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Il Decreto Sicurezza del Governo Meloni diventa legge ma viene modificato subito: cambia il bonus rimpatri

Il decreto Sicurezza ha ricevuto il via libera definitivo della Camera. E subito dopo il governo ha varato il decreto correttivo, per modificare la norma sui rimpatri, che aveva ricevuto il no del Quirinale: l’incentivo economico non sarà dato solo ai legali che portano avanti le pratiche di rimpatrio e non sarà legato solo all’esito positivo delle procedure. Ecco come cambia l’articolo contestato.
A cura di Annalisa Cangemi
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Questa mattina la Camera ha dato il via libera definitivo al decreto Sicurezza, e subito dopo, in un Consiglio dei ministri lampo, durato appena una decina di minuti e presieduto dal vice presidente del Consiglio Antonio Tajani, il governo come previsto ha approvato il decreto correttivo, per recepire le osservazioni del Colle. Il Presidente della Repubblica Mattarella era stato chiaro: non avrebbe firmato un provvedimento contenente una norma incostituzionale, ovvero il contributo economico di 615 euro previsto per gli avvocati che portano a termine le pratiche di rimpatrio dei migranti con esito positivo.

E così la maggioranza ha dovuto cambiare rotta: approvare il decreto Sicurezza nella versione originaria, visti i tempi stretti e la scadenza fissata a domani 25 aprile, e correggere contestualmente la norma incriminata con un secondo decreto correttivo, che modifica l'articolo 30 bis del provvedimento, in modo che i due testi potessero andare in GU in contemporanea. Il secondo decreto dunque corregge il primo, e la norma sui gli incentivi economici contestata non entra in vigore.

Meloni ha sempre respinto l'interpretazione di un "pasticcio istituzionale": "Ci sono dei precedenti in passato di correzioni che sono state fatte quando non c'erano i tempi della conversione contestualmente all'approvazione del decreto, quindi non ci vedo un precedente pericoloso. Chiaramente avremmo preferito procedere correggendo in corsa, ma questo avrebbe fatto ricadere il decreto e avrebbe creato non pochi problemi", ha detto questa mattina nel punto stampa a Cipro.

Con il nuovo decreto viene eliminata la specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente da un avvocato, si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense, salta la specifica che il compenso debba essere dato solo all'esito della partenza del migrante, stabilendo che l'incentivo economico verrà corrisposto a conclusione del procedimento.

Il nuovo dl Sicurezza e il dl rimpatri, che corregge l'articolo su cui è arrivato l'altolà del Quirinale, saranno con tutta probabilità pubblicati in Gazzetta Ufficiale "già stasera o domani", hanno detto fonti di governo. Sui due testi, salvo ulteriori rilievi del Colle, ci si aspetta quindi la firma del presidente della Repubblica, che chiuderà così giorni di polemiche e scambi di accuse tra maggioranza e opposizione.

Come cambia la norma sui rimpatri con il correttivo approvato dal governo

Il contributo di 615 euro per chi fornisce assistenza nella procedura di rimpatrio volontario assistito sarà subordinato "alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all'esito della partenza del migrante". Si amplia poi la platea dei beneficiari del bonus, eliminando "la specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato".

In questo modo vengono inclusi tra i beneficiari altri soggetti: non solo i legali, ma anche le associazioni e i mediatori. Sarà il ministro dell'Interno a definire i criteri per l'individuazione dei soggetti che possono svolgere l'attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso. Per tale decreto, il provvedimento approvato oggi in Cdm ha fissato un termine ordinatorio di 60 giorni ma possono anche essere di più. Successivamente ci sono i 30 giorni per la registrazione da parte della Corte dei Conti. Le coperture, viene sottolineato, saranno diverse da quelle del decreto sicurezza ma solo marginalmente. L'iter del decreto correttivo, secondo quanto si apprende, dovrebbe iniziare dal Senato.

La nota di Palazzo Chigi fa sapere che nel nuovo testo "Si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense indicandolo come uno dei soggetti con i quali il Ministero dell'interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l'opera prestata a favore dello straniero rimpatriando – si legge -. Di conseguenza, si prevede che con decreto del Ministro dell'interno saranno definiti anche i criteri per l'individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l'attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso".

"Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, del Ministro dell'interno Matteo Piantedosi e del Ministro dell'economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti. Il testo – si legge ancora nella nota di palazzo Chigi diffusa al termine del Cdm- apporta alcune modifiche alle norme in materia di rimpatri volontari assistiti (Rva) introdotte in sede di conversione del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23".

"Le nuove norme agiscono in particolare sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito e, di conseguenza, ricevere il compenso di circa 615 euro legato a tale prestazione. In particolare, l'ampliamento si realizza attraverso l'eliminazione della specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato. Inoltre, si subordina la corresponsione del compenso alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all'esito della partenza del migrante".

