1 Giugno 2021
17:00

Regolarizzazioni migranti non decollano: dopo un anno 200mila persone ancora in attesa di risposta

L’ultimo dossier della campagna Ero straniero mostra i dati della sanatoria per l’emersione del lavoro nero in Italia, avviata un anno fa: “Delle 220.000 persone che hanno fatto richiesta, solo 11.000 (il 5%) hanno in mano un permesso di soggiorno per lavoro, mentre circa 20.000 sono in via di rilascio”.
A cura di Annalisa Cangemi

Al 31 dicembre 2020, su 207mila richieste di regolarizzazione, erano stati rilasciati appena 1480 permessi, l'1%. Oggi solo il 5% dei richiedenti ha ottenuto il permesso di soggiorno ed è stato esaminato solo il 14% delle domande. Le pratiche della sanatoria avviata nel 2020 con il decreto Rilancio, che avrebbe dovuto favorire l'emersione dei rapporti di lavoro irregolare, sono andate a rilento, anche a causa della pandemia.

Al 16 febbraio 2021 risultavano effettuate solo 13244 convocazioni di migranti in prefettura. Per velocizzare le pratiche il Viminale aveva anche mandato una circolare di sollecito ai prefetti, lo scorso 3 febbraio. All'inizio di gennaio erano state avviate le procedure per l'assunzione temporanea di 800 impiegati, disposta già dal ministero dell'Interno la scorsa estate. In realtà l'iter sarebbe dovuto partire già nel 2020, ma secondo il Mef l'utilizzo delle risorse stanziate doveva essere vincolato al 2021. Così il bando per l'assegnazione dell'incarico all'agenzia interinale, vinto poi da Manpower, è stato pubblicato solo quest'anno. L'agenzia ha dovuto inizialmente gestire 20mila candidature: dopo la conclusione della selezione sono partiti corsi di formazione, per cui il personale aggiuntivo è entrato in servizio solo i primi di maggio, e neanche in tutti gli uffici, tanto che diverse prefetture sono rimaste scoperte.

Trattandosi di un contratto di lavoro precario, inferiore a un anno, non è stata un'impresa facile reclutare il personale. L'agenzia è riuscita finalmente ad assumere circa 600 persone all'inizio del mese scorso: molti candidati, che in un primo momento avevano dato la loro adesione, si sono infatti tirati indietro all'ultimo momento, probabilmente perché nel frattempo avevano trovato un altro impiego.

Sebbene diverse associazioni all'inizio di quest'anno avessero lanciato l'allarme, le regolarizzazioni non sembrano ancora decollare, e le prefetture hanno ancora difficoltà a smaltire le pratiche. Il Viminale assicura che adesso, una volta entrati in servizio i neo assunti che si occuperanno dell'esame delle pratiche di regolarizzazione, si andrà avanti in modo più spedito.

"Tre mesi fa abbiamo denunciato il grave ritardo accumulato nell'esame delle domande di emersione e regolarizzazione avviata nel 2020 con il decreto ‘rilancio'. Torniamo oggi, 1 giugno 2021, a un anno dall'apertura della finestra per presentare le domande, con un nuovo dossier di aggiornamento della situazione nei diversi territori, sulla base dei dati raccolti dal ministero dell'interno e da prefetture e questure attraverso una serie di accessi civici. Il quadro, seppur in lieve miglioramento, appare ancora grave in tutta Italia: delle 220.000 persone che hanno fatto richiesta, solo 11.000 (il 5%) hanno in mano un permesso di soggiorno per lavoro, mentre circa 20.000 sono in via di rilascio".

I dati aggiornati sono stati diffusi dai promotori della campagna Ero straniero, che vede il sostegno di numerosi sindaci e decine di organizzazioni tra cui Acli, Arci, Centro Astalli, Legambiente, Radicali Italiani, A Buon Diritto, Oxfam Italia, ActionAid, Asgi, Cnca, Fondazione Casa della carità "Abriani", Fcei – Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Cild, Ascs – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo ed Aoi.

