Comprare gas dalla Russia non salverebbe gli italiani dal caro bollette: lo spiega l’economista Tabarelli

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ha risposto alle domande di Fanpage.it per l’ultima puntata di Scanner Live, programma di approfondimento politico. La crisi legata allo Stretto di Hormuz finora non ha causato l’esplosione dei prezzi che ci si sarebbe potuti aspettare, ma se continuerà sarà “recessione”. E le risposte dell’Italia lasciano a desiderare, tra il taglio delle accise e chi pensa a comprare gas russo.
Intervista a Davide Tabarelli
Presidente Nomisma Energia
A cura di Luca Pons
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La guerra in Iran finora ha chiarito un aspetto che "prima era inconcepibile". Cioè che "l'Iran diventa padrone di Hormuz". È questa l'analisi di Davide Tabarelli, economista e presidente di Nomisma Energia. "Non dico che è stata una vittoria dell'Iran, però ne esce rafforzato", ha detto a Scanner Live, il programma di approfondimento politico di Fanpage.it.

Tabarelli ha parlato anche della crisi energetica che l'Italia sta affrontando, di cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane e di come ha reagito il governo Meloni: da un taglio delle accise molto costoso e poco efficace, alla proposta di tornare a comprare gas dalla Russia (avanzata dalla Lega, ma anche dal M5s con modalità diverse), che "non serve". Per prima cosa, perché il prezzo del gas sul mercato internazionale non è salito a tal punto da giustificare una mossa del genere; e poi perché sarebbe una rottura con l'Europa difficile da saldare.

Per il futuro della crisi c'è "ottimismo", ma se lo Stretto resta chiuso "sarà recessione"

"È difficile dire se la crisi" che stiamo attraversando oggi "è peggiore o meno grave degli anni recenti, oppure di quelle degli anni Settanta, perché ci siamo dentro appieno. Dobbiamo stare alla realtà, e la realtà è fatta dei prezzi. Ecco, i prezzi del petrolio sono aumentati di un 30- 40%, ci sono alcuni prodotti tipo il gasolio che è quasi raddoppiato, il jet fuel è raddoppiato, ma la benzina è aumentata anche questa di un 30%. Soprattutto il gas, andando a fare il confronto col 2022, è piatto: era a 30 euro per megawattora prima della crisi, è salito a 45-48, negli ultimi giorni è intorno a 40″, ha spiegato Tabarelli.

Insomma, "no", la situazione "non è peggiore al momento" rispetto al passato. Tanto che spunta anche un cauto "ottimismo". Dopo quasi due mesi dalla chiusura di Hormuz il fatto che non ci sia "un raddoppio dei prezzi è la cosa più sorprendente e finora è più importante da sottolineare". È un segnale che, "secondo i mercati", il blocco non durerà ancora per molto.

Se la situazione non migliorasse, invece, cosa dobbiamo aspettarci? Se continua è "un cataclisma", con le prospettive di una "recessione di grande intensità". Il motivo è presto detto: "Noi avevamo 100 milioni di barili giorno di domanda petrolifera. Da quello stretto esce il 20%, cioè 20 milioni di barili/giorno. Nell'arco di qualche mese riusciamo a trovare 10 milioni, 12 o 15 forse. Ma mancano sempre 5-7 milioni di barili al giorno". Per render l'idea, "pandemia del 2020, con una recessione mondiale spinta, ha causato un -8 milioni di barili al giorno di domanda petrolifera".

Taglio delle accise: "Abbassare i prezzi è sbagliato, consumatori devono eliminare gli sprechi"

Per questo "i prezzi devono salire rispetto a quelli attuali". Qui però sorge una domanda spontanea: se è così importante tenere alti i prezzi, perché il governo ha tagliato le accise? Una misura rinnovata da poco, a dispetto delle critiche dei tecnici. "Politicamente è stato deciso perché sembrava momentaneo", ha commentato Tabarelli. "Però bisogna stare attenti. A ridurre i prezzi si dà una pessima idea ai consumatori, che invece devono ridurre i consumi. Devono stare più attenti, eliminare gli sprechi, fare sacrifici. Devono capire la gravità della situazione, capire l'importanza della dipendenza petrolifera, capire che con i pannelli solari che tutti vogliamo non si risolve il problema di avere un litro di benzina, che è un'altra cosa".

Tra l'altro il costo del taglio è altissimo: "Fossimo la Norvegia, che ha un fondo sovrano gigantesco… noi siamo affogati nel debito, ogni volta che riduciamo le tasse vuol dire più debito, e questo non va bene".

La prima risposta della presidente del Consiglio, dopo lo scoppio della guerra e della crisi energetica, è stato recarsi nei Paesi del Golfo. Poi ha volato in Algeria, e nei prossimi giorni sarà in Azerbaijan. Si tratta dei nostri principali fornitori di energia. Secondo Tabarelli "i viaggi all'estero del nostro primo ministro sono sempre una cosa positiva. L'Italia ha una straordinaria importanza nel Mediterraneo, al di là del presente governo e della colorazione politica".

Però non bisogna farsi illusioni: "Si migliorano i rapporti, ma non è che nell'immediato nella crisi abbiamo più quantità". Ad esempio, "l'Algeria è piena di gas, ma ce l'ha sottoterra". Per estrarlo "bisogna fare investimenti". E a livello europeo "abbiamo detto che non vogliamo più il gas e non vogliamo più investimenti. C'è questa dicotomia".  È altrettanto evidente con l'Azerbaijan: "Gli azeri vorrebbero un raddoppio del TAP", gasdotto che porta il loro gas all'Europa, "ma ci vogliono 5-6 anni per ottenerlo". In questo tempo, "in base a certi auspici, dovremmo esserci affrancati dal gas e usare solo pannelli". Insomma, i viaggi danno un segnale politico ma non risolvono nulla, nell'immediato, per la crisi energetica.

Comprare gas russo: "Non ci serve e sarebbe incoerente verso l'Europa"

Un'ipotesi che invece la Lega vorrebbe mettere in campo immediatamente, e che il Movimento 5 stelle ha proposto a sua volta con modalità diverse, è l'acquisto di gas dalla Russia. Una mossa che, per Tabarelli, "tecnicamente non serve". Come detto, "il prezzo del gas è a 40 euro e prima della crisi era a 33 euro. Ricordo che con la crisi dell'Ucraina, dopo mesi eravamo a 103".

Insomma, il prezzo del gas non è aumentato così tanto da giustificare l'acquisto da Mosca. La crisi si concentra soprattutto sul petrolio, in questo momento. "Allora uno si dice ‘prendiamo il petrolio della Russia'. Ma il petrolio della Russia non è mai uscito dal mercato, è sempre andato alla Cina. Se la Cina prendeva il petrolio russo che prendevamo prima noi, vuol dire che ha smesso di prendere del petrolio dal Medio Oriente, che adesso prendiamo noi. È tutta una questione di vasi comunicanti". Insomma, anche questo "non serve".

E queste sono solo le valutazioni tecniche. Sul piano politico, Tabarelli prende posizione: "Io lo sconsiglio vivamente, perché vorrebbe dire umiliare la Commissione europea. Io sono contrario a questa Commissione, ma il bene dell'Europa vuole che dobbiamo mantenere una certa coerenza".

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