Solo per abbonati
Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

C’è o non c’è il dna di Chiara Poggi sui pedali della bici di Stasi: cosa dicono davvero le carte sui test negativi

Immagine
Nel 2007 la comparazione tra il materiale genetico trovato sui pedali della bici di Stasi e il DNA di Chiara Poggi aveva dato esiti positivi. Ma nel 2025 una consulenza della difesa ha svelato che c’erano anche altri test che diedero risultati negativi ma non rientrarono mai nel fascicolo delle indagini. Basteranno ora per chiedere la revisione del processo per il condannato per il delitto di Garlasco?

C'è o non c'è il DNA di Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto Stasi? La Procura di Pavia ha dato ragione alla consulenza della difesa di Alberto Stasi sul DNA trovato dal Ris di Parma sui pedali della bici: svelò che nel 2007 ci furono alcuni test negativi, che non confermarono la compatibilità con il DNA di Chiara Poggi. Test negativi che secondo la difesa avrebbero potuto scagionare Stasi 19 anni fa ma che non comparvero mai nel fascicolo sul delitto di Garlasco. Basterà questo per chiedere la revisione del processo alla Corte d'Appello di Brescia? Per capire cosa è successo bisogna leggere tutte le carte, come per ogni caso di cronaca. Perché anche sul DNA dei pedali si sta facendo molta confusione.

Cosa dice la consulenza della difesa di Alberto Stasi

Partiamo dalla consulenza del 2025 della difesa di Alberto Stasi e firmata dai genetisti di parte Ugo Ricci e Pasquale Linarello. I genetisti confermano che il 19 settembre 2007 c'è stato un test positivo nell'analizzare la compatibilità tra il DNA di Chiara Poggi e il materiale genetico trovato sui pedali della bici di Stasi, ma sono sempre loro a svelare i due test negativi del giorno dopo, il 20 settembre, mai presi in considerazione. Quei risultati non sono nel fascicolo e, secondo i consulenti, la difesa Stasi non li ha mai visti. Nella consulenza Stasi si legge:

Dunque il profilo genetico di Chiara Poggi emerso dalle analisi effettuate sul campione derivante dai pedali della bicicletta “Umberto DEI” il 19-09-2007 appare quale risultato analitico isolato, unico, generato da un operatore diverso dal CTPM e (oggi sappiamo) smentito dalle repliche del giorno successivo.

Poi scrivono che l'ufficiale del Ris eseguì altri due test il giorno successivo da cui si ottennero risultati diversi:

…effettua una conferma dell’analisi sui pedali il giorno successivo 20-09-2007, evidentemente stupito delle analisi che avevano evidenziato il profilo della vittima il giorno precedente 19-09-2007. Perché? Dal punto di vista tecnico non ce n’era bisogno. Il profilo ottenuto il 19-09-2007 conteneva una elevatissima quantità di DNA, era stato amplificato in doppio e i profili erano di eccellente qualità. Perché ripetere l’analisi? Evidentemente il capitano Marino ha rilevato qualcosa di anomalo in quel perfetto risultato identificativo. Ma del test di conferma, nettamente negativo, non si saprà mai nulla.

O almeno "fino alla odierna rivalutazione dei Raw Data forniti dal RIS alla Procura della Repubblica di Pavia solo in data 6-11-2025". E la consulenza Stasi continua:

È tuttavia possibile affermare che i dati oggi disponibili mostrano elementi di incoerenza che avrebbero richiesto approfondimenti e verifiche ulteriori prima di considerare definitivamente acquisito il risultato attribuito al campione bu_p.

Cioè il campione prelevato dai pedali della bici di Stasi. E chiudono così:

In conclusione dunque gli scriventi ritengono che il risultato del 19-09-2007 non avrebbe dovuto essere prodotto come esito definitivo e, in ogni caso, non avrebbe potuto e dovuto entrare nel processo a carico di Alberto Stasi.