Perché ci sono più ritardi nelle grandi città

I maggiori ritardi si registrano ancora una volta nelle grandi città: a Roma, al 20 maggio, su un totale di circa 16.000 domande ricevute, solo 2 pratiche erano arrivate alla fase conclusiva e non era stato ancora rilasciato alcun permesso di soggiorno. A Milano, su oltre 26.000 istanze ricevute in totale, poco più di 400 sono i permessi di soggiorno rilasciati.

Nei grandi centri è più facile che si accumulino le domande, soprattutto perché non è stata ancora trovata una soluzione al problema dei "subentri": nei lavori di assistenza e cura della persona il passaggio da un lavoro all'altro avviene molto di frequente, perché è facile che una persona anziana muoia. Chi deve trovare un nuovo datore di lavoro ha però bisogno di chiudere la pratica con la famiglia precedente, e magari si trova a dover aspettare anche mesi prima della nuova convocazione. Il paradosso è quindi che se anche un lavoratore dovesse trovare facilmente un nuovo impiego, dovrà comunque svolgerlo in nero, oppure sarà costretto a rimanere fermo, in attesa dell'appuntamento in prefettura, senza stipendio e senza pagare tasse.

Il ministero aveva allora stabilito che per questa categoria di lavoratori ci fosse una corsia preferenziale negli uffici. Ma nonostante questo escamotage queste persone rimangono incastrate nelle maglie della burocrazia, per il numero elevato di domande e richieste, che continuando ad ammonticchiarsi negli uffici.

Le testimonianze dei lavoratori in nero

Nel dossier, oltre all'analisi dei dati relativi allo stato d'avanzamento delle pratiche, sono state raccolte alcune testimonianze di chi sta aspettando di sapere se avrà o meno i documenti e potrà uscire dall'invisibilità. Ma anche di tanti datori di lavoro: "Io sono furioso. Sono nove mesi che non sappiamo niente – ha detto un datore di lavoro di Bologna – Ma si possono lasciare le famiglie appese così?".

"Sono pesanti le conseguenze di tale ritardo sulla vita di queste persone e riguardano nuovi insormontabili ostacoli burocratici, a partire dalla difficoltà di accesso al sistema sanitario nazionale e alle vaccinazioni, con un impatto inevitabile anche a livello di salute pubblica nel contesto di emergenza che stiamo vivendo" denunciano ancora i promotori della campagna.

Un'assistente familiare a Milano ha denunciato le sue difficoltà: "Ti rimandano indietro. Dicono che con permesso provvisorio l'iscrizione al Servizio Sanitario non si può fare. Ma non è vero! Io ho diritto al medico di base! Quando sarò vaccinata? Ho 55 anni, le persone della mia età a Milano possono già prenotare su internet. E se io mi ammalo, chi sta con la mia signora, che ha 89 anni? Mi mandano via!".

"Alla luce di quanto emerso dal monitoraggio di questi mesi – concludono i promotori – la campagna Ero straniero ribadisce la richiesta al ministero dell'interno di intervenire immediatamente per superare gli ostacoli burocratici e velocizzare l'iter delle domande, in modo che le quasi 200.000 persone ancora in attesa di risposta possano al più presto perfezionare l'assunzione. Nello stesso tempo, sappiamo che non sarà sufficiente questa misura a risolvere il problema della creazione costante di nuova irregolarità, come dimostra quanto accaduto con le sanatorie negli ultimi vent'anni".

"Anche perché una gran parte di persone senza documenti ne è stata esclusa, vista la limitazione a pochi settori lavorativi. Continuiamo per questo a chiedere a governo e Parlamento un intervento a lungo termine che permetta di ampliare le maglie della regolarizzazione e favorire legalità e integrazione, a partire da uno strumento di emersione sempre accessibile, senza bisogno di sanatorie, che dia la possibilità a chi è già in Italia e rimane senza documenti, di regolarizzare la propria posizione se ha la disponibilità di un lavoro o è radicato nel territorio. E, più a monte, nuovi meccanismi di ingresso per lavoro o ricerca lavoro. Soluzioni, queste, previste nella proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Ero straniero, ferma in Commissione affari costituzionali della Camera, la cui approvazione non può più aspettare".

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