Dopo l’accordo trovato all’interno della maggioranza sui contenuti della nota di aggiornamento al DEF, Fanpage.it ha intervistato il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio. Al centro del dialogo fra il direttore Francesco Piccinini e il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico proprio le scelte del governo, a partire dalla decisione di portare il rapporto deficit / Pil al 2,4% per il prossimo anno, per poi passare al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. “Era necessario per finanziare il superamento della legge Fornero, il reddito di cittadinanza e i rimborsi per i truffati dalle banche”, spiega Di Maio, chiarendo: “Non è uno sfizio e non è una sfida all’Europa. Spiegheremo la manovra a Bruxelles e prevarrà il buonsenso. Finalmente invertiamo la tendenza, scenderà anche il deficit e abbasseremo il debito, così da dare anche una garanzia anche ai mercati”.

Sul reddito di cittadinanza conferma i 10 miliardi complessivi per il 2019 e spiega che sarà erogato tramite una card “anonima”, ovvero un normale bancomat personale che sia indistinguibile dagli altri e su cui non sarà riportata alcuna dicitura particolare. Smentita l’ipotesi di negare il sussidio a chi ha una casa di proprietà, verrà invece scorporato dall’assegno il cosiddetto affitto imputato

Arrivano anche le stime di crescita per il 2019: “Non ci possiamo attestare oltre l’1,6% di crescita nelle previsioni, ma io credo che avremo un dato più alto, perché stiamo facendo una grande manovra economica, che contiene anche un abbassamento delle tasse e garantirà un aumento dei consumi”. Sui timori delle opposizioni per la stabilità dei conti, aggiunge: “Sono completamente distaccate dalla realtà, PD vuole diventare partito dello spread, ma Forza Italia? Io non voglio essere il commissario liquidatore dell’Italia, ma voglio rilanciare lo sviluppo del paese e ripagare il debito senza sacrificare i diritti delle persone”.

Di Maio non vede rischi legati a spread e crescita degli interessi, ma soprattutto nega che il governo stia ricercando il cosiddetto “incidente” per uscire dall’euro: “Il piano B non esiste, questo governo ha una parola sola, non si esce dall’euro e non si esce dall’Unione Europea. Lo abbiamo detto quando ci siamo insediati e lo ribadiamo. Ma parliamo solo di tagli alla spesa improduttiva o di vera e propria ingiustizia sociale, come le detrazioni a banche o ai petrolieri. E pensiamo di riorganizzare anche la spesa militare per tagliare diverse centinaia di milioni di euro. Non faremo un commissario alla spending review, ma metteremo in piedi un team di esperti. Andremo avanti con la semplificazione, l'altra grande sfida per rendere più semplice investire in Italia, con la riduzione delle norme sul codice degli appalti e la sburocratizzazione, che comincerà dal decreto fiscale della prossima settimana”. Sul Jobs Act poi conferma: "Procede lo smantellamento pezzo per pezzo della riforma di Renzi, perché man mano che affronto crisi sociali mi rendo conto di quante persone hanno subito l'ingiustizia del Jobs Act. Come nel caso della Bekaert, crisi che abbiamo risolto grazie a un accordo che salva il reddito di circa 300 persone".