Davanti alla direzione del Pd, Zingaretti è tornato a chiedere una “discussione franca” nel governo sull’utilizzo del Mes. Eppure i dem non riescono a imporre la loro posizione, perché secondo lei?

È deprimente che esponenti della maggioranza ogni giorno facciano dichiarazioni favorevoli al Mes, ma poi non votino a favore in parlamento quando c’è l’occasione. Ricordo che io ed Emma Bonino avevamo portato in Senato una risoluzione molto chiara su questo tema. Ci sono state altre proposte, tutte respinte. Basterebbe allineare le dichiarazioni ai fatti, invece mi sembra una discussione scritta sulla sabbia.

Su questa materia, continua a prevalere la linea dei 5 Stelle?

Di Maio ha detto che è vergognoso che le persone stiano otto o dieci ore in fila per fare un tampone. Di vergognoso c’è solo lui che ha respinto la possibilità di accedere – già prima dell’estate – alle risorse per potenziare le prestazioni sanitarie, raccontando balle agli italiani sulle presunte condizionalità del Mes. Noi chiediamo che almeno non si prendano in giro i cittadini e si evitino dichiarazioni che denunciano l’insufficienza della risposta sanitaria, perché così manca anche il senso della decenza.

Però un conto era prendere i soldi a giugno, quando si poteva potenziare il sistema sanitario in vista della seconda ondata. Ora, da una parte, l’emergenza è di nuovo in corso. Dall’altra l’Italia si indebita sui mercati a tassi molto bassi. Non è che la discussione sul Mes è ormai superata?

Quando noi proponevamo di prendere il Mes a giugno, i tassi di interesse dei titoli di Stato erano dell’uno e quattro percento contro lo 0,1 percento del Mes, un risparmio di qualche miliardo su un piano quinquennale. Oggi il divario è minore, ma la convenienza c’è ancora, lo confermano anche Conte e Gualtieri. Penso che anche in questa fase 200 o 300 milioni di risparmio l’anno facciano la differenza perché la sanità italiana avrà comunque bisogno di interventi strutturali nei prossimi mesi. Noi abbiamo stimato che con il Mes si potrebbero rifare a nuovo circa cento ospedali e ristrutturarne circa 250, investire sulla telemedicina, sanificare gli spazi e i mezzi pubblici con regolarità.

Tra gli argomenti usati da Conte per mettere in dubbio la necessità di chiedere i soldi, c’è il cosiddetto “effetto stigma”. In breve, la tesi è che se fossimo l’unico Stato europeo ad accedere al Mes, i mercati ci valuterebbero un Paese a rischio e questo farebbe aumentare il costo del resto del nostro debito, annullando il vantaggio.

Conte dice anche che se il governo chiede il Mes poi sarebbe costretto a mettere nuove tasse. Dovrebbe spiegare perché invece emettendo debito pubblico a un costo maggiore, le imposte non vanno aumentate. Diciamo che sarà anche un grande avvocato del popolo, ma come commercialista fa ridere. Per il resto io non credo che mentre tutta Europa è travolta dall’emergenza, i mercati metterebbero uno stigma a un singolo Paese, che per giunta decide di rafforzare un sistema sanitario pubblico già di tutto rispetto. Il vero stigma arriverebbe se non fossimo in grado di ridurre i danni del virus e le conseguenze economiche provocate dall’emergenza, Accedere ai fondi del Mes serve anche a questo.

Forzare la mano sul Mes però creerebbe forti fibrillazioni nella maggioranza. E da sempre l’instabilità politica spaventa i mercati, lo abbiamo visto con l’aumento dello spread all’epoca del governo gialloverde. È giusto valutare anche le conseguenze politiche della scelta?

La maggioranza dovrebbe anteporre le necessità di un sostegno economico alle guerre ideologiche interne. Se per non fibrillare dobbiamo avere striscianti code di anti-europeismo e di battaglie al sistema andiamo poco lontano. Io credo invece che se si prendesse questa decisione i mercati avrebbero sotto gli occhi un parlamento nel quale le forze riformiste e liberali come Azione, +Europa, ma anche Forza Italia – condividendo questa scelta – darebbero l’idea di un baricentro politico italiano più responsabile ed europeista. Non che questo voglia dire un cambio di maggioranza. D’altronde anche nel M5S mi sembra siano crescenti i dubbi sul fatto di continuare a negarsi queste risorse.

In parlamento è nato un intergruppo con esponenti di diversi partiti favorevoli al Mes. Si potrebbe arrivare a un voto in aula per dire sì a questo strumento senza aspettare una decisione del governo?

A me sembra che il parlamento sia totalmente succube all’esecutivo fin da quando è nato il governo giallorosso. Io non ho aderito all’intergruppo perché il modo serio di fare i parlamentari è votare i provvedimenti, non fare iniziative per lavarsi la coscienza. Credo che si possa attingere a questi fondi solo se il governo lo decide, non perché il parlamento fa un atto di forza.

Traduco, chiederemo il Mes solo se il Pd dice: “O lo prendiamo o cade il governo”

Mi pare una sintesi efficace.