Dossieraggi su politici e sportivi, la procura di Roma chiede il processo per Striano e Laudati

La Procura di Roma ha chiesto il processo per il finanziere Pasquale Striano e per l'ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo Antonio Laudati, nell'ambito dell'indagine per diffusione di informazioni riservate ai danni di alcuni esponenti politici e del mondo dello sport. I computer violati sono proprio quelli delle fiamme gialle e della Dna, con le relative banche dati. L'ufficio del pubblico ministero ha inoltrato la richiesta di rinvio a giudizio per entrambi e attualmente circa una ventina di altri indagati sono a rischio processo: tra di loro anche alcuni giornalisti, ma per uno in particolare i magistrati di piazzale Clodio hanno stralciato la posizione per chiederne l'archiviazione.
Per la procura ci fu un "dossieraggio compulsivo"
Le indagini sono terminate nel novembre dello scorso anno e nel documento di chiusura i pm hanno affermato che si tratterebbe di una "consultazione di informazioni compulsiva" per acquisire elementi poi finiti in articoli di quotidiani. Questi la tesi dell'accusa. Le presunte schedature hanno interessato personaggi di primo piano del mondo della politica come il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell'istruzione Giuseppe Valditara, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, l'ex premier Matteo Renzi, la compagna del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, Francesca Verdini, l'esponente di Fratelli d'Italia Chiara Colosimo e la deputata di Forza Italia Marta Fascina. Attività che avrebbe riguardato anche personaggi nel mondo dello sport come l'ex presidente della Federazione italiana gioco calcio Grabriele Gravina e l'attuale allenatore del Milan, Massimiliano Allegri.
Il trasferimento del procedimento da Perugia a Roma
Il procedimento è coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Nel dicembre 2024 è stato trasferito da Perugia a Roma, a seguito di un'eccezione sollevata dalla difesa di Laudati e accolta prima dal giudice per le indagini preliminari, poi dal Tribunale del Riesame umbro, sulla scorta di una sentenza della Corte di Cassazione. I legali dell'ex magistrato hanno eccepito che i reati contestati sono stati compiuti all'interno della Dna, la cui sede centrale si trova fisicamente a Roma, rendendo la Capitale la sede naturale del processo e non il distretto di corte d'appello in cui il magistrato esercitava le proprie funzioni quando è stato sottoposto ad indagini, come invece prevede l'articolo 11 del codice di procedura penale.