Nel decreto Rilancio, dopo una lunga trattativa nella maggioranza, è rientrata anche la regolarizzazione dei braccianti agricoli, di colf e badanti. Nel nuovo dl si legge che la nuova norma viene introdotta "al fine di garantire adeguati livelli di tutela della salute" in conseguenza "dell'eccezionale emergenza sanitaria" causata dal Covid-19, per "favorire l'emersione di rapporti di lavoro irregolari". Con questo piano potrebbero essere regolarizzati oltre 400mila migranti.

Secondo Arci si tratta senza dubbio di una buona notizia, un primo passo avanti, ma non può essere considerato uno strumento pienamente soddisfacente. "Non è quello che serviva e non è quello che ci saremmo aspettati", ha spiegato Filippo Miraglia, responsabile immigrazione per ARCI, contattato da Fanpage.it, che ci ha spiegato quali sono i grossi limiti del provvedimento. "Se anche una sola persona ottiene un permesso di soggiorno è ovviamente una buona notizia. Ci dispiace che non siano riusciti a fare un provvedimento più ampio che avrebbe consentito a più persone di vivere alla luce del sole, pagare le tasse e pagare i contributi, di poter essere lavoratori come gli altri, con la loro dignità e la loro responsabilità".

Dall'1986 a oggi ci sono state ben sette sanatorie come questa, per un totale di 1,8 milioni di persone regolarizzate: "Purtroppo non è il primo provvedimento di questo tipo. Senza considerare i decreti flusso previsti dal 1998, nel Testo unico sull'immigrazione, che consentono ogni anno di far entrare in Italia delle persone per lavoro. I decreti sono fermi da dieci anni, che negli anni duemila sono stati praticamente utilizzati con lo stesso scopo di una regolarizzazione, facendo finta cioè che le persone fossero a casa loro, e invece erano già nel nostro Paese che lavoravano. Da tempo quindi conosciamo le insidie di questi meccanismi: maggiori sono le condizioni, i limiti, gli ostacoli che vengono posti, più si alimenta corruzione, imbrogli e affari per la criminalità".

"Pertanto questa retorica sulla legalità, adoperata a sproposito in particolare dal Movimento Cinque Stelle, si trasforma immediatamente nel suo opposto. Abbiamo decine di migliaia di persone che lavorano in ambiti che non sono inclusi nel decreto, penso al settore dell'edilizia, ai supermercati, all'artigianato, alla ristorazione. Queste persone, e i loro datori di lavoro, che non potranno accedere alla regolarizzazione, perché il loro settore non è previsto dalla norma, come già accaduto nel 2012 e nel 2009, cercheranno di aggirare i paletti. Ci saranno datori di lavoro che fingeranno di assumere i lavoratori, per esempio come collaboratori domestici, ma ovviamente la spesa, e il finto stipendio, saranno tutti a carico dello straniero, che potrà quindi ottenere in questo modo un permesso di soggiorno. Ci sarà un passaggio di denaro brevi manu a cui poi corrisponderà un passaggio di denaro via banca, per poter dimostrare che il datore di lavoro paga uno stipendio. E tutto questo avrà un costo, oltre ai 400 euro che servono per accedere alla sanatoria. È già successo, ci sono state indagini da parte della magistratura, che hanno già condannato società in passato. Nel 2009, è tutto documentato, gli stranieri si facevano mandare i soldi anche dai parenti che vivevano all'estero. E tutto questo solo per avere un permesso di soggiorno, che non è una condizione irrilevante: è la differenza che c'è tra esistere o non esistere. Chi non ha un permesso di soggiorno è disposto a pagare qualsiasi cifra, per ottenerlo".

"Un altro problema l'aver stabilito una data, come quella del 31 ottobre, che riguarda il secondo canale del decreto. Chi ha un permesso di soggiorno scaduto per esempio dal 27 ottobre sarà escluso dalla sanatoria. Le esclusioni sono tante, decine di migliaia di persone rimarranno fuori".

"Questo provvedimento permetterà di capire quanti sono gli irregolari in Italia. Però è anche vero che la maggior parte degli irregolari non riuscirà ad accedere a questa sanatoria, perché tante persone che un lavoro ce l'hanno, e che però non hanno mai dato le impronte digitali né hanno mai attraversato la frontiera in maniera legale, non potranno accedere. Noi, per quanto riguarda il primo canale, avevamo chiesto che come prova della presenza dello straniero in Italia venisse presa in considerazione anche la ricetta di un medico, oppure la card di un supermercato, o la tessera di un supermercato. Ha prevalso una mediazione molto difficile all'interno della maggioranza, che ha impedito che si potessero fare anche miglioramenti minimi all'impianto del decreto".

Come funziona la regolarizzazione dei migranti

Sono due i binari previsti dal testo: il primo prevede l'emersione del nero, con pagamento di un forfait di 400 euro, da parte di datori di lavoro che dichiarino un contratto in corso con italiani o stranieri, in Italia prima dell'8 marzo 2020. Costituisce però "causa di inammissibilità" la condanna del datore negli ultimi 5 anni, anche con sentenza non definitiva, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, intermediazione illecita, reclutamento di persone da avviare alla prostituzione, sfruttamento del lavoro.

Il secondo binario prevede che lo straniero con permesso scaduto dal 31 ottobre 2019, pagando 160 euro, possa ottenere, presentando domanda al questore, un permesso temporaneo di sei mesi entro i quali, dietro esibizione di contratto di lavoro subordinato, può convertirlo in permesso per motivi di lavoro. Non sono ammessi gli stranieri nei confronti dei quali è stato emesso un provvedimento di espulsione ed i condannati per una serie di reati, dalla droga al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, nonché quelli considerati una minaccia per l'ordine.

La domanda di regolarizzazione può essere presentata dal 1 giugno al 15 luglio (con modalità che verranno indicate con decreto ministeriale entro 10 giorni dall'entrata in vigore della norma) presso Inps, sportello per l'immigrazione e questura. La procedura varrà, come si diceva, per tre settori: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse; assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, anche se non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l'autosufficienza; lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Oltre ai forfait di 400 euro o 160 euro è inoltre previsto il pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale, da determinarsi con un successivo decreto.