Vertice Trump-Xi, l’analista russo Maslov: “USA, Russia e Cina vogliono relegare l’Europa al ruolo di spettatore”

Il nuovo dialogo tra Xi Jinping e Donald Trump e il conflitto iraniano potrebbero preludere a una triplice alleanza energetica tra Washington, Pechino e Mosca e "condannare l’Europa al ruolo di spettatore", dice a Fanpage.it dalla capitale russa il professor Maslov.
Cina e Stati Uniti vengono ormai considerati "i due Paesi che modellano il futuro del mondo". La Russia? "Una potenza regionale senza nuove idee. Sempre più stretta al gigante asiatico. Che ha invece elaborato una sua visione del destino comune dell’umanità e di nuove forme di governance globale".
Accademico, direttore dell’istituto di Studi asiatici dell’Università di Stato Lomonosov, Alexey Maslov è il maggior esperto di Cina in Russia. Consulente del governo per gli affari cinesi, fa parte delle delegazioni diplomatiche durante gli incontri politici tra i vertici dei due Paesi. L’intervista che segue è stata adattata per brevità e chiarezza.

Professor Maslov, Xi ha detto a Trump che gli Stati Uniti dovrebbero essere un partner, non un rivale. E un sacco di altre belle cose gentili. Come interpreta le sue parole?
Fa parte dello stile diplomatico cinese. Quando due leader si incontrano, parlano sempre di cooperazione, comprensione reciproca e stabilità. È una formula tipica del linguaggio politico cinese. Ciò che conta è quello che c’è dietro le parole.
E cosa c’è?
La questione chiave è la multipolarità. Russia e Cina usano entrambe questo termine, ma non intendono la stessa cosa. Per la Cina, la multipolarità ruota attorno a Cina e Stati Uniti. Sono i due Paesi che modellano il futuro del mondo. Gli altri Stati si allineano con uno dei due o cercano un equilibrio tra entrambi.
Mosca, invece, vede la multipolarità come un sistema con molti centri di potere: Russia, India, Cina e altri. Questi centri possono sovrapporsi attraverso strutture come i BRICS o la Shanghai Cooperation Organisation, ma senza una gerarchia dominante.

