Cdm approva nuovo decreto Sicurezza: niente militari con poteri di polizia, più reati per chi manifesta
In risposta agli scontri di Milano, il governo Meloni ha approvato in un Consiglio dei ministri straordinario un nuovo decreto Sicurezza con norme che riguardano soprattutto i minorenni e chi partecipa a manifestazioni. Tra gli interventi preannunciati, non è arrivato l'invio di 500 militari a Milano con funzioni di polizia giudiziaria. A quanto risulta, durante i confronti tecnici con il Quirinale si è deciso di abbandonare la proposta per evitare rischi di costituzionalità. È saltata anche l'ipotesi del fermo preventivo per le zone di movida. L'idea era stata ‘prelevata' da un disegno di legge del governo varato a febbraio e ancora fermo in Parlamento.
Nel nuovo decreto Sicurezza, quindi, rientrano le altre norme preannunciate. Per la maggior parte sono rivolte ai minorenni e alle azioni illegali commesse durante manifestazioni. Si aggrava il reato di danneggiamento, se in gruppo. Il reato di associazione a delinquere si allarga per includere anche chi si organizza per commettere atti violenti in un corteo. Scatta il divieto di aggregazione, anche per minorenni, se hanno precedenti.
"Conosciamo le difficoltà di tanti giovani, ma il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza", ha detto Giorgia Meloni in un video in cui ha presentato il decreto. "Considero inaccettabile ogni tentativo di presentare saccheggi e distruzioni come forme legittime di rivendicazione sociale".
500 militari a Milano, ma salta la norma sui poteri di polizia
La novità più discussa era quella che avrebbe previsto di inviare 500 militari a Milano per effettuare operazioni di polizia. Sulla misura il governo aveva puntato molto: nelle scorse ore era stata anticipata sia da Antonio Tajani, sia da Matteo Salvini. Il primo ad annunciare l'intervento era stato il segretario leghista, sui suoi profili social. Poche ore dopo il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva pubblicato un post in cui aveva commentato: "È facile annunciare militari in più senza nemmeno affrontare il problema di cosa dovranno fare e come potranno farlo. Perché abbia un senso abbiamo necessità che domani il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia".
Proprio quelle norme, invece, sono saltate. Prima del Consiglio dei ministri, i capi di gabinetto dei ministeri competenti si sono confrontati con l'ufficio giuridico del Quirinale – come avviene di norma – per valutare se sul piano tecnico ci fossero potenziali problemi di costituzionalità. L'ipotesi di concedere ai militari poteri di polizia è stata scartata. Poco prima era stata cancellata anche l'ipotesi di varare un fermo preventivo di 24 ore applicabile nelle zone di movida, anche ai minorenni.
Alla fine, il compromesso emerso dal Cdm è questo: i militari saranno inviati comunque, ma manterranno solamente le funzioni che già hanno. Proprio come avviene, da anni, con l'operazione Strade sicure. Tecnicamente saranno agenti di pubblica sicurezza: possono identificare persone o fare perquisizioni immediate, ma solo se c'è un reato evidente in corso. Non potranno arrestare nessuno, al di fuori di queste situazioni specifiche.
Fino a cinque anni di carcere per violenze a una manifestazione
È previsto un nuovo reato, che Meloni ha chiamato "partecipazione violenta a una manifestazione", o meglio, violenza organizzata nell'ambito di una manifestazione. Ovvero: "Se durante una manifestazione o un corteo ti unisci a un gruppo di cinque o più persone e ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e 20mila euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta". Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in conferenza stampa, ha aggiunto: "Il reato è costituito dall'utilizzo o lancio di questi strumenti fatto da un gruppo organizzato, anche in modo occasionale".
La pena aumenta anche se la violenza è rivolta a "elementi di pubblica utilità". Infine, chiunque organizza o promuove la formazione del gruppo in questione rischia da quattro a dodici anni di carcere. Tutte queste aggravanti si applicano anche al danneggiamento. Se viene commesso in gruppo da almeno cinque persone, la multa sale fino a 15mila euro e la pena in carcere può andare da un anno e mezzo a cinque anni. Per i due reati, inoltre, le forze di polizia potranno utilizzare l'arresto in flagranza differita, ovvero dopo il fatto ma prima che ci sia un'ordinanza di custodia cautelare, sulla base di foto o video.
Si estende il divieto di aggregazione a chi ha dei precedenti, anche se si tratta di condanne o di avvisi orali ricevuti dalla Questura, per episodi come aggressioni o danneggiamenti. Chi viene colpito dal divieto di aggregazione non potrebbe frequentare, per esempio, alcune zone di movida o occasioni specifiche come eventi e manifestazioni.
In più, il reato di lesioni personali agli agenti di polizia diventerebbe procedibile d'ufficio. Significa che, nel caso in cui avvenga, le indagini dovrebbero scattare automaticamente, a prescindere che la vittima o altri presenti decidano di sporgere denuncia o fare un esposto.
I genitori di minorenni violenti pagano i danni, ragazzi imputabili sopra i 14 anni
Un altro intervento riguarda i genitori. Nel caso in cui un minorenne commetta degli atti violenti, anche nel corso di manifestazioni, può scattare una multa nei confronti dei suoi genitori o comunque degli adulti responsabili. "Se il danno è a un bene pubblico, il prefetto manda a casa l'ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo", ha spiegato Meloni.
Scatta anche l'imputabilità per i minorenni sopra i 14 anni: "Si presume che fossero in grado di capire quello che stavano facendo, salvo prova contraria", ha concluso la presidente del Consiglio.