Il referendum sul taglio dei parlamentari viene rinviato. Una decisione presa dal Consiglio dei ministri a causa dell’emergenza Coronavirus e dell’epidemia che riguarda ormai tutto il territorio nazionale. Il referendum confermativo era previsto per il 29 marzo: i cittadini saranno chiamati – in data da definirsi – a decidere se confermare o meno la riforma costituzionale con cui si prevede un taglio del numero dei parlamentari. In particolare alla Camera i deputati eletti passerebbero da 630 a 400. Al Senato, invece, i rappresentanti scenderebbero da 315 a 200. In totale, quindi, il numero dei parlamentari – in caso di voto favorevole alla riforma approvata in via definitiva a fine 2019 – scenderebbe da 945 a 600. La richiesta di rinviare il referendum è stata avanzata in primis dai Radicali e da +Europa. Poi la richiesta è stata presa in considerazione anche dal governo, tanto che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, ha fatto sapere che la decisione definitiva sarebbe arrivata entro oggi. E lo stesso D'Incà oggi spiega: "Il Governo ha ritenuto opportuno rivedere la decisione circa la data del referendum che era stata fissata prima dell’emergenza sanitaria, allo scopo di assicurare a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un’informazione adeguata. Le procedure referendarie in Italia e all’estero dunque si sospendono e saranno rinnovate quando sarà fissata una nuova data per il referendum".

Le nuove date possibili per il referendum sul taglio dei parlamenti

La richiesta di far slittare il referendum è legata sia a un aspetto organizzativo, con le scuole chiuse almeno fino al 15 marzo e una macchina da mettere in moto in una situazione considerata emergenziale dal governo, sia alla quasi impossibilità di portare avanti la campagna referendaria in condizioni normali. Per quanto riguarda le possibili date, le due di cui si parla più insistentemente sono quelle del 17 e del 24 maggio. Ma il rischio che molti vogliono evitare è quello che il voto referendario venga accorpato alle elezioni regionali e comunali, con un election day che non avrebbe precedenti.

Alcuni costituzionalisti ritengono che non ci sia alcun divieto nell’accorpare le date, anche se il rischio è quello di creare un precedente. Il divieto di accorpare le date esiste per i referendum abrogativi e in caso di elezioni politiche, ma non per quelli confermativi. Per rinviare il referendum è necessaria o l’approvazione di una nuova legge o un decreto del presidente della Repubblica, che andrebbe emanato entro il 23 marzo. La data deve essere tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo all’emanazione del decreto. Secondo il Quirinale, comunque, la decisione spetta al governo, sentite anche le opposizioni.

Il Comitato del no: sì slittamento, ma no voto con regionali

Il Comitato per il no al referendum si dice favorevole a uno slittamento del voto sul taglio dei parlamentari, ma ribadisce il no all’accorpamento con le regionali e le amministrative previste a maggio. Tanto da definire un eventuale voto unico “inquinato”, come sottolineato da Alfiero Grandi, vicepresidente del Comitato per il no. La posizione è emersa nel corso della presentazione del libro di Grandi, durante la quale si è parlato delle motivazioni del no, a partire dal sacrificio della rappresentanza ritenuto sbagliato. C’è poi un’altra critica mossa, che riguarda più nello specifico il referendum, ovvero la mancanza di dibattito pubblico e di una informazione di base sui media. Anche a causa del Coronavirus, su cui tutti i media si concentrano. Tanto da portare i promotori del Comitato a parlare di un voto “cieco”, senza la possibilità per i cittadini di ricevere le informazioni necessarie per prendere una posizione.