Caso Cospito, la Procura di Roma chiede l’assoluzione per Delmastro: sentenza il 20 maggio

Per l'ex sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d'Italia Delmastro il sostituto procuratore generale, Tonino Di Bona, ha chiesto ieri alla Corte d'Appello il proscioglimento per il caso dell'anarchico Cospito, perché il "fatto non costituisce reato". In primo grado Delmastro, difeso dall'avvocato Giuseppe Valentino, era stato condannato a 8 mesi per l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio, il 20 febbraio 2025 (pena sospesa).
In Aula, dove era presente l'esponente di Fdi, il procuratore generale ha sottolineato che "non vi era certezza sulla segretezza degli atti diffusi, c'era limitata divulgazione ma nessuno ne aveva segnalata la riservatezza".
La sentenza del processo d'Appello su Delmastro arriverà il 20 maggio
La sentenza del processo d'Appello per l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio in relazione al caso dell'anarchico Alfredo Cospito, arriverà il prossimo 20 maggio. A proposito della richiesta di assoluzione, con la formula perché "il fatto non costituisce reato", il difensore di Delmastro, l'avvocato Valentino, ha commentato così: "Era inevitabile questa la richiesta. Io vorrei capire quale segreto sia stato divulgato, quale anomalia vi sia stata. Non erano atti classificati, non c'era nulla che potesse giustificare tutto ciò che è accaduto finora. Quindi io mi auguro vivamente che si faccia una lettura organica e coerente con la sostanzialità di questo processo e siamo in attesa della sentenza fiduciosi".
La vicenda Cospito e l'accusa a Delmastro
La vicenda come è noto è legata alla presunta diffusione di atti relativi al caso di Alfredo Cospito. Al centro del procedimento ci sono alcune dichiarazioni fatte in Parlamento dal vicepresidente del Copasir e responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, nel febbraio di tre anni fa. Donzelli attaccò i parlamentari dem, condividendo alla Camera il contenuto di conversazioni avvenute nell'ora d'aria nel carcere di Sassari tra Cospito – poi protagonista di un lungo sciopero della fame per protestare contro il regime del carcere duro – e detenuti di camorra e ‘ndrangheta, anche loro al 41 bis. Informazioni che Donzelli aveva avuto proprio dal compagno di partito, con delega al Dap.
Quanto riferito dall'oramai ex sottosegretario a Donzelli faceva parte di una informativa proveniente dall'amministrazione penitenziaria, su cui era apposta la dicitura "a limitata divulgazione", predisposta sulla base dell'osservazione in carcere dei detenuti e che lo stesso Delmastro aveva chiesto di visionare. I colloqui indicavano l'auspicio che quella contro il carcere duro diventasse una battaglia comune tra boss mafiosi e l'anarchico.
Il 20 febbraio di un anno fa Delmastro era stato condannato dai giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Roma a 8 mesi, pena sospesa. I giudici di primo grado avevano riconosciuto le attenuanti generiche a Delmastro – che si è dimesso da sottosegretario alla giustizia il 24 marzo scorso dopo la sconfitta del governo al referendum e soprattutto dopo lo scandalo del locale ‘Bisteccheria d'Italia' – e avevano disposto la pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici per la durata di un anno. Il tribunale della Capitale aveva inoltre respinto le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, quattro parlamentari del Partito democratico, e concesso all'imputato il beneficio della sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario.
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado i giudici scrivono che "la comunicazione di tali notizie" ha "comportato un concreto pericolo per la tutela e l'efficacia della prevenzione e repressione della criminalità" e Delmastro "non può essere ritenuto tanto leggero e superficiale, come per certi versi vorrebbero difesa e procura, da non aver considerato e non essersi reso conto della valenza e delicatezza, e in definitiva della segretezza, di quelle informazioni".