Trovato un uccello marino con 894 pezzi di plastica nello stomaco
I ricercatori hanno fatto una scoperta inquietante in un pulcino di berta piedicarnicini (Ardenna carneipes), un bellissimo uccello marino appartenente alla famiglia Procellariidae. Nello stomaco dell'esemplare presente sull'isola Lord Howe, incastonata nel Mar di Tasman (o di Tasmania) tra Australia e Nuova Zelanda e facente parte del Nuovo Galles del Sud, i ricercatori hanno trovato ben 894 pezzi di plastica, una quantità estrema per un peso totale di 64,2 grammi. Come spiegato dagli ornitologi, un simile quantitativo corrisponde a 12 chilogrammi di plastica nello stomaco di un uomo adulto di 80 chilogrammi.
A rendere il dato particolarmente inquietante non è il caso del singolo uccello, ma il trend negativo che da anni i ricercatori stanno osservando su questa isola, sulla quale monitorano i livelli di plastica negli uccelli dal 2007. Gli studiosi hanno determinato che tra il 2010 e il 2026 fino all'85 percento degli individui controllati conteneva plastica nello stomaco; i ricercatori hanno determinato che gli adulti ormai scambiano plastica per cibo così frequentemente che i piccoli, nei casi più estremi, possono riceverne decine di pezzi a ogni pasto. Non c'è da stupirsi che nel 2023, gli autori del nuovo studio hanno descritto una nuova malattia negli uccelli chiamata plasticosi. È figlia dell'inquinamento da plastica sempre più pervasivo e diffuso; solo pochi giorni fa è stata diffusa la notizia della scoperta di decine di pezzi di plastica e gomma in un abisso “incontaminato” a 250 km al largo delle coste argentine.
A condurre lo studio è stato un team di ricerca guidato da scienziati del Gulbali Institute – Charles Sturt University e dell'Adrift Lab, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Bird Group presso il Museo di Storia Naturale del Regno Unito. I ricercatori, coordinati dai professori Jennifer L. Lavers e Alexander L. Bond, come indicato lavorano sull'isola di Lord Howe sin dal 2007. La nuova ricerca si concentra su 16 anni di dati, raccolti tra il 2010 e il 2026, un'analisi lunga e approfondita che ha permesso di far emergere un trend molto negativo. Se infatti i ricercatori si aspettavano che fosse stato raggiunto l'apice della contaminazione nel 2012, quando fu trovato un pulcino di berta piedicarnicini con 276 pezzi di plastica nello stomaco, dal 2023 in avanti c'è stato un crescendo drammatico, passato dai 403 di quell'anno agli 894 dello scorso anno. Nel 2026 ne è stato trovato uno con 644 pezzi, per un peso totale di 67,4 grammi, il più alto in assoluto.
La ragione di questa contaminazione risiede nel fatto che i genitori trovano sempre più plastica in mare e la scambiano facilmente per cibo. Non c'è da stupirsi che, rispetto a 10 anni fa, i pulcini di questo magnifico uccello marino pesino il 25 percento in meno. La maggior parte dei pezzi di plastica sono granuli di resina chiamati nurdles e tappi, proprio quelli che la UE ha recentemente obbligato a fissare alle bottiglie (contrariando alcuni esponenti politici populisti, immuni alle problematiche ecologiche).
“Dal 2023 al 2026, il record per la quantità di plastica ingerita da questi uccelli è stato battuto anno dopo anno. La crisi della plastica non fa che peggiorare, ma non stiamo agendo con la rapidità necessaria per cercare di affrontarla”, ha affermato il professor Bond in un comunicato stampa. Gli scienziati hanno determinato che un pulcino nutrito con soli 0,5 grammi di plastica ha il 12 percento in meno delle probabilità di tornare sull'isola di Lord Howe per riprodursi. Quelli con più di 2 grammi di plastica nello stomaco li chiamano “morti viventi”, a causa dei gravissimi effetti causati dalla plasticosi. Fra essi cicatrici e lesioni gastriche; danni a vari organi; grave perdita di peso; alterazioni allo sviluppo cerebrale; ali più piccole e molti altri problemi.
È importante sottolineare che se lo studio non fosse stato così lungo i ricercatori non avrebbero potuto notare il trend negativo in atto, un ulteriore campanello d'allarme sui gravissimi effetti dell'inquinamento da plastica. I dettagli della ricerca “Abrupt Recent Increases in Plastic Ingestion by Sable Shearwaters (Ardenna carneipes)” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Earth's Future.