Riassumendo, se si valutano tutti i test eseguiti è dimostrabile la incoerenza dei risultati e per questo le analisi positive del 19 settembre non potrebbero più essere giudicate definitive tanto da diventare una prova davanti la Corte d'Appello bis che ha condannato Alberto Stasi.

Cosa dice la consulenza della Procura

A questo punto sorge una domanda: perché rifare un test se l'analisi precedente aveva dato un esito positivo ed ‘eccellente'? Risponderà lo stesso ufficiale del Ris, Alberto Marino, che ha eseguito i test sui pedali della bici di Alberto Stasi: lo fa nel suo sit dello scorso settembre davanti ai procuratori di Pavia. Ma prima facciamo un passo indietro e capiamo nel dettaglio di quale campione stiamo parlando. Ce lo spiega la recente consulenza che la Procura di Pavia ha affidato ai suoi genetisti, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, proprio a partire dal lavoro della difesa Stasi.

Il campione analizzato è il bu_p, cioè “i primi prelievi effettuati in data 11 settembre 2007 sui pedali della bicicletta da uomo, di colore marrone-bordeaux, marca Umberto Dei Milano”. Nel gergo dei laboratori, ogni passaggio del campione nello strumento che legge il DNA si chiama “corsa”. Ed ecco quindi i risultati che il Ris di Parma, guidato all'epoca da Luciano Garofano, aveva ottenuto su questo campione:

La prima corsa del campione bu_p (007_bu_p.fsa) risale al 19 settembre 2007, alle ore 15:34:28 e fornisce un profilo genetico parziale, con pochi marcatori compatibili con il profilo di Chiara POGGI.

La seconda corsa di due campioni bu_p (004_bu_p-3306-07.fsa e 006_bu_p-3306-07.fsa) è dello stesso giorno di quella precedente (19 settembre 2007) alle ore 18:37:21 e fornisce per entrambi i campioni compatibilità piena con il profilo genetico di Chiara POGGI per 15 marcatori STR.

La terza e ultima corsa di due campioni bu_p (001_bu_p.fsa e 003_bu_p.fsa) è del giorno 20 settembre 2007, alle ore 17:33:06 e risulta, per entrambi i campioni, priva di picchi elettroforetici, con ciò intendendo l'assenza completa di profilo genetico.

Ricapitoliamo. La prima corsa sul materiale genetico dei pedali è compatibile in parte con il DNA di Chiara Poggi. La seconda è compatibile in pieno. Nella terza non c'è nessun profilo genetico. Anche i genetisti della Procura si chiedono perché, dopo un risultato positivo così pieno e netto, siano stati fatti altri test. Ricordano infatti che nel 2007, come oggi, nessuna linea guida imponeva di ripetere le analisi dopo un risultato del genere. I genetisti si limitano a un'ipotesi:

Sul motivo di tale ripetizione non possiamo pronunciarci se non ipotizzando che il Consulente del PM abbia voluto ripetere l'analisi per confermare ulteriormente il dato ottenuto.

Previderè e Grignani si spingono anche a dire cosa avrebbe dovuto fare l'ufficiale Marino davanti agli esiti negativi:

È opinione dei sottoscritti consulenti che, in assenza di una motivazione logica e/o scientificamente sostenibile del risultato negativo delle corse del 20 settembre 2007, non tanto per la scienza dell'epoca ma per un corretto “approfondimento" del precedente rilevante dato di compatibilità genetica per l'indagine emerso dall'analisi del campione bu_p, sarebbe stato opportuno per il consulente del PM indagare il motivo di tale contrastante esito e procedere, per esempio, ad eseguire ulteriori accertamenti, allestendo successive amplificazioni a partire dall'estratto dal campione bu_p³.

