A un giorno di distanza dalla strage di Macerata a opera di Luca Traini, il leader di Forza Italia ha parlato della necessità di effettuare rimpatri coatti e massivi per arginare l'emergenza migratoria e riportare sicurezza nel territorio italiano. "L'immigrazione è una questione urgentissima. Oggi in Italia si contano almeno 630 mila migranti di cui solo il 5%, e cioè 30 mila, ha diritto di restare in quanto rifugiati e cioè fuggiti da guerra e morte. Gli altri 600 mila sono una bomba sociale pronta a esplodere, perché vivono di espedienti e di reati. Io prevedo la stipula di trattati con i paesi del Nordafrica, affinché dietro risarcimento usino le loro forze per impedire gli imbarchi sulle loro coste e organizzino campi di raccolta, ovviamente controllati dalle organizzazioni internazionali", ha dichiarato ieri al Tg5 Silvio Berlusconi.

"Penso che la sinistra non abbia saputo fermare l’immigrazione che ha portato oltre 600mila persone. Questo dato viene da tutti gli interventi fatti in questi anni: sono sbarcati in Italia 170mila clandestini nel 2014, 53mila nel 2015, 181mila nel 2016 e 119mila l’anno scorso. Nel 2010 con il mio governo ne sono arrivati solo 4mila”, ha ribadito la mattina successiva durante un'intervista concessa ad Agorà Rai3, sottolineando: "Queste 600mila persone le prendiamo con norme di polizia per le forze dell'ordine e i militari. Per individuarle, tutti potranno segnalare le presenze e queste persone saranno intercettate. Poi si ricorrerà a navi di Stato, e anche aerei pubblici, con cui li riportemo nei Paesi di origine, dove però dovranno esserci stati dei Trattati di accoglienza".

Dunque, a un mese dalle elezioni politiche, i cittadini italiani si trovano di fronte all'ennesima promessa elettorale. Ma è percorribile l'ipotesi avanzata dal leader di Forza Italia? Sarà davvero possibile procedere con il rimpatrio di centinaia di migliaia di migranti, come lasciato intendere da Berlusconi? La risposta è no e ora cercheremo di spiegare per quale motivo questa promessa elettorale è di fatto irrealizzabile.

I numeri dell'immigrazione

Stando ai dati forniti da Istat, durante il 2016 sono stati rilasciati 226.934 nuovi permessi di soggiorno, il 5% in meno rispetto al 2015. Il calo ha di nuovo riguardato soprattutto le migrazioni per lavoro (12.873) – diminuite del 41% rispetto al 2015 – che rappresentano ormai solo il 5,7% dei nuovi permessi. Aumenta, invece, la richiesta di nuovi permessi per motivo di asilo e protezione umanitaria, che nel 2016 hanno raggiunto il massimo storico: 77.927, il 34% del totale dei nuovi permessi. Nigeria, Pakistan e Gambia sono i principali paesi dai quali arrivano i migranti in cerca di asilo e protezione internazionale. Queste tre nazionalità coprono complessivamente il 44,8% dei flussi in ingresso per ricerca di asilo e protezione internazionale.

Molti migranti giunti in Italia non rimangono nel Belpaese: dei migranti arrivati nel 2012, solo il 53,4% è ancora presente al 1° gennaio 2017, evidenzia Istat. I cittadini non comunitari regolarmente presenti al 1° gennaio 2017 sono 3.714.137 e i paesi più rappresentati sono Marocco (454.817), Albania (441.838), Cina (318.975), Ucraina (234.066) e Filippine (162.469). In tutto, al primo gennaio 2017, sono 5.029.000 gli immigrati regolari residenti in Italia, a fronte di una popolazione complessiva superiore ai 60 milioni di residenti. Agli stranieri regolari residenti vanno aggiunti gli stranieri regolari ma non residenti, cioè in possesso di regolare permesso di soggiorno ma non iscritti all'anagrafe: secondo i calcoli del Ventiduesimo Rapporto sulle Migrazioni 2016 di Fondazione ISMU, sarebbero circa 410 mila persone.

