Inchiesta Squadra Fiore a Roma, intercettazioni illegali su commissione influenzavano politica e imprenditoria

Un sistema in grado di accedere a banche dati riservate, carpire conversazioni private e vendere informazioni sensibili. È parte del quadro che emerge dalle pagine del "Decreto di perquisizione locale, personale sui sistemi informatici e conseguente sequestro di dispositivi e corrispondeza informatica" nell'ambito dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma sulla cosiddetta Squadra Fiore, un gruppo clandestino composto da ex appartenenti ai servizi e figure legate agli apparati di sicurezza, attivo anche in attività di intercettazione e raccolta illecita di dati.
Secondo quanto riportato nel decreto, il gruppo avrebbe realizzato, anche su richiesta da parte di altre persone "riprese video e audio di conversazioni e incontri privati tra presenti" e di svolgere "intercettazioni di comunicazioni e/o conversazioni, specie di natura telematica come email, chat WhatsApp" . I committenti erano interessati a influenzare ambienti politici e imprenditoriali. Attività che avrebbe incluso anche l’acquisizione illecita di tabulati telefonici e l’uso di informazioni coperte da segreto per aiutare altre persone a sfuggire a indagini in corso.
Come funzionava il sistema delle intercettazioni su commissione
Il gruppo era in grado di installare dispositivi di captazione all’interno di telefoni e computer, e di offrire servizi di "bonifica", per individuare eventuali microspie nascoste. Apparecchiature capaci di "intercettare comunicazioni e conversazioni private" che sarebbero state installate dietro compenso.
A confermare l’esistenza della rete è un testimone, che ha raccontato agli investigatori di essere entrato in contatto con membri della Squadra Fiore attraverso chat criptate e sistemi di messaggistica "effimera". Ha spiegato di aver condiviso documenti ottenuti in maniera illegale e di aver gestito trattative per la vendita di informazioni riservate, anche con finalità estorsive. Gli interlocutori utilizzavano nickname, profili virtuali e tecniche di anonimizzazione avanzate per evitare tracciamenti.
Il gruppo dei Neri di Giuseppe Del Deo
Dalle intercettazioni disposte dagli investigatori è emerso che alcuni membri del gruppo, tra i quali ex dipendenti della Presidenza del Consiglio, discutevano dell’uso improprio delle banche dati dell’Agenzia e delle attività svolte dai cosiddetti "Neri di Del Deo". Si tratta di collaboratori fidati dell’ex dirigente Aisi Giuseppe Del Deo. Nello specifico, in una conversazione del 2 gennaio 2025 nel documento si fa riferimento a una persona che avrebbe effettuato accessi abusivi "secondo il modus operandi della cricca di Del Deo" . Dalle stesse captazioni emergono anche riferimenti a un presunto ammanco di fondi pubblici e alla gestione anomala degli archivi informativi dell’Agenzia, elementi che gli inquirenti collegano al ruolo di Del Deo nel reparto economico-finanziario dell’Aisi.
Il quadro delineato dagli atti è quello di una struttura capace di muoversi come un servizio segreto privato, in possesso di strumenti tecnici, contatti interni e capacità di penetrare sistemi informatici protetti. Un apparato parallelo che, secondo la Procura, operava per profitto, vendendo informazioni sensibili e producendo dossier "nascosti sotto forma di notizie giornalistiche".