L’accordo sulla nota di aggiornamento al Def, con la conferma del deficit al 2,4%, prevede l’avvio di quota 100, una rivoluzione per tutti i lavoratori che vedono avvicinarsi la pensione. Si tratta di una misura che permetterà di avviare il superamento della legge Fornero e grazie alla quale sarà possibile ritirarsi dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi. Ovvero, quando la somma di queste due cifre sarà proprio 100. Ma, almeno per il momento, quota 100 si può raggiungere solamente con 62 anni di età e 38 di contributi, escludendo ogni altra possibile combinazione (con età più alta e meno contributi). La quota 100 sarà effettiva a partire dal 2019, ma al momento non si è ancora capito se varrà dal primo gennaio del nuovo anno o se verrà introdotta solo qualche mese più tardi.

Lo scontro sulle cifre tra le due componenti del governo (M5s e Lega) non permette per ora di quantificare la cifra disponibile per il superamento della legge Fornero, che dovrebbe essere di 5,2 miliardi di euro per il 2019 (e 7 per gli anni successivi), stando alle tabelle di cui Fanpage.it è in possesso. Ma che la Lega, con il viceministro Massimo Garavaglia, ritiene solamente delle “simulazioni”, pur spiegando che la quota 100 partirà al massimo “entro il mese di febbraio” e non già a gennaio.

Altra conferma sulle pensioni arriva da Matteo Salvini, il quale garantisce che la quota 100 verrà applicata “senza penalizzazioni, senza paletti, senza limiti, senza tetto al reddito”. Così, secondo Salvini, andranno in pensione 400mila persone, liberando “altrettanti posti di lavoro”. L’assegno pensionistico, quindi, verrà erogato senza penalità e senza il rischio del ricalcolo del trattamento pensionistico. Si elimina la possibilità di una penalizzazione dell’1,5% per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione prevista. Così come si esclude il ricalcolo misto o integralmente contributivo.

Quando si potrà andare in pensione

Quota 100 prevede il ritiro dal mondo del lavoro a 62 anni e con 38 di contributi versati. Vengono scartate tutte le altre combinazioni di cui si era parlato. Per esempio, la possibilità di andare in pensione con 64 anni di età e 36 di contributi. Oppure 63 anni e 37 di contributi o, ancora, 65 e 35. Al contrario, rimane ancora in piedi l’ipotesi della cosiddetta quota 41. Che permetterebbe di andare in pensione con 41 anni e sei mesi di contributi indipendentemente dall’età. Allo stesso tempo, si va verso una conferma anche della proroga di opzione donna, per le lavoratrici che vogliono andare in pensione a 57 o 58 anni con il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Gli effetti della quota 100

Tra le conseguenze dell’introduzione della quota 100 ci sono anche alcuni rischi, sottolineati da alcuni rappresentanti di singole categorie. Come riporta Il Sole 24 Ore, la quota 100 comporterebbe 40mila uscite nel mondo della scuola e 70mila in quello della sanità. Difficilmente rimpiazzabili in tempi brevi. Per quanto riguarda l’istruzione, la Cisl scuola stima che sono già 21mila le uscite programmate per effetto della legge Fornero nel 2019, a cui si aggiungerebbero fino a 20mila insegnanti. Per i medici, invece, il sindacato Anaao Assomed sostiene che le uscite tra il 2019 e il 2023 possano essere ben 70mila (tra Fornero e quota 100), oltre il 60% del personale oggi sul campo. E il turnover, almeno ad ora, sembra molto difficile da attuare.