Sciopero scuola il 6 e 7 maggio contro riforma Istituti Tecnici e Invalsi, Cobas: “Progetto è un fallimento”

I Cobas hanno indetto uno sciopero generale della scuola per la giornata di oggi, 6 maggio e per domani 7 maggio. I motivi principali della protesta sono i test Invalsi – previsti in questi giorni alla primaria e che il sindacato ritiene inutili ai fini del miglioramento della didattica – e la riforma degli istituti tecnici, con la riduzione degli anni di studio da 5 a 4 anni.
I Cobas saranno oggi maggio al ministero dell'Istruzione, mentre l'Usb, l'Unione sindacale di base, protesterà giovedì 7 contro la militarizzazione della scuola. In alcune piazze, in particolare in Toscana, i Cobas saranno insieme alla Cgil, per farsi sentire contro la riforma degli istituti tecnici. Fanpage.it ha sentito il portavoce della confederazione Cobas Piero Bernocchi, per approfondire le ragioni dello sciopero.
Le motivazioni dello sciopero generale della scuola del 6 e 7 maggio indetto dai Cobas
Le prove INVALSI sono da modificare, secondo i Cobas, perché non funzionano: si tratta di test standardizzati, che hanno l'obiettivo di misurare il livello di apprendimento dei ragazzi in modo oggettivo, concentrandosi sulle competenze fondamentali in tre aree principali, italiano, matematica e inglese, si limitano in sostanza a fotografare la situazione, sottraendo tempo alla didattica. Per il sindacato comportano un'inutile spreco di risorse pubbliche: "Dal 2004 le prove INVALSI sono costate circa 420 milioni di euro. Negli ultimi tempi il costo annuo si aggira intorno ai 30 milioni. Le scuole in cui i risultati sono stati particolarmente negativi ricevono dei finanziamenti, ma sono inefficaci. E infatti nell'ultimo rapporto si vede come dal 2018 a oggi ci sia stato un calo per tutti gli apprendimenti, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado", ha spiegato Bruna Sferra (Cobas Scuola), sentita da Fanpage.it per la newsletter La Nostra Scuola.
Oltre ai test INVALSI, la mobilitazione è contro la riduzione da 5 a 4 anni di studio negli Istituti Tecnici, che secondo il sindacato comporterebbe un'inevitabile contrazione dei programmi e un abbassamento della qualità. La riforma, ancora in fieri, potrebbe anche portare a una drastica perdita di posti di lavoro e un aumento delle diseguaglianze educative perché colpirebbe maggiormente gli studenti più ‘fragili' per i quali l'istruzione è l'unico motore di crescita.
E ancora, i Cobas chiedono un recupero del potere d’acquisto di docenti ed ATA. Negli ultimi 30 anni, sottolinea il sindacato, il potere d’acquisto di docenti ed ATA si è ridotto di circa il 30%. Gli aumenti del 6% nel contratto appena firmato non bastano a fra fronte al forte calo dei salari, e sono anche lontanissimi dal coprire l'inflazione del 14,8% dell'ultimo triennio.
I Cobas si battono anche contro le nuove Indicazioni Nazionali 2025, la cui bozza per i licei è stata diffusa recentemente (dopo quelle già approvate per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo dell'istruzione). Il ministero ha aperto un tavolo in queste settimane per ascoltare i diversi stakeholders, compresi i sindacati e le associazioni.
Per il sindacato si tratta di linee guida fortemente ideologiche, piene di nazionalismo e retorica, tutte schiacciate su una visione identitaria e occidentalista e italo-centrica della destra. E questo lo si vede bene con l'insegnamento della Storia – nel testo delle Indicazioni nazionali per i nuovi programmi scolastici una delle premesse è infatti "Solo l’Occidente conosce la Storia" – e con le limitazioni e i divieti previsti per la didattica su sessualità ed affettività anche alle medie e alle superiori.
