Il referendum si farà. La Cassazione ha dato il via libera al referendum sulla legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. L’ufficio centrale per i referendum della Suprema Corte ha ritenuto che la richiesta di referendum, che è stata sottoscritta da 71 senatori, “è conforme all’articolo 18 della Costituzione”. Per questo motivo ha inoltre ritenuto che il quesito referendario proposto è legittimo. Ora si attende la data del voto, ma ieri – annunciando le sue dimissioni da capo politico del Movimento 5 Stelle – Luigi Di Maio ha fatto riferimento a una possibile data, nel mese di maggio.

Chi decide la data del referendum

Ora il governo e il capo dello Stato dovranno decidere quale sarà la data precisa. Ma come accennato da Di Maio e stando a quanto trapela in queste ore, l’idea del governo sembra essere quella di andare al voto domenica 24 maggio. A convocare il referendum sarà il presidente della Repubblica con un suo decreto che seguirà la deliberazione del Consiglio dei ministri. Il Consiglio dei ministri ha 60 giorni da oggi per decidere la data. Poi, quando si riunirà, dovrà scegliere una data tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo. In sostanza si potrebbe andare da marzo a inizio giugno, anche se l’opzione che sembra prevalere è quella di un voto a maggio.

Taglio dei parlamentari, cosa prevede la riforma costituzionale

La riforma che prevede il taglio dei parlamentari è stata votata in Parlamento in questa legislatura, con le prime votazioni avvenute quando la maggioranza era composta da Lega e Movimento 5 Stelle e con l’ultima approvazione – quasi all’unanimità – avvenuta con il cambio di governo e con il Pd a Palazzo Chigi insieme ai pentastellati. Con questa riforma si prevede un taglio del numero dei deputati (che passano da 630 a 400) e dei senatori (che passano da 315 a 200). Dopo l’approvazione in Aula con il voto favorevole di praticamente tutti i gruppi, 71 senatori hanno chiesto il referendum: un’iniziativa partita soprattutto dagli esponenti di Forza Italia, ma a cui si sono aggregati parlamentari di tutti gli schieramenti politici, fatta eccezione per Fratelli d’Italia.