In pratica per i consulenti della Procura, siccome il 20 settembre 2007 il test fu fatto perché il consulente voleva approfondire, allora per lo stesso motivo, dopo i due esiti negativi, sarebbe stato opportuno andare avanti con gli accertamenti. Perché invece tutto si è fermato? Lo sottolineano anche i magistrati di Pavia nel comunicato stampa dello scorso 28 settembre:

La Procura di Pavia, oltre a svolgere indagini al fine di ottenere chiarimenti da appartenenti al Ris di Parma dell'epoca, ha dato incarico ai propri consulenti Prof. Carlo Previderè e dott.ssa Pierangela Grignani di svolgere una valutazione critica di tali contrastanti risultati. Consulenti tecnici hanno confermato l'esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20/09/2007 e in ragione di questa discordanza hanno concluso per l'opportunità all'epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura di Pavia, non risulta essere stato effettuato.

Cosa è emerso dall'incontro tra l'ex Ris Marino e i pm

E ora arriviamo a chi quei test negativi li ha fatti: l'allora capitano del Ris Alberto Marino. Davanti ai pm prima di parlare dei test negativi, chiarisce subito un punto: dall'autopsia non era arrivato un campione del DNA di Chiara Poggi da usare come confronto. Il Ris lo aveva ricavato dal sangue trovato nella villetta di Garlasco e da un cucchiaino che, si pensò subito, la vittima aveva usato a colazione. Ecco le parole di Marino:

Non c'era un campione di confronto della vittima. Di solito quando non viene mandato un campione espressamente acquisito come confronto, utilizziamo un reperto che abbia, diciamo, un contesto tale da essere ritenuto a buon titolo il campione di confronto. Poi è chiaro che poteva esserlo anche tutto il sangue presuntivo per casa, perché chi altro poteva essere?

Sia chiaro: il DNA sul cucchiaino era lo stesso trovato nel sangue, quindi era per forza quello di Chiara Poggi. Lo conferma Marino:

Abbiamo ritenuto che il cucchiaino fosse a maggior titolo più campione di confronto rispetto alle tracce sulla scena del crimine. Il profilo genetico è lo stesso, ovviamente.

Il 19 settembre 2007 le analisi del Ris trovano il DNA di Chiara Poggi sui pedali. E come è risultato il test del 20 settembre? La risposta di Marino:

Negativissimo. Ed era lo stesso kit di quell'altra. No, non mi ricordo, però mi sovviene un dettaglio. Allora, all'epoca, come adesso, i sequenziatori erano due diversi. Due diversi. E all'epoca c'erano dei bug nei software, mi ricordo, per cui bisognerebbe verificare se per caso uno dei due sequenziatori non portasse una data sbagliata. Una data avanti.

Poi spiega perché non ha tenuto conto di quel risultato negativo:

Ci possono essere mille errori: il caricamento, il pipettamento, lo strumento quel giorno lì non andava bene. Non è che butto via tutto perché una delle due repliche è venuta male.

E ora torniamo alla domanda dei consulenti di Stasi: perché rifare i test dopo un risultato così netto? Ecco cosa risponde Marino:

..in realtà non era assolutamente dovuto, c'erano già due repliche, erano venute bene, non aveva senso fare un'altra replica. Sarà stato, che le devo dire, un eccesso di zelo al contrario, nel senso che ha ulteriormente confuso la storia. Però cosa le posso dire? Non mi ricordo perché ci sono quegli altri due, quelle altre due corse. D'altronde avrebbero non… diciamo, non avrebbero allora senso tutti gli altri approfondimenti fatti sulla staffa, sulla…

Qui il procuratore aggiunto Stefano Civardi sbotta:

Ma scusi, lei non nota un minimo di contraddizione fra il fatto di avere un dato bellissimo, metterlo comunque in discussione con una nuova analisi, non vederlo confermato e non far nulla? Cioè, mi sembra… adesso non vorrei semplificare troppo, ma se il dato è bellissimo non si riesce a capire perché fa le repliche, che c'erano già due. Se fa le repliche e son negative, non si riesce a capire perché non ha fatto più nulla.

