Sondaggi politici, FdI cresce ancora: centrodestra e centrosinistra ora sono quasi alla pari
Dopo un periodo di decisa flessione, Fratelli d'Italia è tornato a crescere. Una notizia ottima per il centrodestra, considerando che sul partito di Giorgia Meloni si regge gran parte della forza elettorale della coalizione. Nel frattempo Forza Italia regge – come Futuro nazionale di Vannacci, che ha smesso di crescere – ma la Lega cala di nuovo. Dall'altra parte, il Pd resta al di sotto della sua media e poco al di sopra del 20%. Anche Avs è costante, il Movimento 5 stelle cresce, così come fa Italia viva. Ecco i risultati della media sondaggi realizzata da Termometro politico; una media che, riguardando i sondaggi della scorsa settimana, non tiene ancora conto degli scontri di Milano e dell'eventuale effetto sulle intenzioni di voto.
Fratelli d'Italia sale al 27,6%. Per il partito della premier sembra finito il periodo di difficoltà nei consensi: appena un mese fa era al 26,5%, il risultato più basso dall'inizio della legislatura; oggi è tornata ai livelli che faceva registrare questa estate. Che sia una risposta positiva alle mosse di Meloni, ormai entrata pienamente in campagna elettorale, o solo la fine dell'effetto Vannacci, per il centrodestra significa poter tirare un sospiro di sollievo, per il momento.
Infatti, Futuro nazionale di Roberto Vannacci è al 7,4%. È ancora un dato di tutto rispetto, per un partito nato da circa otto mesi, ma nelle ultime settimane la crescita che sembrava inarrestabile si è fermata. Il generale potrebbe aver raggiunto, per il momento, il suo bacino massimo di elettori. La questione è se riuscirà ad allargarlo, a mantenerlo, o quanti di questi sostenitori al momento del voto preferiranno affidarsi di nuovo al centrodestra per evitare una sconfitta contro il centrosinistra.
Da quando i consensi di Vannacci hanno smesso di salire è diventata anche molto più netta la linea della maggioranza, che esclude un'alleanza con Fn. Da qui all'appuntamento con il voto le cose possono ancora cambiare, naturalmente. Per ora, Forza Italia resta al 7,4%, alla pari con i vannacciani. Invece la Lega cala di nuovo al 5,5%. È il secondo peggior risultato degli ultimi dieci anni, e il peggiore in assoluto (appena un decimo più in basso) risale a solo due settimane fa. Insomma, il Carroccio arriva al congresso straordinario convocato da Matteo Salvini senza grandi motivi per festeggiare.
Dall'altra parte, il Partito democratico è al 20,4%, stabile da circa un mese. Non è un risultato negativo, ma è più basso della media mantenuta nell'ultimo anno. Prima di settembre, era dalle elezioni europee del 2024 che i democratici di Elly Schlein non scendevano sotto il 21% nelle rilevazioni. Allora ottennero ben il 24%, per poi iniziare un lento calo. Ora che Elly Schlein si prepara alla sfida delle primarie, non può permettersi che a sostenerla ci sia un partito incerto sui consensi.
Il Movimento 5 stelle sale al 12,6%. Il M5s di Giuseppe Conte è sostanzialmente stabile da oltre un anno, secondo la media effettuata da Termometro politico. Anche qui, le primarie potrebbero arrivare come elemento positivo (per stimolare l'elettorato) o negativo (stancando i sostenitori pentastellati prima ancora dell'appuntamento alle elezioni), ma per il momento ci sono solo incognite sulla scelta della leadership del campo largo.
Alleanza Verdi-Sinistra è stabile al 6,3%. Insieme a Pd e M5s si avvicina al 40% dei consensi, una percentuale che però non basta né per raggiungere il premio di maggioranza (fissato dalla legge elettorale al 42%) né per battere il centrodestra. Nel campo largo però rientrano anche Italia viva di Matteo Renzi, al 2,5%, e +Europa all'1,5%. Fuori dalle coalizioni si schiera Azione di Carlo Calenda, al 3,2%.
Il centrodestra con i suoi tre principali partiti arriva al 40,5%, ma considerando anche Noi moderati e Sud chiama Nord – due schieramenti non rilevati nella media di Termometro politico – si aggirano entrambi attorno all'1%, il risultato reale è più vicino al 42-43%. Il centrosinistra, invece, arriva al 43,3%. La distanza, insomma, è di pochi decimi. Molto dipenderà dalle mosse dei prossimi mesi, dal posizionamento delle forze politiche ancora fuori dai due schieramenti, dagli elettori che in questo momento sono indecisi o astenuti