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Il caso Cospito

Caso Cospito: la Corte d’Appello conferma la condanna a 8 mesi per Andrea Delmastro

I giudici di secondo grado di Roma hanno ribadito la sentenza di primo grado per l’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio. La difesa ha già annunciato il ricorso in Cassazione: “Delusi e stupiti dalla sentenza”.
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Nessuno sconto in secondo grado per Andrea Delmastro Delle Vedove. La terza sezione penale della Corte d'Appello di Roma ha infatti confermato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti dell'ex sottosegretario alla Giustizia ed esponente di Fratelli d'Italia. L'accusa contestata è quella di rivelazione di segreto d'ufficio, legata alla diffusione di documenti riservati riguardanti l'anarchico Alfredo Cospito, che all'epoca dei fatti si trovava in regime di 41-bis. La decisione è arrivata dopo una camera di consiglio durata circa due ore, blindando così il verdetto emesso dal Tribunale capitolino al termine del processo di primo grado nel novembre del 2024. Anche in questo secondo grado restano ferme le attenuanti generiche, la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario, a fronte della sanzione accessoria che prevede un anno di interdizione dai pubblici uffici.

Che cos'è il "Caso Cospito"

La vicenda nasce tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023 attorno alla figura di Alfredo Cospito, condannato per l'attentato alla Scuola allievi carabinieri di Fossano e per il ferimento del manager Roberto Adinolfi. Cospito fu protagonista di un lungo e tesissimo sciopero della fame, durato circa sei mesi, per protestare contro l'applicazione del carcere duro (41-bis) e dell'ergastolo ostativo. Il filone giudiziario che coinvolge Delmastro nacque appena dopo che l'allora sottosegretario condivise con il compagno di partito Giovanni Donzelli alcune relazioni riservate della polizia penitenziaria sui colloqui in carcere di Cospito, informazioni poi diffuse pubblicamente in Aula alla Camera.

La reazione della difesa e il prossimo ricorso

Il verdetto d'appello ha ribaltato le aspettative della vigilia, soprattutto alla luce della richiesta avanzata lo scorso 22 aprile dal sostituto procuratore generale, che aveva invece sollecitato l'assoluzione dell'imputato convinto che il fatto non costituisse reato. Confermata invece la linea del primo grado anche sul fronte civile, con il rigetto delle richieste di risarcimento presentate da quattro parlamentari del Partito Democratico. Presente in aula alla lettura del dispositivo, Delmastro ha preso atto della decisione manifestando subito l'intenzione di non fermarsi e di voler impugnare la sentenza. Il percorso giudiziario si sposterà quindi davanti alla Corte di Cassazione per il terzo e definitivo grado di giudizio.

Molto netto il commento del suo co-difensore, l'avvocato Andrea Milani, che si è detto profondamente sorpreso e deluso dal verdetto. Secondo il legale, la ricostruzione emersa in aula e le stesse valutazioni della Procura generale non hanno lasciato spazio a dubbi sull'insussistenza del reato, poiché gli atti divulgati non dovevano considerarsi coperti da segreto. La difesa attende ora il deposito delle motivazioni per articolare il ricorso.

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