Per la prima volta un tribunale italiano, nello specifico la Corte d'Assise di Milano, ha affermato in una sentenza che in Libia da tempo vengono commesse torture e che nei campi di detenzione sparsi su tutto il territorio nazionale libico i diritti umani non esistono. Ritenendo attendibili e comprovate le testimonianze di alcuni richiedenti asilo, che hanno raccontato le ripetute violenze subite, la Corte d'Assise di Milano ha dunque riconosciuto l'esistenza di un gravissimo problema. "La sentenza della Corte d'assise di Milano ha visto finalmente la ‘verità giudiziaria' allinearsi alla ‘verità storica' dei fatti', con il riconoscimento delle torture e dei trattamenti inumani avvenuti in campi di detenzione in territorio libico. É ora più che necessaria una svolta nelle politiche migratorie dell'Italia”, hanno commentato gli avvocati dell'Asgi, Associazione studi giuridici sull'immigrazione, costituitasi parte civile nell'ambito del processo.

Un quadro di inaudita violenza, quello che è emerso dalle testimonianze dei richiedenti asilo, costretti a subire violenze sessuali ripetute, ad assistere agli omicidi di coloro che non ricevono dalla propria famiglia il denaro richiesto dai trafficanti e torturati. I richiedenti asilo hanno inoltre raccontato che nei campi di detenzioni libici spesso si assiste all'esposizione dei corpi dei soggetti morti dopo le torture come "effetto deterrente" per gli altri "ospiti".

Il processo su fatti accaduti in Libia si è tenuto in Italia per specifica richiesta del Ministero della Giustizia, data la gravità dei fatti in giudizio e viste le condizioni di insicurezza e il livello di violenze riscontrato nel Paese. Le condizioni disumane e le continue violazioni dei diritti umani dei migranti in Libia sono da tempo confermate dalle Nazioni Unite e da innumerevoli rapporti. Alla luce di questa recente condanna, però, sarà però difficile spiegare per l'Italia e l'Europa spiegare per quale motivo si sono implementate politiche volte al respingimento dei migranti in Libia attraverso accordi con le autorità locali, accordi voluti e siglati dal ministro degli Interni Marco Minniti.

"La scelta dell’Italia e della Ue di esternalizzare la gestione delle migrazioni ed il diritto d’asilo le rende corresponsabili delle condizioni inumane e delle torture che avvengono in Libia", ha dichiarato Asgi, mentre lo scorso 28 settembre il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio D'Europa, Nils Muizniek, ha chiesto chiarimenti al ministro degli Interni Marco Minniti in merito alla collaborazione dell'Italia con la Guardia Costiera libica, evidenziando che "l'azione dell'Italia in acque di competenza libica ne configura comunque la responsabilità internazionale per violazione degli obblighi derivanti dalla Cedu, Corte europea per i diritti umani".

"Affinché prendano atto della necessità di una svolta nelle politiche migratorie attuate negli ultimi anni, facilitando così l'ingresso per lavoro e quello per richiedere protezione, attuando il soccorso in mare dei migranti e dismettendo gli accordi di riammissione in specie con Paesi e soggetti che non garantiscono il pieno rispetto della vita e della dignità della persona, conformemente alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo ed alla Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato", si legge nell'appello dell'Asgi indirizzato a Minniti.