Inchiesta Squadra Fiore: ex forze dell’ordine vendevano dossier illeciti e intercettazioni a imprenditori e professionisti

Sono in corso dalle prime luci dell'alba perquisizioni da parte dei Carabinieri del Ros nell'ambito dell'indagine sulla ‘Squadra Fiore', un gruppo clandestino di cui avrebbero fatto parte ex appartenenti alle forze dell'ordine. Gli indagati avrebbero fatto parte di un'organizzazione clandestina che avrebbe effettuato attività di dossieraggio. Le ipotesi di reato sono accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione.
Gli indagati avrebbero costruito dossier per conto di terze persone che li avrebbero incaricati di reperire informazioni su vari professionisti, soprattutto politici e imprenditori. I fatti risalirebbero al 2022.
I due filoni d'inchiesta, la Squadra Fiore e i servizi segreti
L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Stefano Pesci insieme alle pm Alessia Natale e Vittoria Bonfanti, si articola in due filoni tra loro collegati: il primo riguarda la cosiddetta ‘Squadra Fiore‘ oggetto delle perquisizioni di questa mattina, mentre il secondo riguarda l'ipotesi di truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi. All'interno di questo secondo ambito dell'inchiesta è indagato Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza fino ad aprile 2025, e che in passato ha lavorato anche nell’Aisi. Secondo l'accusa, i servizi avrebbero stipulato circa cinque milioni di contratti con una società ‘amica'. Anche l'allora gestore della società, Enrico Fincati, è indagato, così come Carmine Saladino, fondatore della Maticmind. L'ipotesi di reato è quella di truffa.
A collegare le due indagini sarebbero state alcune intercettazioni, nelle quali i componenti della Squadra Fiore avrebbero fatto riferimento proprio a Del Deo.
I dossier commissionati da imprenditori e intermediari finanziari
Secondo quanto emerso nelle indagini del Ros, la ‘Squadra Fiore' avrebbe avuto accesso abusivamente a banche dati istituzionali: con le informazioni riservate contenenti in esse, avrebbe poi creato dei dossier illeciti, per poi rivenderli a soggetti interessati, soprattutto imprenditori, professionisti e intermediari finanziari. Si tratterebbe di manipolazioni finanziarie, che avrebbero danneggiato anche enti pubblici. I pagamenti avvenivano o tramite remunerazioni mensili, per soggetti che si rivolgevano più volte alla Squadra Fiore, o tramite singoli contratti.
L'indagine nata dall'inchiesta Equalize
L’attività investigativa della Procura di Roma trae origine dagli elementi emersi nell’ambito dell’indagine ‘Equalize', che lo scorso 9 aprile ha portato alla notifica di 81 avvisi di conclusione delle indagini per ipotesi di spionaggio industriale e creazione di dossier illegali. A partire da quel filone, i magistrati di Roma hanno condotto ulteriori approfondimenti, dai quali sarebbe emersa l’esistenza della cosiddetta ‘Squadra Fiore', un gruppo composto da ex appartenenti alle forze dell’ordine che accedevano in modo illegale alle banche dati per vendere dossier a chi ne faceva richiesta. Non solo: secondo quanto dichiarato in un comunicato dalla Procura di Roma, gli indagati "avrebbero inoltre eseguito, dietro compenso corrisposto per ogni singolo intervento, attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche/telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione fraudolenta di conversazioni private".
La truffa a Cassa Depositi e Prestiti
Tra le ipotesi di reato contestate, quella di aver utilizzato nel 2023 fondi dell'AISI, i servizi segreti interni, per pagare un contratto mai realmente eseguito con una società operante nel settore delle tecnologie. Si tratterebbe di milioni di denaro pubblico, sottratti così allo Stato in modo fraudolento. In particolare un imprenditore, che stava vendendo la propria società, avrebbe gonfiato artificialmente i conti del 2023 aumentando fatturato e margine operativo, aumentando il valore dell'azienda di oltre 40 milioni di euro, a fronte di un guadagno illecito di otto milioni di euro. Tra i danneggiati, in questo caso, vi sarebbe anche Cassa Depositi e prestiti.
Il gruppo dei ‘Neri' di Del Deo
In particolare, il gruppo di Del Deo si faceva chiamare ‘I neri'. Composto da persone che non sono state ancora completamente identificate, era specilizzato in attività illegali di tipo informativo e investigativo, con accesso abusivo alle banche dati protette. Riuscivano a carpire audio e video illegali di incontri privati, e intercettazioni abusive tramite canali come WhatsApp o le mail. Del Deo, inoltre, avrebbe fatto accesso alle banche dati dei servizi per avere anche informazioni su indagini penali in corso e informazioni coperte da segreto. Questo sia per aiutare i ‘clienti' a sfuggire alle indagini, sia per capire se erano intercettati. Tra i servizi offerti, quelli di installare dispositivi per intercettare conversazioni, e individuare microspie o intercettazioni.