Sì, la foto è di una scuola francese. Per fortuna.
in foto: Sì, la foto è di una scuola francese. Per fortuna.

Ci sono volte in cui ci ritroviamo impegnati in discussioni lunghe, snervanti e controverse, al termine delle quali ci sembra di essere arrivati a punti distanti anni luce da quello di partenza. E spesso ci rileggiamo e pensiamo “ma sul serio sto discutendo di questo?”. A volte poi le discussioni prendono una piega così surreale che ti fermi di botto ed esclami: “Ma davvero dobbiamo ancora parlare di queste cose?”. E giù una serie di improperi e bestemmie, a seconda dell’umore del momento.

Ecco, oggi è una di quelle giornate. O meglio: questo è uno di quei periodi (e francamente sta diventando anche piuttosto lungo).

Sul serio stiamo discutendo dei vaccini per i bambini? Davvero, nel 2015, siamo al punto da dover fronteggiare l’offensiva culturale (vabbeh) di chi rivendica la libertà di far morire il proprio figlio piccolo di malattie debellate ormai da decenni? Siamo davvero al punto in cui basta un po’ di "complottismo social" di quart’ordine per mettere in crisi decenni di sperimentazioni e conquiste mediche? E ci tocca pure discutere della cosa come se in gioco ci fosse chissà quale libertà individuale e non un esercizio dell’ignoranza attiva sulla pelle dei bambini.

Non bastasse il delirio oscurantista, arriva puntuale la solita “rivendicazione” sull’utilizzo delle armi (due cose che non c’entrano nulla, eh…o meglio, nessuno ha ancora pensato a metterle in relazione). Dalla cronaca nera alla strumentalizzazione politica il passo è sempre stato breve, si dirà. Ma è assurdo che ci si ritrovi di nuovo a dover parlare di “liberalizzare” l’utilizzo delle armi, o peggio ancora, di rivedere le norme in materia di legittima difesa (qui ho provato a parlarne seriamente). Come se la porcata berlusconiana del 2006, quella che ha stabilito “la sussistenza del rapporto di proporzione in particolari casi di violazione di domicilio”, non avesse già fatto abbastanza danni. Come se sul serio dovessimo ancora stabilire se vale più una vita umana o un'auto, un gioiello, un portafogli. Come se i modelli cui ci ispiriamo fossero virtuosi (la “mitica democrazia delle armi a stelle e strisce”, per capirci). Come se fosse legittimo parlare di “morte sul lavoro”, in casi come quello di oggi. Come se non fosse ancora chiaro che non è mai venuto nulla di buono dalla diffusione delle armi.

Ecco, alla fine di giornate del genere capita di fermarti e pensare. Un Paese senza vaccini, senza l’eccesso di legittima difesa, senza restrizioni all’utilizzo delle armi. Il peggiore dei mondi possibili. O quasi.