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A Padova fermo di polizia diventa un pestaggio: arrestati e processati 4 attivisti del Centro sociale Pedro

Dal fermo per un controllo all’arresto: a Padova quattro attivisti del Cso Pedro sono stati arrestati, ed altri malmenati, durante un intervento delle forze dell’ordine che aveva fermato la loro auto all’uscita da un’assemblea verso il 25 Aprile. Dopo il processo per direttissima, iniziato nel tardo pomeriggio, gli attivisti sono stati scarcerati in serata con obbligo di dimora. Il caso arriva in Parlamento, con esponenti di Avs alla che parlano di intimidazione del dissenso e chiedono chiarimenti sulle responsabilità. Sullo sfondo, il clima politico e securitario che attraversa la città nei giorni che precedono l’anniversario della Liberazione.
A cura di Redazione
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Un controllo di polizia, in breve tempo, si è trasformato in pestaggio e infine in un arresto di quattro persone. Questo è ciò che denunciano a Fanpage.it le attiviste e gli attivisti del Centro sociale occupato Pedro di Padova presenti in forze, nella mattinata odierna, di fronte al Tribunale di Padova, dove attendevano l’esito del processo per direttissima dei quattro attivisti arrestati nella nottata di mercoledì; poi rilasciati alle 20 di stasera pur dovendo sottostare a misure d’obbligo di dimora tra le 22 e le 7 del mattino.

Dal fermo alle violenze

Nella sera di mercoledì 15 aprile, i militanti del Cso Pedro si erano riuniti in un'assemblea cittadina per l'organizzazione della giornata di mobilitazione per l'anniversario della Liberazione del 25 Aprile. "Una macchina con 3 giovani attivisti è stata fermata dai carabinieri – racconta Stella Salis, attivista del Cso Pedro – che hanno chiesto un'identificazione. Senza opporre resistenza sono stati esposti i documenti",  ma poco dopo gli animi si sono scaldati, ed è accaduto qualcosa "di grottesco: i carabinieri hanno aperto lo sportello dell’auto facendo uscire le persone, sbattendole poi a terra e iniziando a malmenarli". A quel punto la situazione è diventata sempre più complessa: davanti alla volante sono giunti altri attivisti ed attiviste del centro sociale chiedendo perché si stesse agendo con quelle modalità per un "comune" fermo: "Abbiamo chiesto agli agenti di smettere di comportarsi in quel modo, ma la richiesta non è stata assolutamente accolta: hanno iniziato a muoversi verso di noi e a picchiare le persone presenti, addirittura minacciando di utilizzare manganelli, taser e spray al peperoncino".

Gli attivisti hanno raccontato dell’arrivo di altre 17 volanti di diverse forze dell’ordine (diventando infine 18 di fronte a poche decine di attivisti). Per Salis, ciò che è accaduto "è un abuso di potere costruito ad arte, si sono accaniti sulle donne del centro sociale, provocandole verbalmente e sbattendole a terra; una di loro è stata infine arrestata".

Un punto di vista divergente emerge dal comunicato stampa dei Carabinieri di Padova, che affermano di aver fermato l'auto su cui viaggiavano gli attivisti perchè avevano notato "l'atteggiamento sospetto della conducente dell’utilitaria" e che il gruppo di attivisti, in un secondo momento, avrebbe "creato una barriera fisica contro i militari nel tentativo di delegittimarne l’operato ed opponendosi ai controlli in corso in modo da agevolare la fuga dei fermati"; denunciando sette contusi tra le forze dell’ordine. Versione in contrasto con il racconto degli attivisti che poi hanno denunciato un collegamento stretto tra i fatti accaduti con l’organizzazione della giornata di mobilitazione cittadina per il 25 Aprile: "È stato tutto provocatorio e pretestuoso, crediamo sia il frutto di un clima generalizzato che si respira in città in questo periodo: ci trovavamo in zona rossa, quella che il senatore Andrea Ostellari acclamava oggi sui giornali chiedendo maggiori mezzi e polizia nei quartieri". Questo, per attiviste a attivisti, "lascia impuniti gli agenti che lavorano nei territori".

La senatrice Cucchi (Avs): "Questa non può diventare normalità"

Alle 13 di stamane una cinquantina di attivisti si è radunata di fronte al tribunale di Padova dove si stava tenendo il processo per direttissima degli attivisti fermati. Davanti allo striscione con la scritta "No agli abusi di potere, liberi subito!", i manifestanti hanno denunciato i fatti accaduti, ricordando che gli attivisti arrestati erano stati "sbattuti a terra, ammanettati e tenuti fermi a terra in due per persona"; oltre a denunciare gli attacchi subiti da chi di loro era intervenuto chiedendo chiarimenti agli agenti e raccontando di un clima molto teso in città. Il caso non è rimasto circoscritto al Veneto, ma è arrivato presto ai palazzi della politica romana che annuncia interrogazioni parlamentari. "Resta da chiedersi se in democrazia sia davvero accettabile tollerare simili abusi di potere senza che nessuno ne risponda", ha affermato il deputato Marco Grimaldi di Avs, che poi ha aggiunto: "Ci si interroghi sulle responsabilità di chi dovrebbe garantire sicurezza, ma che invece sembra alimentare paura e ingiustizia".

Duro anche il commento della senatrice e vicepresidente della Commissione giustizia Ilaria Cucchi: "La società civile si mobilita per il 25 aprile, i carabinieri intervengono per intimidirla". Per la senatrice Cucchi nei palazzi di Roma la destra impone "l’ennesimo pacchetto sicurezza pensato per colpire il dissenso mentre a Padova, per strada, dei ragazzi vengono perquisiti e bloccati a terra". Cucchi pone anche delle domande importanti in merito alle motivazioni delle violenze raccontate dagli attivisti: "È perché organizzavano il 25 aprile? O è solo una coincidenza che la politica renda strutturale il fermo preventivo proprio a pochi giorni dall’anniversario della Liberazione?". La senatrice non crede alle coincidenze: "Credo piuttosto si tratti di un avviso ai naviganti di cui le conseguenze, già oggi, sono sotto gli occhi di tutti; ma questa non può diventare normalità".

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