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29 Novembre 2022
12:28

Armi all’Ucraina nel 2023, Pd e M5s chiedono al governo di ritirare l’emendamento al decreto Calabria

L’autorizzazione a inviare armi all’Ucraina per tutto il 2023 è stata proposta dal governo Meloni, ieri, sotto forma di un emendamento al decreto Calabria. Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra oggi si sono opposti, nel dibattito alla Camera: “Quel decreto non c’entra nulla, una questione così va discussa”.
A cura di Luca Pons
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Il dibattito sulle armi all'Ucraina è arrivato in Parlamento. Quando, ieri, si è saputo che il governo intende prorogare l'invio di armamenti a Kiev per tutto il 2023, le opposizioni si sono mobilitate. Non solo per la scelta in sé di mandare armi – che Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) contestano – ma anche per il modo in cui è stata presentata: un emendamento al decreto Calabria.

Infatti la proposta, che prevede che il governo possa inviare armi all'Ucraina per tutto il 2023 senza dover chiedere il permesso al Parlamento di volta in volta, è arrivata in una modifica al cosiddetto decreto Calabria, che attende di essere approvato dal Senato. Si tratta di un decreto legge che riguarda la partecipazione di personale militare italiano alle iniziative della Nato, più alcune misure urgenti per il servizio sanitario in Calabria, appunto.

Una mossa da "furbetti" e "uno schiaffo in piena regola al Parlamento", l'ha definita il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. Avs, Movimento 5 stelle e Partito democratico hanno presentato delle mozioni per chiedere al governo di fare marcia indietro. Azione e Italia viva, invece, hanno chiesto di proseguire "senza riserve" il sostegno economico e militare a Kiev.

Il M5s nel testo della sua mozione chiede di illustrare al Parlamento l'indirizzo politico che il governo intende seguire sulla questione Russa-Ucraina. Oggi, il deputato Arnaldo Lomuti ha ribadito che il Movimento vuole aprire una conferenza di pace a Roma, ora che c'è una "parità, almeno a livello militare" tra le due parti in conflitto.

Criticando l'emendamento inserito al decreto Calabria, Lomuti ha detto che il Parlamento non deve essere trattato come "un pericolo da evitare" per il governo. Ha sostenuto, poi, che la scelta di intervenire con la modifica di un decreto invece che con altri metodi più aperti al dibattito parlamentare mostri "la continuità con il governo Draghi".

"È assurdo", ha dichiarato un altro parlamentare M5s, Marco Pellegrini, "che l'unico voto delle Camere su una questione così delicata risalga al 1° marzo 2022. Dopo cinque decreti sull'invio delle armi, serve un confronto, non un sesto decreto con le stesse modalità come annunciato dal ministro Crosetto". Sulla stessa linea anche l'Alleanza Verdi e Snistra, con Elisabetta Piccolotti: "Il Parlamento deve discutere sulla linea da tenere, prima di parlare di permesso all'invio di armi".

Anche il Partito democratico ha presentato una mozione sul tema. Mentre la posizione sugli armamenti è più morbida – il partito è favorevole all'invio di armi insieme a un maggiore sforzo diplomatico per arrivare a una conferenza di pace – il problema posto dal Pd è il metodo. "Chiediamo al governo di ritirare l'emendamento al decreto Calabria", ha detto Stefano Graziano, deputato dem, "perché interviene sul decreto 14, relativo all'invio di armi in Ucraina, senza c'entrare nulla".

Negli interventi dei parlamentari della maggioranza, invece, il tema dell'emendamento al decreto Calabria non è stato toccato. Simonetta Matone, deputata della Lega, ha sottolineato che a marzo, quando si è deciso di autorizzare il governo a inviare armi fino al 31 dicembre 2022 senza dare l'approvazione parlamentare ogni volta, è stato fatto anche per "mantenere una riservatezza sulle attrezzature che venivano inviate". Oggi, ha concluso Matone, "non sembra opportuno ripensare a questa scelta, perché rendere noti i dati sugli armamenti che vengono inviati danneggerebbe chi vogliamo aiutare".

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