Insomma, Marino giustifica la ripetizione dei test con “uno sciocco eccesso di zelo”. E aggiunge che ci possono essere “diversi motivi per cui l'analisi può essere andata male”. Per non doveva essere sufficiente questa motivazione per fermarsi con le analisi e gli approfondimenti. E poi c'è questo botta e risposta tra Civardi e Marino:

PROC. AGG. DOTT. CIVARDI: No, ma lei l'ha cancellato di fatto, perché non l'ha mai comunicato a nessuno questo! Cioè, questa cosa qua viene fuori ora!

TEN. COL. MARINO: Sì, vabbè, ma voglio dire fa parte di tutto il batch di dati…

Perché, allora, quei due test negativi non furono ritenuti importanti? Marino lo spiega così:

Perché la corsa negativa non è informativa di nulla, cioè è un dato non osservato. Se fosse venuto fuori un altro profilo, allora apriti cielo!

In questi giorni, però, a far discutere è un'altra questione: chi sapeva di questi test negativi? Erano accessibili a tutte le parti, compresi i consulenti di Stasi? Ecco cosa dice Civardi a Marino:

Se qualcuno avesse visto i due tracciati successivi negativi del 20, forse il dubbio ci sarebbe stato, ci sarebbe stato un dibattito, avrebbero chiesto di fare delle nuove analisi. Ma visto che dei due tracciati del 20 nessuno ha mai saputo nulla, nessuno si è mai posto il problema.

La replica di Marino:

Ecco, ora però dovremmo avere prova certa che al consulente non siano mai stati mostrati. Cioè, come facciamo a dire gliene abbiamo negati, gli abbiamo fatto vedere solo quelli positivi? Su questo non sono sicurissimo, nel senso che potrebbe essere che a Mattei sia stato… a Fabbri sia stato detto: "Guarda, queste sono le quattro corse che abbiamo fatto…", mi lasci finire il ragionamento, "…questi sono i dati venuti bene, consideriamo questi, questo è il profilo di Chiara Poggi". Non posso escludere che gli sia stato fatto vedere. No, perché adesso sembra che gli abbiamo negato la possibilità del contraddittorio. Non penso sia così. Anche perché io non sono sicurissimo che i raw data non siano mai stati consegnati, neanche ai periti, neanche…

E aggiunge:

Non posso escludere di aver fatto vedere anche a Fabbri o Avato le due corse negative.

Matteo Fabbri e Francesco Maria Avato erano i consulenti della difesa Stasi nel 2007. La difesa di Alberto Stasi in questi giorni ha sempre sostenuto di non aver mai saputo nulla dei test negativi sui pedali. Lo scoprono i loro consulenti nel 2025. Al momento però non esistono prove certe che i due genetisti di Stasi li abbiamo visti oppure no. E l'allora comandante del Ris, Luciano Garofano, lo sapeva? Civardi lo chiede direttamente a Marino:

PROC. AGG. DOTT. CIVARDI: La domanda: "Ne ha parlato con il Colonnello Garofano delle due corse negative?", la risposta è?

TEN. COL. MARINO: Presumo di sì…Capisce cosa le voglio dire? Cioè, non è un dato diverso dal primo, è un dato nullo, tant'è che sono totalmente piatte. Diverso sarebbe stato anche solo un dato con il profilo di Chiara Poggi più qualcos'altro…

E i dubbi restano, anche alla luce di un verbale del Ris scritto quattro giorni dopo i test negativi. Lo ha pubblicato per la prima volta lo youtuber Dario Quaglia. Si legge:

Il giorno 24 settembre 2007, negli uffici del Reperto Investigazioni Scientifiche di Parma, alle ore 11.30 circa il sottoscritto capitano Alberto Marino (…) ha fatto prendere visione dei risultati sinora ottenuti ai consulenti delle parti, il prof. F.M. Avato, dott. M. FAbbri e Dott. M. Capra.

Tra quei consulenti c'era Marzio Capra, il genetista della famiglia Poggi. A Fanpage.it ha detto:

Io ho sempre visto tutto. I risultati che c'erano non sono mai stati sconosciuti. Abbiamo affrontato più volte i test negativi sui pedali.

