Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Dal DNA sui pedali ai reperti distrutti senza autorizzazione: tutti i possibili errori dei Ris su Garlasco

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Nel mirino della Procura di Pavia, che da oltre un anno e mezzo indaga su Andrea Sempio e sul delitto di Garlasco, ci sono anche le analisi del Ris eseguite nel 2007 e su cui si valutano eventuali errori. Ecco cosa è emerso.

È caos sul lavoro dei carabinieri del Ris nelle indagini sul delitto di Garlasco. Nel mirino della Procura di Pavia – che da oltre un anno e mezzo indaga su Andrea Sempio – ci sono anche le analisi eseguite nel 2007 e su cui si valutano eventuali errori. I magistrati pochi giorni prima di chiudere le indagini lo scorso 28 settembre hanno sentito gli ufficiali del Ris che 19 anni fa hanno lavorato sul caso. E nell'attuale fascicolo depositato dai pm lo scorso 7 maggio e incorporato recentemente con i nuovi accertamenti c'è anche tutto il lavoro eseguito dal Ris.

Le ultime novità sul delitto di Garlasco infatti non riguardano l’attuale indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, Andrea Sempio. Quanto piuttosto l’attuale condannato Alberto Stasi. La Procura di Pavia ha regalato un assist ai legali di Stasi considerando una loro consulenza sul DNA di Chiara Poggi sui pedali di Stasi. O meglio su alcuni test negativi eseguiti dal Ris che nel 2007 smontarono la compatibilità del DNA di Chiara Poggi con il materiale genetico trovato sui pedali della bici, ma che non vennero mai inseriti nel fascicolo sul caso. Test negativi che secondo la difesa avrebbero potuto scagionare Stasi 19 anni fa.

Nella consulenza della difesa Stasi si legge che l’ufficiale del Ris "effettua una conferma dell’analisi sui pedali il giorno successivo 20-09-2007, evidentemente stupito delle analisi che avevano evidenziato il profilo della vittima il giorno precedente 19-09-2007. Perché? Dal punto di vista tecnico non ce n’era bisogno. Il profilo ottenuto il 19-09-2007 conteneva una elevatissima quantità di DNA, era stato amplificato in doppio e i profili erano di eccellente qualità. Perché ripetere l’analisi? Evidentemente il capitano Marino ha rilevato qualcosa di anomalo in quel perfetto risultato identificativo. Ma del test di conferma, nettamente negativo, non si saprà mai nulla".

Una consulenza che era stata ripresa anche da un comunicato stampa della Procura il 28 settembre in cui si legge: "La Procura di Pavia, oltre a svolgere indagini al fine di ottenere chiarimenti da appartenenti al Ris di Parma dell'epoca, ha dato incarico ai propri consulenti Prof. Carlo Previderè e dott.ssa Pierangela Grignani di svolgere una valutazione critica di tali contrastanti risultati. Consulenti tecnici hanno confermato l'esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20/09/2007 e in ragione di questa discordanza hanno concluso per l'opportunità all'epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura di Pavia, non risulta essere stato effettuato".

Questi test negativi saranno utile alla difesa di Stasi per richiedere una revisione del processo? E basteranno a eliminare il test pienamente positivo del giorno prima?

Certo è che il Ris è dovuto intervenire a chiarire altri passaggi e altri presunti errori comparsi nel fascicolo della Procura. Lo ha svelato ieri il Tg1 spiegando che nel 2016 l'ex capitano del Ris Alberto Marino avrebbe distrutti dei reperti senza il via libera del procuratore. Reperti che in questi mesi potrebbero essere stati utili perché si tratterebbe di soluzioni liquide del materiale genetico sull'impronta 33, ovvero su quell'impronta vicino alla parete della scala dove è stato trovato il cadavere di Chiara Poggi e al centro delle nuove indagini perché i pm l'hanno attribuita solo ora ad Andrea Sempio. Perché distruggerli senza una specifica autorizzazione? Ma questo punto sarebbe già stato chiarito: in una relazione consegnata alla Procura di Pavia, i Ris hanno spiegato che i reperti sono stati distrutti senza infrangere nessuna regola.

O meglio, gli eluiti dell'omicidio del 13 agosto 2007 "furono alienati senza redigere uno specifico verbale, trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari", spiegando che solo per questi ultimi si deve attendere l'ok dell'autorità giudiziaria. E ancora: "Furono distrutti, un anno dopo la sentenza di condanna definitiva di Stasi, a seguito dell'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2016 numero 87, recante disposizioni d'attuazione della Banca dati del Dna, che sanciva l'obbligo di distruzione del Dna estratto dai campioni biologici, e in ottemperanza al ‘provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali relativo al trattamento dei dati generici che disponeva la conservazione degli estratti del Dna relativi ai reperti/prelievi sino al termine delle indagini ovvero per un tempo superiore se espressamente richiesto dall'autorità giudiziaria".

Ma non è finita, nella trasmissione di ieri 6 ottobre di Ore14 sono state mostrate delle mail tra il comandante Luciano Garofano e alcuni suoi carabinieri del Ris.

In data sempre 27 agosto 2007 Garofano scrive così al capitano Aldo Mattei: "In linea di massima va bene. (…). La parte relativa all'impronta di scarpa, in effetti non è stata affrontata da Avato però se il capitano Mattei si spingesse un po' sull'unicità del disegno ed adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso), sarebbe auspicabile". Avato era il consulente nel 2007 della difesa di Alberto Stasi e allora le analisi si stavano concentrando sulle impronte di scarpe trovate sulla scena del crimine. L'attenzione finì soprattutto su quella a pallini attribuita a una scarpa marca Frau numero 42 e compatibile con il piede di Alberto Stasi, ma ad oggi – le consulenze della Procura di Pavia – l'hanno giudicata compatibile anche con il piede di Andrea Sempio, l'attuale indagato per il delitto di Chiara Poggi. Non resta quindi che farsi una domanda: ci sono state delle negligenze da parte dei Ris tanto che avrebbero cambiato il processo in Corte d'Assise d'Appello bis per Alberto Stasi?

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