Fratelli d'Italia e Forza Italia tentano di soccorrere Matteo Salvini, che ora rischia il processo per sequestro di persona per il caso Gregoretti: domani il voto definitivo nell'Aula del Senato. Secondo quanto apprende l'Adnkronos, i due partiti del centrodestra hanno presentato un ordine del giorno al Senato per poter ribaltare, nella seduta di domani, la decisione presa dalla Giunta delle Immunità di palazzo Madama lo scorso 20 gennaio, con il disco verde al processo nei confronti del leader della Lega. La vicenda riguarda il mancato sbarco di 131 migranti, che rimasero per quasi sei giorni al largo di Augusta, lo scorso luglio.

Il processo è sempre più vicino, visto che i numeri non sono dalla parte dell'ex ministro: in assenza di un ordine del giorno presentato dagli alleati il voto in Aula non sarebbe nemmeno stato necessario, e sarebbe bastato il pronunciamento della Giunta. I 60 parlamentari leghisti, su indicazione del leader del Carroccio, dovrebbero invece disertare il voto.

"FdI continuerà a difendere con convinzione il leader della Lega Matteo Salvini sul caso Gregoretti", ha detto Giorgia Meloni, secondo quanto si apprende, nel corso dell'esecutivo del partito che si è svolto oggi a Roma.

Forza Italia e Fratelli d'Italia fanno riferimento innanzi tutto il caso della nave Dicotti, che si concluse con il no all'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, poco meno di un anno fa. "Il Senato – affermano i presentatori del documento – non potrebbe mai prescindere dalla valutazione oggettiva del precedente della Diciotti e dal decisum adottato in tale circostanza: una soluzione diversa potrebbe infatti essere prospettata solo qualora le divergenze tra i due casi fossero ritenute tali da giustificare, attenendosi ad un principio di ragionevolezza, un'eventuale decisione difforme rispetto a quella adottata per il caso Diciotti".

Da questa considerazione deriva un successivo passaggio del documento che chiama in causa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che "ha esplicitato la linea del governo in materia di sbarchi in diverse sedi istituzionali, e in particolare nella seduta dell'Assemblea del Senato del 12 settembre 2018, con riferimento al caso Diciotti, in quanto prima fattispecie concreta che poneva determinate problematiche". Un pronunciamento che, si legge ancora nell'ordine del giorno, definiva la linea del governo in materia di sbarchi, per cui "non era indispensabile un'informativa parlamentare per ogni sbarco di immigrati avvenuto in Italia". 

Nell'ordine del giorno vengono ricordate alcune parti della memoria presentata da Salvini, relative alle iniziative della presidenza del Consiglio per una redistribuzione nei Paesi dell'Unione europea dei migranti a bordo della Gregoretti: "Appare evidente – scrivono ancora i presentatori dell'ordine del giorno – che meccanismi di ricollocamento con valenza sicura ed immediata non fossero operativi al 26 luglio 2019, essendo le procedure di redistribuzione degli immigrati tutt'altro che automatiche e anzi di complessa e problematica attuazione".

Soprattutto, si insiste nel documento, "l'immediatezza della presa in carico della vicenda da parte della presidenza del Consiglio rende del tutto inverosimile l'ipotesi di un'azione individuale del ministro Salvini, che operò invece in un contesto caratterizzato dalla compartecipazione operosa dell'esecutivo alla vicenda". Una circostanza che emerge oggettivamente sia per le iniziative poste in essere, sia per la "mancanza di qualsivoglia esternazione in quei giorni da parte del presidente del Consiglio, atta a criticare le scelte del ministro Salvini e a prenderne conseguentemente le distanze separando la posizione del governo dalla posizione di Salvini".