Seppellì i figli neonati nel giardino di casa a Parma: arriva la sentenza, Chiara condannata a 24 anni di carcere

Oggi la 22enne Chiara è stata condannata in primo grado a 24 anni e tre mesi di carcere per la morte e l'occultamento dei suoi due neonati. È stata assolta per l'omicidio del primogenito. La decisione è arrivata dopo poco più di tre ore trascorse dai giudici in camera di consiglio. Per lei, nella precedente udienza del 13 marzo scorso, la Procura aveva chiesto una condanna a 26 anni.
Secondo le ricostruzioni dell'accusa, la giovane avrebbe tenuto nascoste due gravidanze e i relativi parti – avvenuti rispettivamente nel maggio 2023 e nell'agosto 2024 – per poi seppellire i piccoli nel giardino della villetta di famiglia a Traversetolo. Lo avrebbe fatto per non ricorrere all'interruzione di gravidanza e per non dire nulla ai familiari e agli amici, a cominciare dall'ormai ex fidanzato. Chiara dal settembre 2024 vive ancora in quella stessa casa con la misura cautelare del braccialetto elettronico.
Si tratta di una ricostruzione che non combacia con quella della difesa. Per l'avvocato Nicola Tria, infatti, Chiara è lei stessa una vittima, e non sarebbe certo neanche che i bambini siano venuti al mondo vivi, specie nel caso del parto del maggio 2023. Circostanza, quest'ultima, per cui è stata assolta. I giudici hanno anche riqualificato una delle due soppressioni di cadavere, relativa al secondo figlio, nel meno grave reato di occultamento di cadavere.
È stata anche condannata a pagare una provvisionale in favore dell'ex fidanzato, padre dei due bimbi morti, e dei genitori di lui.
Chiara ha assistito impassibile alla lettura della sentenza, per poi uscire dall'aula accompagnata dai carabinieri. I giornalisti presenti hanno cercato di raggiungere i genitori della giovane, a cui hanno fatto scudo alcuni amici di famiglia.
Il procuratore: "Valuteremo impugnazione su assoluzione per morte 2023"
Il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, a margine della lettura della sentenza ha annunciato di stare valutando l'impugnazione relativa all'assoluzione per la morte del primogenito: “Avevamo ritenuto provata la responsabilità dell’imputata anche per tale omicidio, sulla base della ricostruzione operata dal medico legale e dall’antropologa forense", ha spiegato ai giornalisti.
La difesa di Chiara: "Nessuna premeditazione"
Prima della lettura della sentenza, davanti ai giudici della Corte d'Assise si sono svolte le due breve arringhe dei legali di Chiara, dello stesso Tria, e del legale di parte civile Pierfrancesco Guido, che ne hanno chiesto l'assoluzione, anche alla luce delle fragilità psichiche.
"Non c’è mai una ricerca che parli di un disegno, di un progetto, di una preordinazione", ha detto nella requisitoria l’avvocato Tria riferendosi alle ricerche online effettuate dall’imputata prima del parto e contestando la tesi accusatoria sulla premeditazione.
Il legale ha sottolineato la differenza giuridica tra aborto e omicidio, osservando che nelle consultazioni online dell’imputata non compare alcun riferimento alle conseguenze di quest'ultimo. "La premeditazione è il livello più intenso di volizione dell’evento, mentre il dolo eventuale è di livello più basso: mi rappresento l’evento e ne accetto il rischio, non l’ho premeditato. Sono incompatibili per la struttura stessa dell’elemento soggettivo”.
In chiusura, la difesa ha richiamato le dichiarazioni di Chiara stessa: "ha sempre detto che il bambino era voluto".
Riconosciute le attenuanti, ma insieme alle aggravanti
All'imputata sono riconosciute da entrambe le parti le attenuanti generiche, sia per la giovane età e l'immaturità emersa nel corso della perizia psichiatrica, nella quale si delinea il profilo di una persona dotata di grandi "capacità decettive", cioè manipolatorie. Il Tribunale di Parma nei suoi atti precedenti ha sempre ribadito che pur esistendo delle fragilità, non ci sarebbero elementi per parlare di un'infermità mentale e non ci sarebbe motivo di dubitare della capacità di intendere e di volere della giovane.
Chiara si è difesa durante l'ultima udienza, leggendo un foglio con le sue dichiarazioni spontanee: "Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con la famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata".