Il deputato del Movimento 5 Stelle e questore della Camera, Francesco D’Uva, lancia due importanti messaggi: da una parte sottolinea l’importanza di non abbassare la guardia nella lotta alla mafia in questo momento emergenziale, e dall’altra ribadisce la proposta per i politici di tagliarsi lo stipendio, così come avvenuto in tanti Paesi, dal Giappone alla Bulgaria. D’Uva, intervistato da Fanpage.it, si sofferma su vari aspetti dell’emergenza Coronavirus, rispondendo all’ipotesi di un taglio dello stipendio dei parlamentari: non una misura populista, assicura, ma un’idea da prendere sul serio anche per mandare “un bel segnale” ai cittadini in una fase così complicata. Ma le risposte che deve dare lo Stato sono anche altre, a partire dall’introduzione del Reddito di emergenza e dagli interventi in campo sociale, necessari anche per combattere le mafie: “Non sono ammesse distrazioni di sorta”, precisa il deputato pentastellato spiegando che bisogna intervenire evitando che si crei una situazione di disagio sociale per i cittadini, ma anche mettendo in campo tutti i controlli necessari per combattere la criminalità organizzata. Una battaglia, peraltro, da portare avanti anche in Ue, magari con l’istituzione di una commissione Antimafia al Parlamento europeo.

I lavori parlamentari e il taglio degli stipendi dei politici

Come procedono i lavori parlamentari e qual è il ruolo dei deputati durante l’emergenza?

In questo momento stiamo vivendo una fase di lockdown, malgrado questo il Parlamento non ha chiuso, ci siamo opposti sia per il rischio di lanciare un messaggio sbagliato sia a livello sostanziale, perché qui vengono fatte le leggi per uscire dalla crisi. È vero che vengono fatti i decreti per l’urgenza, ma poi è normale che sia il Parlamento a doverli convertire. È chiaro che pian piano l’attività sarà più intensa, ma dire che ora il Parlamento non lavora è falso. I parlamentari sono nel pieno diritto di svolgere il loro lavoro, continuano a fare il loro preziosissimo lavoro. L’Aula è sempre centrale e questa cosa va rivendicata con forza: il governo deve rendere conto ai parlamentari.

In alcuni Paesi i politici si sono ridotti lo stipendio in questa fase di emergenza sanitaria: proponete un’idea simile anche in Italia?

Il M5s ovviamente è stra-favorevole a questa ipotesi, lo siamo da sempre, figuriamoci adesso con il Coronavirus. Volendo non serve neanche una legge se c’è la volontà del singolo gruppo politico. Non a caso, recentemente l’ultima tranche delle nostre restituzioni è andata alla Protezione Civile. A questo si aggiungono le donazioni dei singoli. Certo, sarebbe bello che lo facessero tutti. Non credo sia una misura populista, altrimenti non verrebbe fatta da mezzo mondo. Forse bisognerebbe prenderla più sul serio e farla in questa fase in cui i cittadini riceverebbero un bel segnale.

Il Mes e le misure contro il Coronavirus

Capitolo Mes, ha ragione Conte a dire che è presto per decidere e che bisogna rinviare la discussione?

Siamo in una fase molto delicata, è una negoziazione tra le più difficili in Ue. La cosa più corretta sarà attendere le valutazioni di Conte. Non credo che il Mes sia la strada corretta, perché prevede degli interventi di difficoltà per un singolo Paese, invece qua il problema riguarda tutta l'Europa. Forse bisognerebbe cercare un nuovo strumento, penso anche ai bond comuni. Servono le soluzioni più eque possibili, questa lo è? Vediamo le valutazioni che farà Conte.

Le misure economiche finora previste dal governo sono sufficienti? In che direzione bisognerebbe andare con le prossime misure?

Serve sempre di più, è sempre meglio dare qualcosa in più. I cittadini hanno bisogno di affrontare questa fase con la maggiore serenità possibile. Ci sono stati tanti interventi. È chiaro che si sta mettendo in campo di tutto, parliamo di misure eccezionali. Ora bisogna andare nella direzione del reddito di emergenza, perché il Reddito di cittadinanza funziona ma la sua platea può lasciare fuori qualcuno. Per questo bisogna pensare a un reddito di emergenza – e ci si sta lavorando – perché nessuno deve patire i problemi dell’emergenza.

La fase due e la ripartenza inizieranno davvero il 4 maggio? Siamo pronti?

Il decisore politico si sta facendo coadiuvare dai tecnici. Al momento sembrerebbe che il 4 maggio si possa ragionare in tal senso, ma abbiamo ancora due settimane. Noi però dobbiamo sperare nella ripartenza il prima possibile. Ci sarà una fase di convivenza controllata. Per ripartire si sta facendo tanto, anche nell’interesse di aiutare l’economia a riprendersi e dall’altra facendo in modo di non far avvantaggiare chi, come la criminalità organizzata, potrebbe trarre vantaggi riempiendo un vuoto con la propria liquidità.

D'Uva: contro le mafie non ammesse distrazioni

In questi giorni si parla molto del rischio delle infiltrazioni mafiose di fronte alla crisi causata dall’epidemia: parliamo di un pericolo reale? E come va affrontato?

Si sta già facendo di tutto per evitare che accada, per esempio con i buoni spesa. Lo Stato c’è per evitare che si riempia questo vuoto grazie alla mafia. Lo Stato deve garantire che non ci siano disagi sociali. Bisognerà evitare che ci siano disagi sociali: per esempio con i fondi ai comuni e con il reddito di emergenza. Dall’altro lato bisogna lavorare per il controllo e in questo apprezzo molto la direttiva del ministro Lamorgese. Ha proposto una cabina di regia provinciale. L’attenzione è massima, credo che lo Stato ci sia e riusciremo ad affrontarlo meglio di qualsiasi altro paese europeo, perché l’Italia è il paese non della mafia ma dell’antimafia, anche perché abbiamo una legislazione all’avanguardia.

Come lo Stato può concretamente intervenire per arginare l’azione delle mafie?

Ad esempio mi è piaciuta la proposta del procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho per il tracciamento bancario. Tutti si stanno ponendo il problema. Io sono convinto che quando si va contro le mafie non sono ammesse distrazioni di sorta. Dobbiamo agire potenziando l’azione dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di finanza. Il Paese deve ripartire, facendo tutti i controlli, ma anche senza produrre un pericoloso immobilismo.

Lei ha proposto di istituire una commissione Antimafia anche nel Parlamento europeo…

Purtroppo a livello europeo non c’è la stessa sensibilità che c’è in Italia sull’antimafia. C’è il rischio che mentre noi la combattiamo, altrove la ignorano. Un modo per sensibilizzare è una commissione europea. C’è stata, ma sette anni fa e la relazione finale della commissione Crim è stata disattesa tranne per la nascita della procura europea. Riteniamo sia importante istituirla nuovamente, facendo capire a tutti che la mafia non è coppola e lupara ma qualcosa che può inquinare anche l’economia. La commissione in Ue andava molto bene, poi è chiaro che i regolamenti sono diversi e non si può applicare il modello di quella italiana. Si può e si deve fare una nuova commissione antimafia. Oggi è come se questo dibattito si fosse spento e bisogna ravvivarlo.

I corridoi controllati sullo stretto di Messina

Perché si parla di corridoi controllati per i traghetti sullo stretto e cosa sono?

I corridoi controllati sono già realtà. A Messina c’è stata un’invasione di competenze tra le varie istituzioni e sembrava che dovesse essere il Comune a occuparsi dello stretto, anche se la competenza è statale. Chiarito questo dal Consiglio di Stato, mi sono permesso di interessarmi con il ministero dell’Interno. Abbiamo proposto di aumentare il flusso di dati tra le forze dell’ordine sullo stretto e quelle delle destinazioni dei vari passeggeri e i corridoi controllati ora sono già in campo. Inoltre i controlli sull’autocertificazione chiediamo che siano fatti a tappeto e non a campione, decidendo cioè di fare controlli su tutte le certificazioni dubbie nei giorni successivi. Così le forze dell’ordine del comune di destinazione sanno che sta arrivando questa persona che ha passato lo stretto. Il problema, poi, è che ci sono poche corse, ma il numero dei passeggeri è molto contenuto e molti di questi sono pendolari. Noi riteniamo che non siano sufficienti quattro corse al giorno, ma siamo convinti che la Regione lo capirà.

A Messina negli scorsi giorni è stato celebrato il funerale del fratello di un ex boss mafioso con tanto di corteo funebre e assembramenti: c’è un problema di controlli e sicurezza nelle città?

Quello che è successo a Messina è gravissimo e gli inquirenti sono a lavoro. Mi spiace che il sindaco non sia intervenuto tempestivamente. La mia opinione è che il primo cittadino poteva benissimo vigilare, visto che altre volte l’ha fatto anche in contesti che non lo riguardano. Sembra che si predichi bene e si razzoli male, ma credo che ora i toni si distenderanno. Poi c’è la questione sicurezza: vedo che le forze dell’ordine stanno facendo un gran lavoro, quindi si riesce a controllare. Ma sta prima di tutto al cittadino, che deve essere responsabile. L’impegno c’è tutto, poi da città a città ci sono situazioni diverse. Bisogna fare in modo che i controlli siano estesi a tutto il territorio comunale.