Cani contro i manifestanti, proiettili di gomma e scudo legale per gli agenti: le proposte dei vannacciani
Non ha tardato Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, a sfruttare gli scontri di Milano come un'occasione per presentare una proposta di legge sul tema delle manifestazioni. Si tratta di una norma sottoscritta dagli otto deputati vannacciani (la prima firma è di Edoardo Ziello) che prevede sanzioni molto più severe per gli organizzatori e in generale alza il livello di violenza concesso alle forze di polizia, a cui si uniscono sul campo anche i militari delle forze armate. Allo stesso tempo, per gli agenti si introduce uno scudo "amministrativo, civile, contabile e penale" nel caso in cui usino la violenza.
Carcere per chi non avvisa la Questura prima di una manifestazione
Il primo articolo riguarda l'organizzazione stessa delle manifestazioni. Se non si avvisa la Questura entro tre giorni prima dell'evento (come già è necessario fare oggi), si determina automaticamente "una situazione di pericolosità per l'ordine e la sicurezza pubblica", cosa che consente interventi più duri della polizia.
Per chi fa una manifestazione senza aver avvisato la multa massima si alza da 10mila a 15mila euro, e soprattutto scatta la reclusione in carcere fino a un anno. Per chi manifesta nonostante la Questura abbia opposto un divieto, la sanzione massima passa da 12mila a ben 50mila euro e due anni di carcere. Se i partecipanti rifiutano di andarsene, o non rispettano i tempi e i luoghi imposti dalla Questura, può scattare l'arresto in flagranza. Non solo: il ministero dell'Interno emana un inedito "regolamento provinciale delle manifestazioni pubbliche": chi non lo segue rischia, anche in questo caso, fino a 50mila euro di sanzione e due anni di reclusione.
Proiettili di gomma e unità cinofile
Il secondo articolo riguarda, invece, la gestione dei disordini durante le manifestazioni. Se ci sono "indizi" di possibili "atti contrari all'ordine e alla sicurezza pubblica", la Prefettura ha l'obbligo di inviare le Forze armate in strada. In quelle occasioni, i militari hanno gli stessi poteri della polizia giudiziaria.
Per disperdere la folla, o "neutralizzare" chi non obbedisce agli ordini di scioglimento, diventa possibile usare armi con "proiettili di gomma o munizioni ad impatto controllato non letale". In più, si autorizza l'uso di "unità cinofile specializzate per il servizio di ordine pubblico". Cani addestrati contro i manifestanti, insomma, come "strumento di sbarramento, dissuasione psicologica, interdizione d'area e carica di contenimento contro gruppi di manifestanti violenti".

Almeno sei anni in prigione per gli arrestati, cittadinanza tolta agli ex extracomunitari
Se qualcuno viene arrestato in flagranza nel corso di una manifestazione, per i delitti già citati, o per aver deviato dall'itinerario creando un pericolo per l'incolumità pubblica, o ancora per "delitti contro l'ordine pubblico, violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale", la pena è immediatamente aumentata. La reclusione, infatti, deve essere "non inferiore a sei anni". A questo si uniscono, obbligatoriamente, i lavori di pubblica utilità.
Non solo. Chi viene ferito nel corso di "azioni legittimamente compiute dalle Forze di Polizia o dalle Forze Armate" non ha diritto ad alcun indennizzo o rimborso. In più, se la persona che è stata arrestata era extracomunitaria e ha acquisito la cittadinanza italiana, questa gli viene revocata.
Lo scudo penale, civile e disciplinare per gli agenti violenti
Infine, il disegno di legge di Futuro nazionale prevede di tutelare legalmente gli agenti di polizia, dopo avergli concesso ampi poteri per agire con più violenza. Un primo intervento fa sì che, se è "manifestamente evidente" che un reato è stato compiuto con una causa di giustificazione, il pubblico ministero debba procedere subito con l'archiviazione diretta. O, se non altro, chiedere l'archiviazione al giudice, che deve decidere entro cinque giorni se accettarla. Più avanti, le indagini si possono riaprire solo se è "ragionevolmente prevedibile la individuazione di nuove fonti di prova".
L'altra modifica è esplicitamente uno scudo per l'uso delle armi o della forza fisica. "Non è punibile", si legge, un pubblico officiale che usa o ordina di usare le armi se vi è "costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all'autorità". Insomma, se qualcuno non obbedisce, l'agente è libero di sparare senza conseguenze. Quando poi si valuterà la necessità e la proporzionalità dell'uso della violenza, scrive la legge, bisognerà tenere conto "delle condizioni contingenti, delle modalità dell'aggressione o della resistenza" e della "percezione del pericolo attuale o imminente da parte dell'agente al momento del fatto".
In alcuni casi, si presume sempre che la violenza sia necessaria: se, cioè, viene usata per prevenire "delitti di strage, naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata, sequestro di persona" o anche "devastazione e saccheggio nel corso di manifestazioni pubbliche". E a meno che più avanti non si provi che c'è stata una "palese e manifesta irragionevolezza o sproporzione" nell'uso della violenza da parte delle forze di polizia, si esclude ogni "responsabilità penale, civile, amministrativa, contabile e disciplinare".