Inchiesta Squadra Fiore, così agivano i “Neri”: accessi abusivi a banche dati e appalti da 5 milioni di euro

Esisteva un gruppo di persone vicine a Giuseppe Del Deo, l’ex numero 2 del Servizio Segreto Interno, Aisi, oggi in pensione anticipata, che venivano chiamati convenzionalmente ‘I Neri' e ai quali l’ex spione "dava disposizioni per attività clandestine di tipo para investigativo, utilizzando per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza nazionale". È uno dei particolari che emerge dall’inchiesta dei carabinieri del Ros, i quali coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma stamattina hanno effettuato diverse perquisizioni nei confronti di imprenditori ed ex militari appartenenti ai servizi di sicurezza. Attualmente gli indagati sono undici.
Secondo quanto si legge in uno dei due decreti di perquisizione di cui Fanpage è in possesso ‘il gruppo dei Neri', (alcuni appartenenti al gruppo sono in corso di identificazione) "accedeva illegalmente a banche dati protette da misure di sicurezza, realizzando riprese video e audio di conversazioni e incontri privati destinate a essere successivamente diffuse, intercettazioni di comunicazioni e/o conversazioni, specie di natura telematica (email, chat WhatsApp)".
Tuttavia, le accuse rivolte nei confronti dell’ex numero 2 dell’Aisi non sono solo quelle di accesso abusivo ai sistemi informatici; infatti, da quanto si apprende nel decreto di perquisizione e sequestro, Del Deo, avrebbe, in qualità di dirigente del reparto economico finanziario dell’Aisi, nel periodo compreso tra il 2018 e l'agosto del 2024, agevolato in qualche modo gli affari della Sind, società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware, realizzazione di sistemi di riconoscimento anche biometrico e fornitrice di tecnologie informatiche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli investigatori hanno ipotizzato nei confronti del funzionario pubblico il reato di peculato che sarebbe stato commesso in concorso con il presidente della Sind, Carmine Saladino, e di Enrico Fincati e Nicola Franzoso, questi ultimi consiglieri della stessa società.
Fattura sospetta
L’appalto contestato è quello relativo alla sottoscrizione di un contratto per la fornitura di attrezzature e piattaforma informatica ‘Nexus' alla Presidenza del Consiglio del valore complessivo di euro 8.349.500,00, oltre l’IVA, oltre a quasi due milioni di euro di Iva da aggiungere. È il 16 giugno del 2023 quando Sind sottoscrive il contratto e poi vengono emesse due fatture per i servizi resi: la prima per un valore di cinque milioni e mezzo di euro, e la seconda di un milione di euro in meno, 4 milioni e seicentomila euro.
Per chi indaga, le due fatture "sono aventi ad oggetto forniture mai rese per il valore nominale dichiarato"; dunque, "i tre si appropriavano di risorse dell'Agenzia corrispondenti all'importo della prima delle due fatture indicate, per la quale Sind conseguiva il corrispettivo pattuito". E, da qui, l’accusa di peculato in concorso.
"La· vicenda relativa al contratto nexus è caratterizzata da una dispersione di risorse finanziarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri che vengono erogate – attraverso un meccanismo di sovrafatturazione della prestazione – in favore di due imprenditori, Fincati e Franzoso, legati da vincoli di interesse privato con il funzionario pubblico, Giuseppe Del Deo", così annotano i carabinieri del Ros.
La Squadra Fiore
Ma c’è di più. Dalla lettura di un altro decreto di perquisizione, complementare all’indagine che ha coinvolto Del Deo, è emerso che uno stesso gruppo di ex appartenenti ai Servizi e alti ufficiali, principalmente, si sarebbe attivato "per finalità di profitto, su richiesta di committenti che hanno interesse ad influenzare settori della politica e dell'imprenditoria per realizzare su sollecitazione di altri sodali, report e dossier contenenti informazioni abusivamente e illecitamente raccolte, nascoste sotto forma di notizie giornalistiche".
È la così detta Squadra Fiore, come ha definito durante un interrogatorio Samuele Nunzio Calamucci, il quale ha riferito ai carabinieri di essere entrato in contatto – mediante chat criptate – con utenti qualificatisi quali componenti di un gruppo "squadra fiore" e di aver condiviso documentazione illecitamente acquisita gestendo trattative per la vendita di informazioni su profili riservati e sensibili, sul profilo reputazionale di imprenditori, anche con finalità estorsive.
In questo caso la Procura di Roma contesta l’associazione a delinquere a diversi indagati che si sarebbero associati "allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica, di captazione e utilizzazione di segreti d'ufficio da parte di pubblici ufficiali e di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio", si legge nel capo di imputazione contestato, tra gli altri, all’ex responsabile della sicurezza di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, già arrestato in passato nell’ambito dello scandalo Telecom/Sismi.
Oggi all’ex carabiniere Tavaroli, all’ex generale della Guardia di Finanza, Luigi De Lisi, a Francesco Rossi e Rosario Bonomo, questi ultimi tre tutti transitati negli apparati della Presidenza del Consiglio durante gli anni dei governi di centro-sinistra, viene contestato di "aver acquisito e commercializzato informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell'ordine". Dunque, stando alle ipotesi investigative, sarebbe esistito una sorta di servizio segreto parallelo, privato, con alcuni membri ancora da identificare perché avvolti da nomi di copertura stile "Vogliamo i Colonnelli" dell’indimenticato Mario Monicelli. "Naufrago, mezzochilo, corazziere, juventino".