Alla complessiva popolazione immigrata regolare e residente, vanno ad aggiungersi i richiedenti asilo e i migranti irregolari. "Il numero di richiedenti asilo presente in Italia è difficile da stabilire con certezza. Conosciamo le richieste di asilo annue, ma non quante di queste richieste di asilo siano state effettivamente evase. Si stima siano complessivamente circa 200 mila, secondo i dati riportati dal Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017, aggiornati al 15 luglio 2017". Infine, per quanto riguarda la presenza di immigrati irregolari, le stime più attendibili ed aggiornate sono quelle elaborate dalla Fondazione ISMU, che al 1 gennaio 2016 rilevava empiricamente la presenza di circa 435 mila immigrati irregolari in Italia, l’8% degli stranieri regolari.

La legge Bossi – Fini

I rimpatri forzati sono regolati dalla legge Bossi-Fini, varata nel 2002 durante il governo Berlusconi II. In breve, con riguardo ai rimpatri forzati dei migranti irregolari, la Bossi – Fini prevede che le persone senza permesso di soggiorno ma in possesso di un documento di identità vengano espulse per ordine del prefetto della Provincia in cui vengono rintracciate. Per effetto di legge, l’espulsione doveva essere eseguita immediatamente con l’accompagnamento alla frontiera da parte delle autorità, disposizione modificata nel 2011 con l'allontanamento volontario concordato. Se il migrante non è in possesso di documenti di identità, dunque clandestino per la Bossi – Fini, dovrà essere accompagnato in un Centro di Identificazione ed Espulsione (ridenominati Centri permanenti per il rimpatrio da decreto Minniti-Orlando) per un massimo di sessanta giorni, durante i quali verrà identificato. Nel caso non venga identificato, al clandestino verrà ordinato di lasciare l’Italia entro un tempo prestabilito che va dai 3 ai 15 giorni, senza accompagnamento alla frontiera.

Il decreto Minniti – Orlando

Il decreto Minniti – Orlando, varato dal governo Gentiloni nel 2017, ha introdotto nuove norme relative alla regolamentazione dell'immigrazione irregolare e ai rimpatri forzati. I Cie sono stati trasformati in Cpr ed estesi a tutte le regioni italiane, per un totale di 20 centri da 100 posti ognuno sparsi su tutto il territorio nazionale. Nel 2017 il numero dei rimpatri e delle riammissioni è aumentato del +15,4% rispetto all'anno precedente: i dati, forniti al Parlamento dal ministro dell'Interno Marco Minniti e aggiornati al novembre 2017, rilevano 17.405 rimpatri a fronte di 39.634 migranti irregolari complessivamente rintracciati sul territorio italiano.

Il decreto Minniti – Orlando si inserisce in un contesto che prevede l'aumento dei rimpatri forzati. Allo scopo di diminuire i tempi del contenzioso giudiziario – che in media durano circa 6 mesi per il solo primo grado – il decreto Minniti – Orlando ha introdotto l'abolizione del secondo grado di giudizio per i ricorsi presentati dai richiedenti asilo e l'istituzione di tribunali specializzati in immigrazione. In sostanza, chi ha ricevuto un diniego in risposta alla propria domanda di asilo, non ha più la possibilità di presentare ricorso e dunque diviene irregolare e non più titolato a permanere nel territorio italiano.

Nel 2017, stando ai dati forniti dal Dipartimento libertà civili e immigrazione del Viminale, sono stati 46.176 i migranti che si sono visti rifiutare la richiesta di asilo, circa il 61% delle domande totali. Il 25% ha invece ottenuto un permesso umanitario, l’8% lo status di rifugiato e il 7% la protezione sussidiaria. I migranti ai quali è stata rifiutata la richiesta di asilo sono stati formalmente espulsi con un foglio di via, ovvero con l'ordine di abbandonare l'Italia entro 7 giorni a loro spese.

