La proposta del Movimento 5 Stelle, avallata dalla maggioranza composta anche dalla Lega, di modificare il referendum propositivo, con la concreta possibilità di abrogare il quorum, viene percepita da Pier Ferdinando Casini come un pericolo per il sistema parlamentare. L’ex presidente della Camera e politico di lungo corso ne parla in un’intervista al Corriere della Sera: “La riforma che introduce il referendum propositivo senza quorum è pericolosissima. Così si avanza rapidamente verso una possibile dittatura delle minoranze che nessuno ci garantisce estranee a poteri forti e lobby”. Secondo Casini, si inaugura una stagione che innescherà “un grave rischio per le istituzioni democratiche del Paese” e si va incontro al timore di un “colpo mortale per la democrazia parlamentare”.

Il rischio per il sistema parlamentare, secondo Casini, è concreto: “Siamo senza partiti, con un Parlamento mortificato e con i capi comunicatori che interloquiscono con le masse. Io dico che i pericoli sono largamente sottovalutati. Per questo bisognerebbe mobilitare gruppi di cittadini di tutti gli orientamenti per vigliare sulla democrazia. Perché, al punto in cui siamo, parlare di deriva venezuelana non mi sembra esagerato”.

Casini ricorda anche il passato, quando c’è stata “una fase in cui i regimi totalitari hanno abolito le Camere o le hanno ridotte a soggetti serventi. Poi c’è stato un lungo periodo (da Craxi a Berlusconi) in cui i processi riformatori hanno messo in discussione, a volte anche con ragioni, un eccessivo corporativismo parlamentare. Oggi siamo arrivati a chi vuole ‘aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno’. Ma tutti noi dovremmo ricordare bene che fine fanno le scatolette dopo essere state aperte: finiscono buttate nel secchio della spazzatura”.

Per quanto riguarda il testo della riforma del referendum propositivo, secondo Casini un timore è reale ed è legato al “limite al numero delle iniziative referendarie che potrebbero investire il Parlamento”. Secondo l’ex presidente della Camera, il Parlamento potrebbero rischiare “di rimanere ingolfate, se non schiacciate”, in quella che Casini definisce come una “morsa stretta dal governo e dal popolo”, con riferimento alla mancata discussione della legge di Bilancio negli ultimi giorni del 2018.