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Covid 19
3 Marzo 2020
17:36

Radicali: “Referendum taglio parlamentari il 29 marzo è attentato ai diritti civili”

L’emergenza coronavirus in Italia potrebbe incidere anche sul referendum sul taglio dei parlamentari, previsto per il prossimo 29 marzo. Il Partito Radicale chiede di tenere il referendum il 29 maggio allungando ed aumentando i tempi della campagna di informazione e confronto”. Il governo deciderà in settimana su un possibile slittamento.
A cura di Annalisa Cangemi
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Per i Radicali è necessario posticipare il referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari per via del coronavirus. Come sancito dall'articolo 138 della Costituzione, i cittadini sono chiamati a esprimersi su una riforma, fortemente voluta dal M5s, che modifica la Costituzione: la legge che riduce il numero di parlamentari non è stata infatti approvata, in seconda deliberazione, da una maggioranza dei due terzi dei componenti delle due camere.

Per potersi esprimere con consapevolezza gli elettori devono poter ricevere una corretta informazione. Ma le misure che sono state prese fino ad ora dal governo per contrastare l'epidemia da Covid-19 di fatto hanno impedito lo svolgimento di una normale campagna referendaria, a causa della sospensione e il divieto di organizzare eventi pubblici. Il Partito radicale sostiene che votare il 29 marzo, come previsto, sarebbe "un attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, così come configurato dall'articolo 294 del codice penale. Siamo di fronte – spiegano in una nota – a una violazione del diritto dei cittadini ad essere informati, anche a seguito della violazione dell'ordine impartito dall'Agcom alla Rai e da noi formalmente denunciato".

E ancora puntano il dito contro "l'impossibilità di tenere manifestazioni pubbliche in buona parte del paese; non c'è comunque certezza che il 29 marzo ci saranno le condizioni per tutti i cittadini di votare; perché ci risulta che le procedure per garantire il voto degli italiani all'estero sono molto in ritardo". Per questo, il Partito radicale, a fronte dell'emergenza coronavirus, ribadisce "la richiesta di tenere il referendum il 29 maggio allungando ed aumentando i tempi della campagna di informazione e confronto".

"A meno di un mese dalla consultazione il referendum riesce finalmente a far parlare di sé, ma solo perché vi è la possibilità che venga posticipato a causa delle ripercussioni del Coronavirus. Chiediamo che questa decisione sia presa quanto prima: è evidente che, nell'attuale scenario, dopo una lunga campagna politica demagogica, non è possibile ottenere gli spazi necessari per spiegare in modo adeguato ai cittadini quali sono le ragioni che spingono noi e numerosi altri comitati a dire no al taglio dei parlamentari". ha detto Massimiliano Iervolino, presidente del Comitato per il ‘no' alla controriforma e segretario di Radicali Italiani.

La questione è stata sollevata anche da altri senatori promotori del ‘no' al referendum, allarmati sia dalla diffusione del coronavirus e dalle sue possibili ripercussioni, sia dalla mancanza di adeguata informazione sul tema. "Giovedì scorso – ha spiegato Andrea Cangini di FI – abbiamo inviato una lettera formale al presidente del Consiglio Conte e al ministro dell'Interno Lamorgese, chiedendo di essere convocati per valutare il da farsi, nonostante l'emergenza coronavirus e la modestissima informazione del servizio pubblico. Non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Speriamo che la nostra richiesta venga accolta in tempi rapidi".

"Noto – ha continuato Cangini – un certo allarme tra M5s, forse perché gli argomenti proposti non stanno facendo presa sugli italiani. L'ipotesi di abbinamento con le elezioni regionali prossime ci sembra sbagliata. Ci atteniamo ai precedenti, alle norme e al buonsenso. Lo spostamento di un mese potrebbe essere un'idea, come potrebbe essere un'idea il potenziamento dell'informazione da parte del servizio pubblico". 

Al momento la data fissata è quella del 29 marzo, ma il governo dovrebbe decidere in settimana se mantenerla invariata o rinviare tutto a maggio, come ha spiegato anche il ministro Federico D'Incà a SkyTg24: "Al momento è confermato Referendum il 29 marzo, dovremo decidere in questa settimana se mantenerlo o spostarlo a maggio, confrontandoci anche con l'andamento dell'incidenza del Coronavirus e la necessità di tempo adeguato per campagna referendaria". Una delle ipotesi che circola è il possibile accorpamento del referendum che riduce di un terzo i parlamentari alle elezioni regionali, che a fine maggio sono previste in cinque regioni, e cioè in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto (anche se ancora non una data certa non c'è, ma si parla del 31 maggio). Una strada questa che non piace né al Pd né al Comitato per il ‘no'.

Salvini: "Sul rinvio decide il governo"

A chi gli chiedeva se a suo parere l'esecutivo dovrebbe rinviare il referendum Matteo Salvini ha risposto così: "Non abbiamo mai proposto di rinviare nulla, deciderà il governo. Mi auguro tutti possano votare, è un diritto. Hanno votato ieri in Israele, non vedo perché non si potrebbe votare in Italia". 

"Inviteremo a votare per il sì, abbiamo votato quattro volte in Aula per il taglio dei parlamentari, voteremo per la quinta volta, se anche il popolo ratificherà, sarà chiaro e evidente che il parlamento, dal giorno dopo, sarà delegittimato dalla volontà popolare, ci saranno 300 persone in più del previsto, ognuno trarrà le sue conseguenze". ha aggiunto l'ex ministro in conferenza stampa alla Camera.

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