Bernocchi (Cobas): "Il progetto di utilizzare i test INVALSI per migliorare la didattica è fallito"
Il portavoce della confederazione Cobas Piero Bernocchi ha spiegato che a Fanpage.it che è stato convocato per due giorni di seguito lo sciopero "perché per la prima volta nella storia di INVALSI sono state fissate di seguito le due prove, mentre in passato venivano sempre separate almeno da un giorno, il che ci avrebbe impedito di coprirle tutte e due". La somministrazione dei test INVALSI riguarda infatti la prova di italiano in seconda e quinta, mercoledì 6, mentre giovedì 7 è prevista la prova di matematica per le stesse classi. La legge 146 consente di convocare un massimo di due giorni di sciopero, ma questi devono essere consecutivi.
"Il progetto di utilizzare i quiz INVALSI per migliorare la didattica è fallito. Tralasciando il problema della metodologia, e al di là del fatto che le prove nel resto d'Europa si fanno a campione, la cosa più clamorosa è che poi ai docenti non ritorna niente, in termini di modifiche per aggiustare le cose. I test sono tra l'inutile e il dannoso. C'è stato un tempo in cui i docenti credevano che i risultati negativi avrebbero potuto danneggiare la loro carriera. Ora hanno capito che non è così, ma resta il vulnus principale: è dannoso modificare l'insegnamento per cercare di far andare bene i ragazzi ai test. Perché i ragazzi dovrebbero portarsi dietro la valutazione di quei test, come se fossero interrogazioni o esami?".
Lo sciopero come dicevamo è stato però esteso anche ad altri punti. Sul tavolo c'è la riforma dei tecnici, di cui i Cobas chiedono il ritiro. "Si tratta di una riforma poderosa in senso negativo, perché ci riporta indietro ai tempi dell'avviamento professionale. Dal dopoguerra in poi nella scuola è stata superata l'idea, profondamente negativa, che ci sia chi va a scuola per imparare un mestiere e chi va a scuola per ricevere un arricchimento culturale. La base formativa deve essere uguale per tutti, poi il percorso lavorativo e professionale viene dopo. Questa riforma per un po' ha resistito, però progressivamente in questi ultimi anni c'è stato un passo indietro: sostanzialmente si pensa che una parte della scuola vada bene per la formazione culturale, ma un'altra parte deve adattarsi al lavoro. E mi riferisco alla filiera tecnologico-professionale e al liceo del Made in Italy", ha detto Bernocchi.
"Quando si parla di subordinare la scuola all'impresa non ci riferisce soltanto ai corsi di formazione in azienda proposti già ai ragazzi di 15 anni, ma ci riferisce a un'idea di fondo: l'idea è che un ragazzo sia destinato a un determinato percorso. Se è destinato a questo percorso è bene che studi le materie che presumibilmente serviranno per il suo lavoro. Ma nessuno sa cosa serve per il lavoro tra 10 anni. Penso soltanto alla questione dell'Intelligenza Artificiale. Per cui noi abbiamo sempre detto: prima fai la formazione culturale generale, quella che ti dà la base e la capacità di stare nel mondo. Poi, superati i 18 anni, decidi tu se vuoi andare già a lavorare e allora fai un avviamento professionale post scuola, oppure poi continuare a studiare all'università".
"Ora la riduzione drastica da 5 a 4 anni è un taglio micidiale perché si parla di 130 ore in meno. Ci sono materie che spariscono, discipline come la geografia che vengono sacrificate in maniera netta", ha sottolineato il sindacalista. "Senza contare la formazione scuola-lavoro che comincia giù a 15 anni".
Altro tema caldo è quello della perdita del potere d'acquisto dei salari del personale scolastico. Una perdita che secondo i Cobas svaluta la funzione educativa, impoverendo le condizioni di vita di docenti e ATA: "L'ultimo contratto avrebbe dovuto in teoria recuperare una parte di quel 30% di riduzione del valore salariale, che si è perso negli ultimi 30 anni. Ma di fronte a un'inflazione nell'ultimo triennio del 14,8%, l'aumento è stato solo del 6%. Mancano almeno altri 8 punti per recuperare. Non stiamo chiedendo la luna: quando chiediamo un recupero del 30% del valore dei salari, chiediamo di riportarci almeno al valore dei salari di 20 anni fa. Mi pare che l'obiettivo sarebbe realistico e razionale".