Iran: “Probabile una nuova guerra con gli USA”, e Trump ritira 5mila soldati dalla Germania

“È probabile una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti”: le parole di Mohammad Jafar Assadi, vice comandante del Comando di Khatamolanbia, fanno intuire quanto la tensione tra Teheran e Washington resti alta e tutt’altro che in fase di distensione, in un contesto già segnato da crisi aperte sul piano militare, energetico e diplomatico. Assadi ha poi aggiunto con toni netti: “L'Iran è pienamente pronto a fronteggiare qualsiasi mossa ostile”.
Le dichiarazioni arrivano mentre la Repubblica islamica continua a muoversi su un doppio binario. Da un lato, infatti, Teheran sostiene di aver trasmesso tramite il Pakistan una nuova proposta per tentare di riaprire il canale negoziale con gli Stati Uniti. Il piano include una possibile ripresa dei colloqui sul nucleare, la gestione dello Stretto di Hormuz e un allentamento del regime di sanzioni. Dall’altro, però, il messaggio politico e militare resta improntato alla massima cautela, con una forte sfiducia verso la Casa Bianca e il suo inquilino principale, Donald Trump.
Secondo il viceministro iraniano Kazem Gharibabadi, la responsabilità ora è americana: “Ora la palla è nel campo degli Stati Uniti, che dovranno scegliere la via della diplomazia o la continuazione di un approccio conflittuale”. Teheran, pur dichiarandosi pronta a entrambi gli scenari, continua a mantenere una linea di profondo scetticismo nei confronti delle intenzioni statunitensi.
Ad ogni modo Trump ha rilanciato più volte una linea dura, legando la crisi iraniana a un più ampio ridisegno della postura globale degli Stati Uniti. Innanzitutto sul fronte europeo, dove oltre al nodo militare, pesa anche quello economico: Washington ha infatti deciso di aumentare i dazi sulle auto fino al 25%.
E in questo contesto, si inserisce poi il dossier tedesco. In un intervento recente ha dichiarato: “Gli Stati Uniti stanno studiando e valutando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione che verrà presa nel prossimo futuro”, aggiungendo poi, con tono critico: “Non sono contento di Italia e Spagna. Potremmo ritirare soldati? Probabilmente sì”.
Una posizione che si intreccia direttamente con la NATO, chiamata a fare i conti con il nuovo orientamento di Washington. L’Alleanza ha infatti sottolineato: “Stiamo collaborando con gli Stati Uniti per comprendere i dettagli della loro decisione relativa alla presenza militare in Germania: questo adeguamento sottolinea la necessità che l'Europa continui a investire maggiormente nella difesa e si assuma una quota maggiore di responsabilità per la nostra sicurezza comune”.
Trump, negli ultimi giorni, ha ulteriormente irrigidito il confronto con Berlino e con la leadership europea, criticando apertamente il cancelliere Friedrich Merz dopo le sue valutazioni sulla strategia americana nella guerra con l’Iran. Lo scontro politico si inserisce in un quadro più ampio di tensioni transatlantiche legate proprio alla gestione del conflitto e al ruolo della NATO.
Ma è nelle ultime uscite pubbliche che il tono si è fatto ancora più diretto. Durante un intervento in Florida, il presidente americano ha dichiarato: “Dopo Teheran prenderò il controllo di Cuba”, aggiungendo: “Mi piace finire prima un lavoro. Forse tornando dal Medio Oriente, una delle portaerei potrebbe fermarsi a Cuba”. Ha poi rincarato: gli Stati Uniti potrebbero “prendere il controllo di Cuba quasi immediatamente”, evocando anche possibili opzioni militari.
Sul fronte iraniano, Trump ha rivendicato la linea dura e l’efficacia dell’azione americana, sostenendo: “Dire che non stiamo vincendo in Iran è tradimento. Stiamo andando quasi altrettanto bene come in Venezuela”. In un altro passaggio ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero “distrutto la marina iraniana”, definendo il blocco nello Stretto di Hormuz una misura strategica decisiva.