Il nuovo decreto sui rimpatri volontari assistiti, approvato dal Consiglio dei ministri di oggi, modifica direttamente la norma originaria del Testo unico immigrazione e contestualmente abroga l'articolo sugli avvocati all'origine delle polemiche. L'articolo 30-bis del decreto sicurezza, approvato dall'assemblea di Montecitorio in via definitiva, è una novella dell'articolo 14 ter del testo unico immigrazione. Quindi, spiegano sempre fonti di governo, il decreto correttivo deliberato dal Cdm interviene a modificare direttamente l'articolo 14 ter del testo unico immigrazione. Tuttavia, sottolineano le stesse fonti, siccome i due testi saranno pubblicati nella stessa Gazzetta ufficiale stasera o al massimo domani mattina in via straordinaria, per fugare qualsiasi tipo di dubbio, nel decreto correttivo è anche prevista l'abrogazione espressa dell'articolo 30-bis del decreto sicurezza.

I costi per il decreto Rimpatri crescono

Dovrebbero essere previsti oneri complessivi per poco più di 1,4 milioni di euro in tre anni nel decreto legge in materia di rimpatri volontari assistiti, approvato dal Consiglio dei ministri per correggere la norma sui rimpatri, contenuta nel decreto Sicurezza convertito in legge poco prima dalla Camera. Con il secondo provvedimento gli stanziamenti sono aumentati di circa 170mila euro. Come si legge in una bozza del secondo decreto, per il contributo di 615 euro, non più limitato ai "rappresentanti legali" ma al "rappresentante munito di mandato, che ha fornito assistenza allo straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, e nel relativo procedimento", sono previsti oneri per 281.055 euro per il 2026 e per 561.495 per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Nel decreto sicurezza gli oneri previsti erano 246mila euro per il 2026 e 492mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028.

Le altre misure del decreto Sicurezza

Tra le principali misure del decreto Sicurezza appena approvato, c'è la stretta sui cortei con il discusso fermo preventivo, che inizialmente, prima dello stop del Quirinale, il governo aveva ipotizzato fino a 24 ore: questo può essere disposto per "non oltre 12 ore" in presenza di un "attuale" pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica. Possono essere trattenute "persone" sulla base di "elementi di fatto", anche valutando il "possesso" di oggetti o materiali sospetti o in merito alla "rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni" e se sussista un "fondato motivo di ritenere" che si possano porre in essere condotte di "concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione". Ne viene data "immediata" notizia al pm il quale, se riconosce che le condizioni non ricorrono "ordina il rilascio". Nel caso di minori, i genitori devono essere informati "senza ritardo".

Sempre in tema di manifestazioni, vengono depenalizzate alcune condotte prevedendo però sanzioni salate per il mancato preavviso all'autorità, estendendo la punibilità anche ai promotori tramite reti o piattaforme, pubbliche o private, o tramite gruppi chiusi di utenti. Aumentano le multe per chi non rispetta le limitazioni poste alla circolazione o cambia itinerario, per chi "turba il pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico o il regolare espletamento del relativo servizio di ordine e sicurezza pubblica", per chi nasconde il proprio volto. Fino a una sanzione massima di 20mila euro nell'ipotesi di "disobbedienza all'ordine di scioglimento" della riunione o dell'assembramento.

Ampliato l'ambito di applicazione dell'ordine di allontanamento e del DASPO urbano, anche nelle nuove ‘zone a vigilanza rafforzata' individuate dal prefetto. L'allontanamento può colpire coloro che realizzino, nelle stesse zone, comportamenti "violenti, minacciosi o insistentemente molesti" e per coloro che siano anche stati solo "denunciati" o "condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti" per reati per cui è previsto l'arresto in flagranza, anche commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico".

Introdotti nuovi reati per contrastare la criminalità giovanile, tra "baby gang" e i cosiddetti "maranza": si introduce una nuova fattispecie di reato per il porto ingiustificato di coltelli e strumenti da taglio con specifiche caratteristiche prevedendo la reclusione fino a tre anni e in caso di reati commessi da minori una sanzione pecuniaria per i genitori.

Viene introdotta l'aggravante per fatti commessi su treni e altri mezzi di trasporto e una modifica al decreto Caivano che prevede una sanzione amministrativa compresa tra i 200 e i 1.000 euro a carico di chi ha la responsabilità genitoriale su alcuni reati per cui è previsto l'ammonimento del questore.

C'è poi lo scudo per i reati compiuti con "causa di giustificazione": in caso di notizia di reato, nel caso incui appaia "evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione", si verrà iscritti in un registro separato (la misura era stata pensata solo per le forze dell'ordine poi estesa erga omnes). Misura invocata dal centrodestra dopo l'omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso nel quartiere di Rogoredo dall'agente di polizia Carmelo Cinturrino, che aveva parlato di legittima difesa, salvo poi essere totalmente sementito dalle indagini.

Novità poi per la produzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti: il fatto non è definibile di lieve entità qualora le condotte siano poste in essere in modo continuativo e abituale.

Infine le misure che riguardano l'immigrazione, anche se il pacchetto che contiene il cosiddetto ‘blocco navale' è stato scorporato in un ddl ad hoc il cui iter non è ancora iniziato: oltre alla norma sui rimpatri che ha rischiato di far saltare tutto il decreto, per profili di incostituzionalità, un'altra novità è la cancellazione del patrocinio gratuito per il migrante che fa ricorso al provvedimento di espulsione.

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