Geostoria scompare, entra l’Intelligenza artificiale: i nuovi programmi per i licei del ministero di Valditara

Il ministero dell'Istruzione ha diffuso oggi le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, "fortemente volute" dal ministro Giuseppe Valditara. Viale Trastevere annuncia che si apre ora la fase di consultazione con il mondo della scuola, partire da questa prima bozza. A questo proposito, per la prima volta le Indicazioni saranno inviate specificamente anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche. Il ministro le adotterà ufficialmente solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica.
Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei: cosa c'è nei nuovi programmi
Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei completano un percorso, che ha toccato già la scuola dell'infanzia e il primo ciclo dell'istruzione (le Indicazioni Nazionali 2025 entreranno in vigore dall'anno scolastico 2026/2027, sostituendo le precedenti del 2012). Con il testo licenziato dalla commissione ministeriale, guidata dalla professoressa Loredana Perla, e da oggi offerto alla consultazione pubblica e ai diversi stakeholders, fa sapere il ministero, "l'Italia compie un passo significativo nella ridefinizione del secondo ciclo di istruzione. Non si tratta di una semplice revisione di programmi: è un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società", si legge nel sito del ministero.
La nuova sezione: "Perché studiare questa disciplina"
Una delle novità più rilevanti sul piano didattico-epistemologico è l'introduzione di una sezione intitolata "Perché studiare questa disciplina".
"Questa sezione", si spiega, "pone un'esigenza che è epistemologica e didattica insieme: illuminare il valore formativo di ogni disciplina, agganciando i saperi appresi alla realtà contemporanea e alla motivazione ad apprendere degli studenti".
Addio alla Geostoria: Storia e Geografia tornano a essere due materie distinte
Una delle novità principali del testo: la Geostoria scompare. Al primo biennio, Storia e Geografia tornano a configurarsi come discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per la Geografia, con manuali propri. La Geografia recupera la sua autonomia scientifica e torna a formare cittadini capaci di orientarsi nella complessita' del mondo contemporaneo. La Storia, invece, estende il proprio arco temporale fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici, con una scansione che dal nucleo euro-occidentale si apre progressivamente ai nuovi scenari globali.
La centralità della storia dell'Italia e dell'Occidente – questione che è stata anche molto dibattuta in occasione della diffusione delle Indicazioni Nazionali per infanzia e primo ciclo – "non è un ripiegamento provinciale", si legge ancora, "è riconoscimento dell'eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno – la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica. La scelta di incentrare lo studio della storia sulle vicende dell'Italia e dell'Occidente risponde a un'esigenza di profondità, non di chiusura e ovviamente non significa affatto non studiare le altre civiltà e la loro storia".
Proprio su questo punto in fase di redazione delle linee guida dei programmi per infanzia e primo ciclo si erano registrate diverse polemiche. Nelle Indicazioni nazionali per i nuovi programmi scolastici una delle premesse era infatti "Solo l’Occidente conosce la Storia". La sindacalista Bruna Sferra (Cobas Scuola), sentita da Fanpage.it, aveva osservato come le linee guida avessero "un impianto culturale e pedagogico centrato sull'Occidente, con una spinta nazionalista forte, che riporta indietro la scuola all'Ottocento, quando bisognava appunto insegnare l'idea di nazione. Ma adesso è totalmente anacronistico. Nel testo il punto di vista è molto italo-centrico". Ora le nuove Indicazioni seguono quella stessa impostazione.
Cambia anche lo studio della matematica: la tecnica non è il fine
Le nuove Indicazioni di matematica, invece – spiega sempre il ministero – "non si limitano a riordinare i nuclei tematici: propongono un ripensamento profondo della disciplina come esperienza intellettuale. Le tecniche restano, ma cessano di essere il fine. Diventano strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l'obiettivo ultimo del percorso liceale".
"Tre novità strutturali meritano attenzione – prosegue il Mim – la prima: l'errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza non stigma da evitare. La seconda: per la prima volta, le Indicazioni trattano esplicitamente il tema dell'intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. La terza: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali. Questa apertura interdisciplinare e alla storia del pensiero matematico riposiziona la disciplina: non più torre d'avorio, ma sistema di idee in dialogo con tutti gli ambiti del sapere".
L'Intelligenza Artificiale entra nei licei: oggetto di studio e strumento
E ancora: in attuazione della Legge 132/2025 e dell'AI Act europeo, l'intelligenza artificiale entra nei Licei "non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare. L'obiettivo è formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica la doxa e il sapere validato l'epistéme. L'IA è al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale. Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l'autonomia del soggetto nell'era degli algoritmi. L'obiettivo non è addestrare studenti all'uso degli strumenti digitali – sottolinea ancora il Mim – è formarli a governarli con consapevolezza".
Gli studenti ritrovino il piacere della lettura
Nel testo delle nuove linee guida c'è anche il "rilancio della lettura come pratica identitaria: è uno dei fili rossi delle nuove Indicazioni. Lo scopo dell'insegnamento letterario è che gli studenti prendano gusto alla lettura e che da ciò che leggono ricavino strumenti per capire meglio se stessi e il mondo. Una formulazione semplice, quasi disarmante, ma di grande densità pedagogica. La letteratura del passato è presentata come specchio dell'esperienza umana da mettere in relazione con quella ancora acerba degli studenti".
"Leggere i classici – sottolinea il ministero – non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera. E per poter cambiare, crescere, auto-crearsi. La lingua italiana, in questo quadro, e' bene culturale da salvaguardare lo ribadisce la Corte costituzionale e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue".
Filosofia: integrare tradizione e pratica
Spazio poi alla Filosofia che "assume una doppia caratterizzazione. Da un lato – spiega il Mim – è pratica concreta, esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione. Dall'altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire. Le due dimensioni non si escludono: si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta, di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il mondo. Un approccio che richiede ai docenti di uscire dalla comodita' del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero dove l'errore, l'incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli".
Al liceo spazio all'educazione emotiva e al rispetto
Infine, in continuità con la Scuola del primo ciclo, i Licei dedicano "ampio spazio all'educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. Il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l'agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare – sottolineano dal ministero – la scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove l'inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna. La cura delle relazioni e dell'empatia è presentata come dimensione strutturale del curricolo non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole" sottolinea il Mim.
Come sappiamo però l'educazione sessuo-affettiva non è una materia obbligatoria nel nostro sistema scolastico, a differenza di quanto avviene il altro Paesi. Anzi proprio pochi mesi fa la Camera ha approvato il dl che introduce l’obbligo di consenso informato scritto dei genitori per qualsiasi attività riguardante sessualità, affettività o identità di genere che venga proposta ai ragazzi. La versione definitiva del provvedimento vieta esplicitamente di trattare questi argomenti nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, e impone l'obbligo di consenso preventivo a partire dalle medie.