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Barche Flotilla alla deriva dopo l’attacco, Greenpeace: “Priorità aiutare chi è ancora in mare”

Greenpeace è alla ricerca di dispersi e imbarcazioni della Flotilla alla deriva. Lo riferisce Farah al Hattab, campaigner dell’associazione a bordo della Arctic Sunrise: “L’attacco dell’Idf è un’escalation grave, i nostri tecnici e medici sono al lavoro per dare supporto alla flotta umanitaria”.
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L’Artic Sunrise che supporta le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dopo l’attacco israeliano di ieri notte. Foto di Max Cavallari/Greenpeace
L’Artic Sunrise che supporta le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dopo l’attacco israeliano di ieri notte. Foto di Max Cavallari/Greenpeace

La Arctic Sunrise, la nave rompighiaccio di Greenpeace, è ferma nel Mediterraneo, tra le coste siciliane e quelle greche, in supporto alla Open Arms che da ore cerca chi, tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla, è stato abbandonato alla deriva in mezzo al mare.

Dopo l’operazione illegale di intercettazione e abbordaggio condotta dall'Idf in acque internazionali, in piena area Sar di competenza greca, contro 22 delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, più di 180 persone risultano disperse. Il Ministero degli Esteri israeliano ha inizialmente indicato il fermo e l'arresto di circa 175 attivisti, ma secondo la Global Sumud Flotilla sarebbero di più.

Per questo la Artic Sunrise insieme all'Open Arms stanno ancora cercando le imbarcazioni lasciate alla deriva per verificare se vi siano attivisti all’interno.

“Stiamo attualmente fornendo supporto attivo alla flotta attraverso diverse misure operative”, spiega a Fanpge.it Farah al Hattab, Campaigner di Greenpeace nell’area Medio Oriente e Nord Africa, attualmente a bordo della nave. "I nostri RHIB (gommoni a chiglia rigida) sono dispiegati per effettuare missioni di logistica e rifornimento, consegnando carburante essenziale, acqua e altre forniture critiche alle navi che ne hanno bisogno. Abbiamo anche rafforzato la nostra assistenza medica. Il coordinamento è in corso con la nave Open Arms per garantire che qualsiasi emergenza medica possa essere gestita rapidamente ed efficacemente. Inoltre, gli ingegneri e i tecnici della Arctic Sunrise rimangono in standby per offrire assistenza tecnica, inclusi supporto meccanico e risoluzione di problemi per tutte le navi che riscontrino difficoltà operative”.

Le forze israeliane ieri notte, infatti, hanno distrutto motori e sistemi di navigazione, disturbato le comunicazioni e i sistemi Gps lasciando 22 imbarcazioni della flotta senza energia, senza propulsione, navigazione o possibilità di lanciare segnali di soccorso, nel pieno del percorso di una tempesta in avvicinamento, con il rischio che dentro vi siano ancora attivisti. Trentadue imbarcazioni, invece, sono riuscite a fuggire entrando nelle mattinate nelle acque territoriali greche e adesso sono in navigazione verso la costa.

“La Arctic Sunrise continuerà le sue operazioni di scorta finché la flotta non sarà al sicuro all'ancora. Sebbene l'intercettazione avvenuta ieri sera rappresenti una seria escalation, la nostra priorità immediata rimane la sicurezza e il benessere delle centinaia di persone ancora in mare – continua Farah al Hattab – il quadro giuridico che disciplina l'alto mare è stabilito nella Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), che garantisce la libertà di navigazione per tutti gli stati, inclusi il movimento delle navi e il sorvolo di aeromobili in acque internazionali. La Global Sumud Flotilla stava navigando in acque internazionali, dove ha il diritto di navigare liberamente e consegnare aiuti umanitari. Intercettare o sequestrare navi umanitarie non violente in queste condizioni è illegale. Tali azioni non solo rischiano vite umane, ma minano anche i principi fondamentali che garantiscono la sicurezza in mare”.

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