Sono attesi per il pomeriggio di oggi, 21 marzo, i primi risultati sull’eventuale presenza di radioattività sul corpo di Imane Fadil, testimone chiave del processo Ruby, morta alla clinica Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, in circostanze misteriose lo scorso primo marzo. Nella giornata di ieri, nell'istituto di medicina legale di piazzale Gorini sono stati eseguiti i primi rilievi sugli organi interni, quelli che tecnicamente vengono chiamati carotaggi. "Gli esperti sicuramente ci informeranno sulle decisioni che prenderanno e sugli esami da fare, ma avremo qualche notizia nel pomeriggio", ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano lasciando piazzale Gorini con i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan. "In questo momento sono aperte tutte le ipotesi: sarebbe sciocco e poco serio dal punto di vista scientifico partire con un pregiudizio", ha aggiunto Siciliano, che non ha escluso né l'ipotesi dell'avvelenamento né quella della morte causata da una malattia rara.

Nel corpo della 34enne marocchina c'erano tracce di metalli pesanti "anche cento volte" più alte del normale. "Dagli esami sui liquidi biologici effettuati sono stati trovati livelli superiori rispetto alla norma di antimonio e cadmio", ha spiegato lunedì il procuratore di Milano Francesco Greco. Sono anche state rinvenute tracce di molibdeno, cobalto e cromo sia nelle urine che nel sangue della ragazza. Prima di pronunciarsi definitivamente sul caso, però, il procuratore ha detto di voler aspettare "l'esito degli esami autoptici".

Intanto ieri la procura di Milano ha convocato Souad Sbai, ex deputata del Popolo della libertà, per ascoltarla sul caso della morte di Imane Fadil. La presidente dell’associazione donne marocchine in Italia avrebbe infatti parlato in un’intervista di una ‘pista marocchina’, spiegando che la modella “sapeva tanto. Probabilmente aveva deciso di fare un passo indietro. E l’hanno uccisa”. “Io mi occupo delle donne musulmane in Italia da 15 anni e continuo a farlo. Voglio solo sapere la verità, sapere come è morta Imane, chi è il colpevole”, ha aggiunto lasciando il palazzo di giustizia l’ex deputata, secondo la quale “una inchiesta anche in Marocco va fatta”.