La Giunta per le immunità del Senato voterà lunedì 20 gennaio sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti. La Giunta per il regolamento ha dato oggi il via libera alla riunione prevista per lunedì sulla richiesta avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania. La Giunta ha prima deciso per la perentorietà dei termini entro i quali esprimersi e ha poi concesso, con il voto decisivo della presidente di Palazzo Madama Elisabetta Casellati, una deroga ai 30 giorni, che scadono proprio oggi. La decisione è stata presa sulla base dell’assenza odierna di due componenti della Giunta per le immunità, Pietro Grasso e Mario Michele Giarrusso, entrambi in missione negli Stati Uniti con la commissione Antimafia. Il voto di Casellati è stato decisivo perché le due parti, maggioranza e opposizione, sono rappresentate da sei esponenti ciascuno, esclusa la presidente.

La maggioranza contro Casellati

Il voto della presidente del Senato è stato decisivo e per questo protesta la maggioranza, a partire dal Pd con il suo capogruppo a Palazzo Madama Andrea Marcucci: “Da oggi è certificato, dai suoi atteggiamenti e dalla sua volontà di esprimersi che la presidente del Senato non è più super partes e ha deciso di entrare, per motivi suoi che riteniamo non sufficienti, pesantemente nell'agone politico diventando un presidente Senato di parte. La presidente ha gettato la maschera, ha fatto un colpo di mano. La consideriamo una situazione gravissima per il Paese. Siamo molto preoccupati per la democrazia”.

Stessa opinione del Movimento 5 Stelle, con Alessandra Maiorino: “Il comportamento della Lega e delle altre opposizioni sul caso Gregoretti rasenta l'assurdo. Tutto questo viene legittimato, duole dirlo, dalla presidente Casellati che con il suo voto insieme alle opposizioni smette di essere arbitro e indossa la maglia di una delle squadre in campo”. Protesta anche Italia Viva, attraverso Francesco Bonifazi: “Proprio ieri la presidente Casellati spiegava in aula, riprendendo le parole del senatore Calderoli, che il suo ruolo nella giunta per il regolamento è un ruolo terzo: in meno di 24 ore si è rimangiata tutto e con il suo comportamento ha minato la terzietà richiesta dall'istituzione che rappresenta. È un fatto gravissimo e fuori da ogni legittimità che la seconda carica dello Stato si sia schierata in prima persona con la destra”.

La difesa di Casellati

Il presidente del Senato Elisabetta Casellati replica respingendo “con forza ogni ricostruzione dei fatti che in qualche modo possa mettere in discussione la terzietà della sua azione ovvero connotarla politicamente, perché non si può essere terzi solo quando si soddisfano le ragioni della maggioranza e non esserlo più quando si assumono decisioni che riguardano il corretto funzionamento del Senato”. Casellati, è la difesa diffusa attraverso una nota, “solo ed esclusivamente per contemperare diverse previsioni del regolamento altrimenti confliggenti tra loro (artt. 29 e 135 bis) si è espressa a favore di una proposta avanzata da un singolo componente della Giunta, al fine di garantire la mera funzionalità degli organi del Senato”.

Nella nota si legge ancora che il presidente del Senato “analogamente a precedenti riunioni della Giunta per il Regolamento (dove avrebbe potuto favorire l'opposizione con il suo voto) anche nella seduta di oggi non ha espresso il proprio voto né su proposte avanzate dalle opposizioni né su proposte avanzate dalla maggioranza. Non ha votato sulla proposta dell'opposizione circa la perentorietà del termine previsto per le autorizzazioni a procedere a carico di ministri, così come non ha votato sulla proposta della maggioranza di assimilare alle commissioni permanenti gli organi del Senato aventi natura giuridica diversa da quelli delle stesse commissioni”.