La battaglia sulla prescrizione mette in subbuglio la maggioranza. "Se qualcuno pensa che per lo status quo del governo rinunciamo a secoli di civiltà giuridica, si sbaglia"Matteo Renzi, nel suo intervento all'Assemblea nazionale di Italia Viva, ha detto a chiare lettere che il suo partito è disposto a rischiare di far cadere il governo. Iv sarebbe dunque pronta a votare in Parlamento il ddl Costa, la proposta del deputato di Forza Italia che punta a cancellare la riforma Bonafede sulla prescrizione, se non venisse prima approvata nel Milleproroghe la proposta di Lucia Annibali, capogruppo in commissione Giustizia di Italia Viva, che sospende per un anno l'efficacia della riforma.

La riforma che stabilisce il blocco definitivo della prescrizione dopo una condanna in primo grado, in vigore dal 1 gennaio, è comunque a rischio. In Senato i parlamentari di Italia Viva sono 17. Il Partito Democratico ne ha 36, Leu 5, mentre l'opposizione conta 154 voti. Il M5s a Palazzo Madama ha invece 98 senatori.

Renzi ha annunciato ieri che il 27 febbraio tutti i parlamentari di Italia Viva apriranno "la campagna per una giustizia giusta nel ricordo di Enzo Tortora e Marco Pannella, con un impegno: se qualcuno pensasse che in nome del mantenimento dello status quo del governo noi veniamo meno ai principi di civiltà giuridica, quel qualcuno ha sbagliato. A Bonafede dico: fermati finche sei in tempo, perché noi votiamo contro la follia che avete fatto. Fermatevi finché siete in tempo: patti chiari, amicizia lunga. E non avete i numeri senza di noi al Senato e forse neanche alla Camera. Io voto la civiltà non voto la barbarie. Annibali vi ha anche offerto un comodo stratagemma", ha concluso riferendosi all'emendamento di Annibali al Milleproroghe.

Secondo il capogruppo dem a Palazzo Madama Andrea Marcucci, il fronte di opposizione alla riforma targata Bonafede è ampio, perché "ci sono gli avvocati, le camere penali, i procuratori generali, c'è la politica e il Pd" che hanno detto tutti insieme ormai da tempo che su questo il Guardasigilli "deve prendere provvedimenti". Quindi è "anche nell'interesse del governo e di questa maggioranza prendere un'iniziativa che metta un punto e ci permetta di confrontarci con maggiore serenità".

Non è più solo "una questione di posizionamento politico, è una considerazione fatta in modo profondo da grandissima parte degli operatori della giustizia". Pertanto tocca al ministro farsene carico, "se è un uomo di governo, se è il capo delegazione del partito più importante dell'esecutivo". Perché una cosa è chiara, secondo Marcucci: "La sua attuale riforma metterà in crisi un sistema di diritti e di garanzie e metterà anche in crisi il sistema giudiziario come hanno evidenziato i procuratori generali", perciò deve porvi rimedio e "deve agire in tempi rapidi" sollecita il senatore.

La replica di Bonafede: "Non accetto minacce"

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede rispedisce al mittente gli avvertimenti: "Non accetto ricatti e minacce da nessuno. E vado avanti", ha scritto su Facebook. "Io non credo che dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, ci mancherebbe. Qualcuno dovrebbe semplicemente rendersi conto di non essere più al governo con Alfano e Verdini (che, come noto, hanno una concezione della giustizia lontana anni luce dalla mia)".

Da ministro, "ho sempre ritenuto fosse fondamentale lavorare e tenere i toni bassi, soprattutto nel rispetto dei cittadini a cui non interessano gli schiamazzi politici che tentano di colmare il vuoto dei fatti con le parole". E "continuo a pensarla così. Ma ci sono anche momenti in cui, senza rispondere nel merito alle provocazioni che hanno soltanto lo scopo di ricordare agli altri la propria ‘esistenza politica', vanno almeno precisate alcune minime regole per non abusare della pazienza dei cittadini".

Bonafede ricorda di aver dato la "disponibilità a fare tutti i vertici necessari per dialogare, senza pregiudizi, e per apportare miglioramenti alle varie norme sulla giustizia". Ed "infatti sono state vagliate e sono ancora al vaglio diverse proposte per garantire certezza e celerità dei tempi".

"Continuerò a farlo perché è giusto che sia così. Questo – prosegue – è l'unico metodo possibile in un governo con diverse forze politiche. Ed è un metodo che dovrebbero rivendicare e difendere tutte le forze di maggioranza".

Il Guardasigilli torna poi a difendere la sua riforma. "Per troppi decenni, persone oneste di questo Paese hanno ingoiato il boccone amaro della prescrizione, simbolo di uno Stato che si rassegna rispetto alla propria incapacità di dare una risposta di giustizia in tempi celeri garantendo i diritti di tutte le parti. La riforma del processo penale (commentata quotidianamente da persone che non l'hanno mai letta) – conclude nel post – accelera questi tempi. Ed è su questo ‘cantiere' che stiamo lavorando".

Zingaretti: "Le soluzioni si possono trovare. Basta con le divisioni"

Dopo le parole di Renzi, anche il segretario dem Nicola Zingaretti è intervenuto sulla prescrizione: "Credo che proprio quando ci sono visioni così diverse quello che deve prevalere è la voglia di trovare una sintesi. Sulla prescrizione così come su altre cose. È giusto aprire un confronto su questo tema e abbiamo chiesto al presidente Conte di chiudere. Ovviamente, anche il Pd, se non ci sarà un compromesso soddisfacente, che in realtà io credo arrivi, andrà avanti con la sua proposta di legge. Per un motivo molto semplice, perché in Italia non si può rimanere sotto processo a vita, non è giusto per gli imputati, ma neanche per le vittime che chiedono giustizia: una giustizia che arriva dopo decenni è malata".

Se sia possibile o meno governare insieme pur votando in maniera opposta per quanto riguarda riforme importanti nel Paese, Zingaretti ha specificato: "Mi auguro che questa situazione non si determini perché tutti nella giornata di ieri, con toni diversi, hanno lavorato per chiedere agli altri una soluzione". E ancora:"Io confido sul fatto che le soluzioni si possano trovare. Forse incontrandosi e mettendosi tutti su una predisposizione alla soluzione, le soluzioni si trovano. Se non si trovassero andremo avanti con la nostra legge. La nostra iniziativa è per trovare soluzioni non per rompere o distruggere", ha affermato Zingaretti a margine di un incontro a Roma. Per poi concludere: "Basta con le divisioni, basta con le lacerazioni, è il momento di ricostruire il Paese: significa dare agli italiani una prospettiva e delle certezze. Questo vuol dire costruire una agenda di cose concrete che si possono fare".