ha trovato una convergenza nel premier spagnolo Pedro Sanchez. Entrambi hanno spinto per interventi rapidi per contendere i prezzi e aiutare i settori in difficoltà.
Nello specifico la premier, che nelle scorse settimane aveva inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha messo nuovamente sul tavolo il tema della flessibilità. Per Meloni, di fronte all'impennata dell'inflazione e agli stringenti vincoli del Patto di stabilità, l'esecutivo europeo dovrebbe aprire degli spazi di bilancio ulteriori per consentire agli Stati membri di muoversi. Su questo l'Italia ha incontrato il sostegno del primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, autore di una richiesta simile nei confronti della Commissione.
Sempre sul versante dell'energia, lo scontro si è spostato sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), ossia su quel meccanismo europeo che obbliga le imprese a pagare per l'inquinamento prodotto, con l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 nell'aria. Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno chiesto di sospenderlo per alleggerire i costi a carico delle imprese energivore, e si sono opposte all'entrata in vigore del cosiddetto Ets 2, ovvero un allargamento del prezzo alle emissioni ai combustibili usati per riscaldare le case e far circolare le auto.
Questa posizione è stata respinta dalla Svezia e altri Paesi del nord, più attenti alla questione climatica e convinti della necessità di investire nelle tecnologie pulite e nella decarbonizzazione per migliorare la competitività delle aziende europee nel lungo periodo.
Alla fine un accordo è stato raggiunto ma molte questioni restano ancora aperte. "Il Consiglio europeo invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell'Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le sue misure di salvaguardia", si legge nelle conclusioni adottate dai Ventisette. Il testo "ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l'impatto sui prezzi dell'energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell'Ets".
Anche sul bilancio, dicevamo all'inizio l'Ue è divisa. Prima del vertice Meloni e il presidente romeno Nicusor Dan hanno riunito il gruppo degli Amici della Coesione (17 Paesi in totale) e sottoscritto una dichiarazione comune in cui hanno individuato quattro priorità: "Risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni, tutela della Pac sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento, contribuzioni eque da parte degli Stati membri per le risorse proprie, no agli sconti sui contributi nazionali".
La soluzione individuata al termine della giornata è stata quindi quella di trasferire direttamente al presidente del Consiglio Antonio Costa la gestione della fase conclusiva del negoziato. Dovrà predisporre una nuova "negotiating box", il documento negoziale che contiene le possibili cifre e condizioni del compromesso, da sottoporre ai leader prima del vertice straordinario del 26 novembre. I leader hanno sottolineato che un accordo entro la fine del 2026 consentirebbe l'adozione dei necessari atti legislativi nel corso del 2027, garantendo così la continuità dei finanziamenti europei anche nel 2028.