La nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza è stata approvata e inviata alle Camere. Il documento contiene una serie di parametri economici che costituiranno l'ossatura della futura legge di bilancio, da approvare entro il 31 dicembre, nonché le misure basilari che verranno introdotte a partire dall'anno 2019. Il Def prevede un deficit al 2,4% per il primo anno, in calo al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021. Il Pil è invece dato in crescita all’1,5% nel 2019 e poi dell’1,6% e dell’1,4% nel 2021. In tutto, la manovra pesa 21,5 miliardi di euro, di cui 17 spalmati tra revisione della legge Fornero e reddito e pensioni di cittadinanza. Per la riforma pensionistica sono previsti circa 7 miliardi di euro, mentre per il reddito e le pensioni di cittadinanza da 780 euro al mese sono stati stanziati 9 miliardi di euro, più un altro per la riforma dei centri per l'impiego.

Per quanto riguarda la cosiddetta quota 100, che permetterà a circa 300mila contribuenti di andare in pensione qualche anno prima rispetto alle attuali regole della legge Fornero, si prevede un'età di pensionamento minima a 62 anni di età con quota contributiva di almeno 38 anni. Resteranno invece immutati i requisiti per ottenere pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi) e per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi senza alcun vincolo di età). La quota 100 non sarà fissa, ma salirà a seconda dell'età pensionabile. Ad esempio, il contribuente che ha 63 anni potrebbe andare in pensione con quota 101, chi invece ne ha 64 con quota 102, fermo restano i 38 anni di versamenti contributivi minimi. Sembra inoltre che chi andrà in pensione con quota 100 non subirà tagli o penalizzazioni all'assegno, così come avviene invece con l’Opzione Donna o con l’attuale Ape Volontario. Nei giorni scorsi, Claudio Durigon della Lega ha confermato che non ci saranno né riduzioni dell’1,5% per ogni anno di anticipo, né la richiesta di un ricalcolo contributivo della pensione.

La pensione di cittadinanza, invece, sarà erogata a chi percepisce un assegno inferiore ai 780 euro al mese e verrà modulata tenendo conto della situazione economica complessiva delle famiglie, anche con riferimento alla presenza di persone con disabilità o non autosufficienti, dunque l'aumento non sarà uguale per tutti e potrebbe non toccare a tutti.