In tema di pensioni e di superamento della legge Fornero rimangono tanti dubbi, ma anche qualche certezza. A partire dalla quota 100 che dovrebbe essere introdotta sin dal 2019. Per la quota 41, invece, si rimanda l’obiettivo di almeno un anno. C’è, però, un altro dubbio che viene sollevato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def: le riforme in tema di previdenza potrebbero essere temporanee. Durante l’audizione, infatti, Tria ha parlato di una “temporanea ridefinizione” delle condizioni per il pensionamento. Salvo poi precisare che l’obiettivo è quello di un “intervento permanente”, ma con la consapevolezza che quando si introducono nuove misure “in parte sperimentali” si dovrà valutare l’effetto e poi, eventualmente, decidere come “continuare, in quale forma e in quale misura”.

Il nuovo sistema pensionistico e la quota 100, quindi, potrebbero essere anche introdotte in via provvisoria per poi, magari, venire cambiati in corsa durante il prossimo anno. C’è poi la questione della quota 41, che il governo vorrebbe introdurre ma che, almeno per il momento, sembra essere rinviata. Lo ha chiarito ieri il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, spiegando che l’obiettivo di introdurla rimane, ma non sarà possibile farlo quest’anno. Più realisticamente, secondo Salvini, se ne parlerà con la legge di bilancio del prossimo anno.

Pensioni, quota 100: le ultime novità

Mentre il Fondo monetario internazionale chiede all’Italia di non toccare la riforma delle pensioni, la quota 100 si avvicina sempre più. Rimangono da chiarire alcuni aspetti. A partire dal divieto di cumulo, che sembra ormai confermato. I lavoratori che decideranno di andare in pensione con la quota 100 (cioè con 38 anni di contributi e 62 di età anagrafica), quindi, non potranno continuare in qualsiasi modo a lavorare né come dipendenti né come autonomi o semplici collaboratori. Questo perché l’obiettivo del governo è favorire il turnover: quindi chi va in pensione non deve più entrare in alcun modo nel mondo del lavoro.

C’è poi il discorso delle penalizzazioni per chi decide di approfittare della quota 100. Fino a ieri Salvini ha escluso che ci possano essere paletti o penalizzazioni, ma nelle ultime ore è tornata a circolare l’ipotesi di un 1,5% in meno sul trattamento pensionistico per ogni anno di anticipo rispetto al normale ritiro dal lavoro previsto dall’attuale legge.

Ma la quota 100 sembra non convincere gli imprenditori, stando a quanto riportato oggi dal Sole 24 Ore. Secondo molte aziende chiamate in causa dal giornale di Confindustria, non c’è alcun automatismo tra entrate e uscite e chiedono quindi al governo di puntare su un taglio del cuneo fiscale per favorire le assunzioni stabili e la crescita. Da Mevis, gruppo che opera nel settore metalmeccanico, si sottolinea come questa riforma delle pensioni possa comportare una perdita del “personale competente e con esperienza”, che con i nuovi ingressi non si riuscirebbe “a coprire del tutto”. Dompé, gruppo biofarmaceutico, con sedi a Milano, L’Aquila e Napoli chiede al governo di non cancellare ciò che funziona, come il Jobs Act, e di aumentare gli incentivi per l’assunzione di giovani. Ancora, il gruppo Adler, campano, sostiene che la quota 100 “non favorirà l’occupazione” e che ora è necessario ragionare nell’ottica del Paese e “non in termini di campagna elettorale”.