Si è concluso il vertice a Palazzo Chigi organizzato per discutere e definire i numeri della nota di aggiornamento al Def. Secondo quanto dichiarato in conferenza stampa dal premier Giuseppe Conte e dal vicepremier Luigi Di Maio, per l'anno 2019 il deficit/pil sarà al 2,4%, mentre diminuirà progressivamente nel corso dei due successivi anni. In questo modo, il divanzo scenderebbe al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021. Il governo si è inoltre impegnato a ridurre il rapporto debito/Pil al 126,5% nel 2021.

"Mostriamo coraggio soprattutto per il 2019 perché riteniamo che il nostro Paese abbia bisogno di una manovra che solleciti una forte crescita. Avremo investimenti per il riammodernamento delle infrastrutture con un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria più serio di quanto sia stato fatto in passato e investimenti nell'infrastrutturazione immateriale, con la digitalizzazione della P.A. Il tasso di disoccupazione scenderà all'8% se non al 7% nel triennio", ha dichiarato Conte al termine del vertice.

"Con questa manovra arriveremo a dimezzare il gap fra il tasso di crescita italiano e quello europeo nel primo anno, il 2019. Il debito nel triennio subirà un calo di oltre 4 punti percentuali. Nel profilo di deficit previsto il primo anno, nel deficit, ci sono 0,2 punti percentuali di investimenti addizionali, nel secondo anno ci sono 0,3 punti, nel terzo anno 0,4 punti. Questo descrive la qualità della manovra, puntiamo ad avere lo strumento degli investimenti pubblici come lo strumento principale per lavorare sulla crescita", ha invece spiegato in conferenza stampa il ministro dell'Economia Giovanni Tria.

"Bella e coraggiosa, la riforma che permetterà il superamento della legge Fornero, che vedrà la possibilità, non l'obbligo, di andare in pensione in anticipo rispetto alla vigliacca riforma Fornero senza alcun tipo di penalizzazione", ha commentato il vicepremier Matteo Salvini. Infine, Luigi Di Maio ha confermato che sia il reddito che la pensione di cittadinanza entreranno in vigore nel 2019.