Ma la Russia afferma anche una politica di potenza. Al di là della retorica, che intende davvero il Cremlino per multipolarità?
Sta sviluppando relazioni separate con diversi Paesi asiatici. Fino a pochi anni fa, la Cina era il partner economico e politico centrale per Mosca in Asia. Oggi la Russia sta rafforzando i rapporti anche con India, Indonesia e altri Paesi. Mosca cerca di evitare una dipendenza eccessiva da Pechino.
Può elaborare sul concetto cinese di multipolarità?
La Cina vuole sempre di più promuovere i propri concetti politici e ideologici. Pechino parla di "destino comune dell’umanità" e di nuove forme di governance globale. In passato si concentrava sul commercio e sulla cooperazione economica. Ora, per la prima volta nella sua storia moderna, sta producendo anche formule politiche e linguaggio ideologico. La Russia non ha una vera formula ideologica. Nessuna nuova idea.
Da quello che dice, la Cina appare come una grande potenza globale. E la Russia una potenza regionale. Più limitata, quindi. È corretto?
Sì, è così. La Cina parla del mondo intero. La Russia guarda allo spazio eurasiatico: le ex repubbliche sovietiche, l’Asia centrale, la Bielorussia e le regioni vicine.
Per certi aspetti la Cina di oggi ricorda il vecchio modello sovietico. Anche l’Unione Sovietica cercava di proporre un modello universale adattato a regioni diverse. La Cina potrebbe finire per affrontare alcune delle stesse difficoltà incontrate dall’Urss.
Cosa offre la Russia come media potenza regionale a questa Cina proiettata nella dimensione globale?
La questione più importante è la sicurezza energetica. La Russia è un fornitore molto affidabile di petrolio e gas. I gasdotti russi sono terrestri, quindi più sicuri delle rotte marittime. Nella situazione attuale, ciò è diventato ancora più importante per la Cina.
Allo stesso tempo, se guardiamo oltre l’energia, non vediamo grandi progressi in altri settori strategici, come l’alta tecnologia.
E il gasdotto Power of Siberia 2? Mosca insiste da anni ma la Cina non ha avuto fretta. Perché non gli serviva a granché. Il gas russo che gli arriva con l’impianto già esistente gli bastava. È cambiato qualcosa?
Sì. Per anni il principale punto di scontro è stato il prezzo. Ma ora la questione centrale è la sicurezza. E Pechino ha riaperto le discussioni, perché dopo l’attacco all’Iran le rotte energetiche terrestri sicure sono diventate improvvisamente molto più importanti di prima.
C’è poi il tema delle sanzioni. Alcune spedizioni di petrolio russo hanno avuto problemi via mare. Aziende cinesi collegate alle esportazioni energetiche russe sono finite sotto sanzioni statunitensi. Mosca e Pechino stanno discutendo come evitare queste vulnerabilità.
La crisi intorno all’Iran sta portando la Russia ancor più nelle braccia della Cina? La vicinanza strategica diventa maggiore?
Sì, e non solo sul piano energetico. Russia e Cina si sono rese conto di non avere veri meccanismi di reazione rapida alle grandi crisi internazionali.
L’Iran, per esempio, è membro della Shanghai Cooperation Organisation, che però non ha gli strumenti per reagire collettivamente a un conflitto. Per questo Mosca e Pechino e approfondiranno il coordinamento sulla sicurezza.
Xi Jinping e Trump hanno detto di volere entrambi la riapertura dello Stretto di Hormuz, smilitarizzato, e senza dazi per il passaggio. La Russia è d’accordo?
La situazione attuale ha gonfiato i prezzi petroliferi aumentando le entrate di Mosca, ma non può durare. La Russia concorda. Vuole avere buoni rapporti sia con la Cina che con gli Stati Uniti. Vuole costruire un triangolo di cooperazione con Pechino e Washington, per operazioni congiunte nel settore energetico. Come le esplorazioni petrolifere già compiute insieme in passato. So che anche ambienti imprenditoriali americani sostengono l’idea.
In questo modo, la Russia può rendere irrilevante l’Europa. Con la quale prevede che i rapporti resteranno pessimi ancora a lungo. Forse decenni. Gli USA sono considerati molto più flessibili e razionali. Così come la Cina. Questa cooperazione a tre sarebbe un brutto colpo per l’UE. E a voler infierire non è tanto Mosca quanto Washington, dicono le mie fonti.
Che ruolo resterebbe all’Europa?
Rischia di diventare l’osservatore di processi che non la riguardano. La Cina non considera l’UE un interlocutore affidabile. Troppe posizioni divergenti al suo interno.
Potrebbe essere un partner tecnologico importante, ma la situazione sta cambiando. La Cina sta sviluppando capacità autonome. Anche le big tech americane temono di perdere l’accesso al mercato cinese, ma hanno più carte da giocare.
Infatti Trump si è portato a Pechino il capo di Nvidia Jansen Huang, Elon Musk e mezza Silicon Valley. La questione dei microprocessori per l’intelligenza artificiale, in particolare, è prioritaria.
E sulla questione l’Europa non ha proposte chiare per la Cina.
Putin è atteso a Pechino subito dopo questo summit. È il segnale che la Russia resta la priorità strategica nonostante il dialogo con Washington?
Dal punto di vista economico, gli Stati Uniti sono molto più importanti per la Cina. Ma in termini di sicurezza e coordinamento politico globale, la Russia è il partner strategico La Russia è il solo grande Paese non asiatico che sostiene sistematicamente le proposte cinesi sulla scena internazionale. La Cina è una potenza enorme, ma per molti aspetti è anche isolata e ha bisogno di sostegno politico.
Xi ha avvertito Trump in modo molto diretto su Taiwan. Dal punto di vista russo, quanto è pericolosa la questione taiwanese?
Per la Russia la questione di Taiwan è pericolosa riguardo al commercio e alle rotte marittime. Qualsiasi incidente serio nello Stretto di Taiwan colpirebbe i traffici in tutta l’Asia orientale, inclusi quelli russi.
Ma anche Giappone e Corea del Sud ne soffrirebbero. In questo caso, gli interessi russi, giapponesi e coreani coincidono in larga misura. Ma credo che la Cina continentale voglia risolvere la questione gradualmente e in modo pacifico, dimostrando di poterla gestire senza un conflitto militare su larga scala.
Può riassumere in poche parole il significato politico internazionale del summit tra Xi Jinping e Trump, dalla prospettiva di Mosca?
Il mondo occidentale non è più unito. Le contraddizioni tra Stati Uniti e Unione Europea stanno aumentando. Mosca ritiene che l’Europa abbia già perso gran parte della propria influenza geopolitica. Che non abbia più un ruolo centrale né nella sicurezza né nell’economia. E che questo avrà conseguenze politiche interne importanti, nei singoli Paesi.