A questo punto è giusto fare due considerazioni. La prima: i consulenti di Stasi dell'epoca avevano visto questi test negativi? Oggi la difesa dice di no, mai. E le parti potevano chiedere di vederli? In tv si parla di una presunta volontà del Ris di nascondere i test che avrebbero potuto scagionare Stasi però al momento il dolo non è stato accertato. La seconda considerazione: questi test negativi potrebbero scagionare Stasi in un eventuale processo di revisione? Un dato di fatto c'è: non cancellano il test positivo pieno. Resta però da capire perché non si andò avanti con gli approfondimenti. E per capire se questi test possono riaprire il processo, bisogna partire dalla sentenza di condanna.

Le carte della condanna ad Alberto Stasi

Quanto pesa il DNA di Chiara Poggi sui pedali della bici di Stasi? È uno degli elementi, non l'unico, che hanno portato alla sua condanna nell'Appello bis di Milano. Nelle motivazioni si legge:

Sempre a proposito del DNA di Chiara rinvenuto sui pedali "Wellgo" della Umberto Dei, trattasi di dato pacificamente acquisito e già considerato certo, ma non grave, dal giudice di primo grado sul presupposto.

In primo grado il giudice aveva nominato dei periti. Nel 2009, due anni dopo i test del Ris, i periti avevano fatto altri esami ed escluso che si trattasse di sangue. Il Ris, però, non era d'accordo:

Gli stessi Ris che avevano condotto nel settembre 2007 gli accertamenti tecnici irripetibili ex art. 360 c.p.p. sui pedali, nel novembre 2009 (in sede di osservazioni, davanti al Gip, a quanto sostenuto dai Periti) confutavano le suddette conclusioni, ribadendo sia la cospicua quantità di DNA della vittima rinvenuta in tale sede, che la "compatibilità" con la natura ematica di quel fluido biologico definito "altamente cellulato" (secondo il Ris al microscopio erano addirittura visibili relative ai globuli bianchi del sangue).

In sostanza quindi, sempre secondo i consulenti del Ris, si potevano escludere caratterizzati dallo scarso contenuto cellulare, quei fluidi come urina, feci, sudore e lacrime, ed altresì quelli la cui presenza su un pedale era "difficilmente spiegabile, fatte salve ipotesi fantascientifiche", quali fluidi vaginali, sangue mestruale, cerume e forfora.

E la Corte tira le somme:

Conclusivamente quindi la presenza di notevole quantitativo (il dato quantitativo è pacificamente ammesso anche dai periti del primo grado) di DNA della vittima su l'unica componente della bicicletta Umberto Dei modello Giubileo "dissonante" rispetto a tutte le altre sue componenti, costituisce un ulteriore elemento che ha acquisito una maggiore valenza indiziante alla luce degli accertamenti svolti nell'attuale procedimento di rinvio.

Tradotto: per il giudice di primo grado quel DNA sui pedali era un dato certo, ma non grave. Per i giudici dell'appello bis, invece, dopo i nuovi accertamenti è diventato un indizio più pesante. E così arriviamo alla domanda che conta: basteranno quei test negativi a mettere in dubbio il test positivo? E a ottenere la revisione di una condanna definitiva?

api url views
Accedi subito attivando la prova gratuita di 14 giorni. Questo lavoro richiede tempo, risorse e indipendenza. Con l'abbonamento a Fanpage.it puoi continuare a sostenere i giornalisti che hanno lavorato a questo contenuto.
Offerta limitata
Gratis per 14 giorni:
  • Sito web e app senza pubblicità
  • Rassegna delle news più rilevanti del giorno
  • Newsletter, serie e podcast esclusivi
  • Sostieni il giornalismo libero e indipendente
Ora non paghi nulla, dopo 14 giorni riceverai un addebito di 90€/anno
Sei già un sostenitore?