Quanto costerebbe rimpatriare i migranti e perché espellerli tutti è impossibile

Due sono le ragioni principali che rendono impraticabile l'espulsione di massa paventata da Silvio Berlusconi: da un lato i rimpatri forzati hanno costi molto alti e l'espulsione di 600mila migranti irregolari e clandestini peserebbe non poco sul bilancio dello Stato, dall'altra parte è sostanzialmente impossibile procedere al rimpatrio di migranti provenienti da Paesi che non hanno siglato alcun accordo bilaterale con l'Italia. Più nel dettaglio, stando ai dati forniti da Frontex ed elaborati da EuObserver, il rimpatrio di ogni migrante costa in media 5.800 euro a persona. Rimpatriare un cittadini albanese costa circa 1000 euro, mentre procedere all'espulsione con accompagnamento di un migrante nigeriano può arrivare a costare 9.000 euro.

Ogni volo di rimpatrio prevede l'affitto di un aereo  – o altro mezzo di trasporto a seconda della distanza – e l'impiego di decine di agenti delle forze dell'ordine come scorta. Come racconta il quotidiano Repubblica, facendo un esempio, il volo per il rimpatrio di 29 cittadini tunisini effettuato il 19 maggio 2016 è costato 115.000 euro, circa 4.000 euro a espulso. Tra i costi, l'affitto di un charter dalla Bulgarian Air, il carburante da Fiumicino a Hammamet, con scali a Lampedusa e Palermo e il pagamento delle indennità per i 74 accompagnatori: un funzionario della polizia di Stato, un medico, un infermiere, due delegati del Garante nazionale dei detenuti e 69 agenti di scorta non armati e in borghese. I costi sono presto fatti: tenendo il dato di media fornito da EuObserver, rimpatriare 600.000 migranti costerebbe 3,48 miliardi di euro.

Inoltre, prima di procedere ai rimpatri forzati, questi 600mila migranti irregolari dovrebbero passare un periodo di detenzione nei cosiddetti Cpr, i centri permanenti per il rimpatrio, per l'identificazione. Il decreto Minniti – Orlando ha previsto l'istituzione di 20 Cpr da massimo 100 posti l'uno sparsi in tutto il territorio italiano, ciò significa che in regime di detenzione transitorio ci sarebbero al massimo 2000 posti disponibili in totale. Anche riconvertendo gli originari 15 vecchi Cie, i centri di identificazione ed espulsione chiusi nel corso degli anni a causa della fatiscenza delle strutture e in seguito alle rivolte dei migranti scatenatesi nel corso del tempo, i posti sarebbero comunque troppo pochi e non ci sarebbe inoltre sufficiente personale di Polizia per gestire tutte le operazioni di identificazione necessarie per le centinaia di migliaia di immigrati irregolari paventate. Insomma, al momento la capienza delle strutture preposte presenti sul territorio italiano non permetterebbe in alcun modo alla realizzazione di centinaia di migliaia di rimpatri forzati.

Come anticipato, l'altro problema che di fatto rende irrealizzabile la promessa di Silvio Berlusconi è la mancanza di accordi bilaterali con i paesi origine dei flussi migratori. Il ministro Minniti nel corso degli ultimi mesi ha firmato alcuni memorandum d'intesa, ma al momento sarebbero pochi gli accordi realmente funzionali, quelli siglati con Sudan, Libia, Marocco, Tunisia, Nigeria ed Egitto, e ammontano a 17 quelli firmati in sede europea. In mancanza di accordi bilaterali, è impossibile procedere con i rimpatri.

Anche in presenza di accordi bilaterali, però, i rimpatri forzati non sono sempre legittimi. È il caso dei 40 cittadini sudanesi rimpatriati nel 2016: fermati dalla polizia a Ventimiglia, vennero espulsi e rimpatriati a seguito di un accordo di cooperazione firmato dal capo della Polizia Gabrielli con il suo omologo sudanese. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso presentato dall'Asgi e ha chiesto al governo italiano di fornire giustificazioni al proprio operato entro il prossimo 30 marzo 2018. Alcuni cittadini sudanesi che in quell'agosto 2016 riuscirono a sfuggire al rimpatrio forzato, vennero ammessi al riconoscimento della protezione internazionale in Italia "in quanto soggetti a persecuzioni e discriminazioni nel Paese da cui provenivano".