Pensioni, da gennaio 2027 assegni più alti del previsto: l’aumento dovuto al caro energia

Gli assegni dei pensionati a partire da gennaio 2027 saliranno più di quanto si fosse previsto. L'aumento annuale automatico scatterà, come sempre, per tenere il passo dei prezzi. E il caro energia di questi mesi significa che l'inflazione nel 2026 sarà più alta di quanto il governo avesse stimato lo scorso anno. Dunque, a cascata, bisognerà alzare gli assegni di chi è in pensione. La previsione è messa nero su bianco nel nuovo Documento di finanza pubblica (o DFP) approvato dal governo nei giorni scorsi.
Assegni pensionistici 2027, aumento previsto del 2,4%
Come è noto, tutti gli anni l'Inps deve aumentare gli assegni pensionistici di una certa percentuale, per tenere il passo con l'inflazione. Il motivo è semplice: le pensioni devono mantenere il loro potere d'acquisto, perciò se i prezzi salgono deve crescere anche l'importo erogato ogni mese a chi ha lasciato il lavoro.
Lo scorso anno, il governo Meloni aveva previsto che l'inflazione nel 2026 sarebbe stata molto bassa: l'1,5%. Questo, però, prima che gli Stati Uniti e Israele attaccassero l'Iran facendo scoppiare un nuovo conflitto in Medio Oriente, con conseguenze immediate per i prezzi dell'energia.
Si sa che quando sale il prezzo dell'energia (gas e petrolio), diventano più costosi anche quasi tutti gli altri prodotti. Perché i trasportatori pagano di più la benzina per trasportare i prodotti ai supermercati, le aziende pagano di più le bollette per tenere accesi i macchinari, e così via. Dunque, la crisi energetica fa accelerare i prezzi. E l'inflazione sale.
La nuova previsione del governo Meloni è che l'inflazione nel 2026 sarà del 2,4%. Quasi un punto percentuale in più. Peraltro, è una stima che potrebbe cambiare ancora: nessuno sa con precisione quanto durerà la crisi energetica, e quale sarà davvero il suo impatto sui prezzi.
Quanto costerà allo Stato aumentare le pensioni
Il governo ha anche stimato quanto costerà, per gli assegni pensionistici, questa nuova ondata di rincari. La stima si trova nelle pieghe del DFP, in una sezione dedicata alla spesa primaria corrente.
Senza entrare in tecnicismi, il testo afferma che lo Stato nel 2027 dovrà spendere più di quanto avesse preventivato. In particolare per "l'impatto atteso delle pressioni inflazionistiche in corso d'anno sulla rivalutazione delle prestazioni sociali in denaro". In altre parole, per l'effetto che l'inflazione di quest'anno avrà sulle pensioni e le altre prestazioni sociali, come spiegato.
Per gli assegni pensionistici, in particolare, la previsione è che lo Stato nel 2027 dovrà spendere 365,9 miliardi di euro. Sono circa 13,5 miliardi in più di quelli messi in preventivo per quest'anno.
Per fare un paragone, fino allo scorso autunno il governo aveva previsto che la spesa pensionistica nel 2027 sarebbe stata di 363,5 miliardi di euro. Di colpo, quindi, si sono aggiunti circa due miliardi e mezzo di euro in più. Può sembrare una differenza contenuta, quando si parla di bilanci da centinaia o migliaia di miliardi di euro; ma sono sempre somme che dovranno uscire dalle casse dello Stato.
E, come detto, questa è solo la stima più recente. Il conflitto in Iran al momento è solo sospeso, non chiuso, e lo Stretto di Hormuz resta in gran parte bloccato. Se queste condizioni dovessero prolungarsi, il prezzo dell'energia potrebbe salire ancora, e lo stesso potrebbe fare l'inflazione. A quel punto, le previsioni andrebbero di nuovo aggiornate, con incrementi ancora maggiori per le pensioni.