La questione delle riaperture dopo Pasqua, anche se ufficialmente allontanata dalla proroga di tutte le misure anti-contagio ratificata con l'ultimo decreto Covid, continua ad essere terreno di scontro all'interno della maggioranza di governo: da una parte il ministro della Salute, Roberto Speranza, continua a difendere la linea del rigore sottolineando la pericolosità della diffusione delle varianti, mentre dall'altra il leader della Lega, Matteo Salvini, lo accusa di far prevalere una scelta politica sulle evidenze scientifiche, che in alcuni territori permetterebbero di riaprire in sicurezza. Ma in tutto questo, cosa pensa Mario Draghi?

Il presidente del Consiglio sembra approvare la cautela del ministro Speranza, ma allo stesso tempo comincia a pensare alle riaperture e a come uscire dall'emergenza. Nei prossimi giorni dovrebbe anche incontrare lo stesso Matteo Salvini, in quanto segretario di un partito di maggioranza. Il leader del Carroccio sicuramente farà valere la sua posizione, chiedendogli di permettere le riaperture in quei territori dove la diffusione del virus è bassa.

Ma Draghi sa che pochi contagi non sono sufficienti per riaprire: infatti, nonostante i dati della cabina di regia ci confermino che l'indice Rt sia in calo e che i nuovi positivi siano in diminuzione, i decessi e il numero di pazienti Covid nelle terapie intensive continua ad essere pericolosamente elevato. Per pensare alle riaperture, quindi, è fondamentale tenere conto di un altro elemento, ossia dell'andamento della campagna vaccinale.

Proteggere la fascia della popolazione più fragile, quella che ha più probabilità di essere ricoverata in ospedale in caso di contagio, è sempre più urgente. Ed è impensabile allentare le misure senza che questo sia accaduto. Ora la priorità è mettere in sicurezza gli over 70 e solo quando questo sarà avvenuto si potrà programmare la riapertura. Sicuramente, nel frattempo, serviranno ancora ristori alle attività e ai settori più colpiti da lockdown e chiusure. E si dovrà far fronte al problema alla radice di tutti i ritardi e gli intoppi della campagna vaccinale: l'insufficienza di dosi. Mentre alcune Regioni si trovano a dover sospendere le vaccinazioni (come il Veneto) o a minacciare di doverlo fare se non arriveranno a breve più fiale (come Lazio e Toscana), Draghi e il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus, il generale Francesco Figliuolo, dovranno assicurare che tutte le dosi previste arrivino nei tempi stabiliti.