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17 Maggio 2021
20:32

Nessuna data per la riapertura delle discoteche, la rabbia dei gestori: “Trattati come untori”

Il nuovo decreto appena varato dal governo, che ridefinisce il calendario delle riaperture, lascia fuori le discoteche che, al momento, sono chiuse fino a data da destinarsi. La misura vale per tutte le sale da ballo, sia all’aperto che al chiuso. Furibondi i gestori che chiedono “una soluzione condivisa” al governo e attaccano: “Basta essere trattati come untori, meritiamo rispetto”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Le discoteche restano chiuse fino a data da destinarsi. Sono le uniche attività per cui non c'è ancora un giorno, una data da cerchiare in rosso sul calendario, un periodo verso il quale orientarsi. Le novità contenute nel decreto appena firmato in Consiglio dei ministri, disegnano un nuovo calendario di riaperture con alcune modifiche e alcune precisazioni. Si anticipa leggermente la ripartenza per le palestre, cambia l'orario per la riapertura dei ristoranti al chiuso, cambia l'orario del coprifuoco (che verrà abolito il 21 giugno). Insomma, le novità sono tante e riguardano tutti i settori, compresi centri commerciali e piscine al chiuso, che non erano compresi nel decreto precedente varato a fine aprile. Tutti, tranne le discoteche, sia all'aperto che al chiuso.

Ovviamente la chiusura delle discoteche non è definitiva e verrà rivalutata andando avanti con la campagna di vaccinazione. La Lega promette che lavorerà per "anticipare riaperture e ripartenze", ma nel frattempo i gestori sono infuriati. "Basta essere trattati come untori, meritiamo rispetto – attacca Gianni Indino, presidente del Silb – Riapre tutto fuorché le discoteche, è una cosa vergognosa e intollerabile". La delusione è tanta per il numero uno del sindacato dei locali da ballo dell'Emilia Romagna: "Non ci vengano a dire che siamo noi la causa della ripresa dei contagi, perché non è vero. Ci sono centinaia di famiglie che non sanno più come portare a casa la pagnotta". E avverte: "Finora siamo sempre stati buoni, adesso stiamo pensando ad azioni eclatanti".

Indino se la prende anche con l'Emilia Romagna, chiedendo "un segnale più deciso". Questo dimostra che "siamo un settore del quale si può fare a meno – continua – Mi vergogno di vivere in un Paese che non tiene nella giusta considerazione tutti i lavoratori e tutte le imprese nello stesso modo. Noi abbiamo sempre voluto cercare una soluzione condivisa, ma così non ci viene data nemmeno una speranza".

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