Le splendide foto dell’aquila reale avvistata in Abruzzo: “Ogni incontro resta indelebile nella memoria”

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Aquila reale. Credit: Simone Proietti
Dopo una faticosa scalata su una montagna dell’Abruzzo il naturalista e fotografo Simone Proietti si è imbattuto in uno splendido esemplare di aquila reale, che ha compiuto un volo mozzafiato e inatteso sulla sua testa. Le foto e il racconto dello splendido incontro, accompagnati dal commento del giovane esperto di ornitologia Francesco Barberini.

Gli uccelli sono tutti bellissimi nella loro unicità, indipendentemente da canto, forme e colori, tuttavia ce ne sono alcuni talmente iconici da restare impressi nel cuore di ogni appassionato di birdwatching e fotografia naturalistica. Fra essi, lo scriviamo con ragionevole certezza, figura l'aquila reale (Aquila chrysaetos), un imponente rapace che già nel nome racchiude l'eleganza e la maestosità che lo caratterizzano. Non importa quante volte si ha la fortuna e il privilegio di incontrare un'aquila reale; ciascuna occasione è preziosaemozionante e sovente è foriera di dolci ricordi. Talvolta l'avvistamento può mozzare letteralmente il fiato e si resta lì, incantati da una bellezza primordiale plasmata da milioni di anni di evoluzione. Perché gli uccelli, dal punto di vista tassonomico, sono dinosauri a tutti gli effetti, e i rapaci – assieme agli aironi – sono quelli che più di tutti sembrano custodire il nobile retaggio dei teropodi vissuti nel Cretaceo.

Qualche tempo fa, su una montagna dell'Abruzzo, il naturalista e fotografo Simone Proietti ha avuto uno degli incontri più intensi e gratificanti con la magnifica creatura del cielo, che si è concessa con un sorvolo indimenticabile a pochi metri dalla sua testa. “È stato incredibile poter assistere a un passaggio così, a una distanza tale da poterla vedere negli occhi, ammirando la sua apertura alare, il piumaggio e gli artigli, che la rendono il predatore per eccellenza delle nostre montagne”, ha affermato Simone a Fanpage.it, non celando il genuino entusiasmo per l'esperienza vissuta. È stato un dono prezioso, guadagnato dopo una lunga e faticosissima scalata, accompagnata anche da momenti di paura per un incontro un po' troppo ravvicinato con alcuni cani da pastore incustoditi.

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Aquila reale. Credit: Simone Proietti

L'aquila reale è passata così vicina che a un certo punto non è nemmeno più entrata completamente nel frame della fotocamera, con cui Simone ha scattato la splendida foto che trovate in copertina e quella qui in alto. Le altre presenti nell'articolo sono relative ad avvistamenti avvenuti in passato, tutti straordinari. “Ogni incontro con l'aquila reale – racconta Simone – resta indelebile nella memoria, non può essere altrimenti perché ti rendi conto di essere di fronte a una specie iconica, che affascina fin da bambini.” “La maestosità di questo rapace, elegante e possente al tempo stesso, impressiona già quando lo vedi alto nel cielo sorvolare un pascolo di montagna, figuriamoci se poi hai la fortuna di vedertelo passare vicino, di incrociare il suo sguardo severo”, ha aggiunto l'esperto. “È quanto mi è accaduto poco tempo fa in Abruzzo – prosegue – raggiunta l'alta quota di uno dei principali rilievi appenninici, oltre i 2000 metri, tra la fatica dell'ascesa e i patemi per quattro grossi cani da pastore lasciati incustoditi e per nulla amichevoli. Arrivato sul pianoro di quota non ho avuto neanche il tempo di riconoscerla che da una cengia rocciosa è partita un'aquila reale adulta. Inizialmente non mi ero accorto della sua presenza, poi l'aquila ha dato sfoggio di sé, ha disegnato un'ampia virata a mezza altezza sopra il circo glaciale, sembrava allontanarsi, ma poi è tornata indietro proprio nella mia direzione. Non accade spesso di trovarsi a poche decine di metri da un'aquila in volo.

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Aquila reale. Credit: Simone Proietti

L'emozione suscitata da questo incontro è stata così forte e palpabile che traspare limpidamente dalle parole del naturalista, che in passato aveva già avuto il privilegio di avvistare alcuni esemplari dell'iconica specie. Ma un passaggio così, del tutto inatteso, è in grado di fendere l'anima di ogni appassionato e lasciare un ricordo davvero speciale. L'aquila reale, del resto, come spiegato dalla Lipu ha una lunghezza massima di 93 centimetri e un'apertura alare che può arrivare a sfiorare i 2 metri e mezzo, mentre il peso può superare i 6 chilogrammi. Si tratta dunque di un vero e proprio gigante dei cieli, oltre che di un predatore in cima alla catena alimentare.

In Italia la specie è più diffusa tra gli 800 e i 2.200 metri, con un “massimo di 2.650 m. nel Parco Nazionale del Gran Paradiso”, spiega l'associazione ambientalista. L'aquila reale predilige pareti rocciose o grandi alberi da cui può controllare l'ampio paesaggio circostante. Tra le sue prede figurano principalmente mammiferi – come marmotte, lepri e cuccioli di ungulati – ma non disdegna anche uccelli e persino carcasse. La Lipu sottolinea che un'aquila reale può trasportare un peso di ben 20 chilogrammi, quindi quello di un animale di medie dimensioni, come una femmina adulta di camoscio non troppo robusta (le femmine possono arrivare anche a 30 chilogrammi e più, mentre i maschi superano i 40 kg).

L'aquila reale, che ha un ampio areale di distribuzione tra Europa, Asia, Nord America e Africa, secondo l'ultimo censimento condotto dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha una popolazione stabile con un numero di individui adulti compreso tra 85.000 e 160.000. Per questo motivo è classificata nella Lista Rossa come a rischio minimo (Least Concern). In Italia, tuttavia, lo stato di conservazione appare inadeguato, sebbene con un trend in aumento per quel che concerne il numero di coppie presenti, in particolar modo sulle Alpi. I dati lasciano ben dopo un lungo periodo di persecuzione.

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Aquila reale. Credit: Simone Proietti

"L'Aquila reale, che oggi è tornata ad essere comune sui nostri monti, è una storia di successo, ma ci deve ricordare della terribile persecuzione verso i rapaci consumatasi nel nostro Paese", ha affermato a Fanpage.it il giovane esperto di ornitologia Francesco Barberini. "Fino al Medioevo insieme agli avvoltoi l'aquila beneficiava in sintonia con l'uomo dell'aumento della pastorizia, ma dalla metà del XIX secolo con la diminuzione dei pascoli, l'aumento dell'attività venatoria e la diminuzione degli ungulati selvatici, i grandi rapaci passarono dall'essere rispettabili animali araldici ad essere erroneamente considerati pericolosi concorrenti. Solamente dalla fine del secolo scorso, grazie ad un cambiamento di mentalità e attività di conservazione, la specie è potuta tornare nel suo areale originario", ha chiosato Francesco. Oggi tra le principali minacce per l'aquila reale figurano il disturbo antropico, la presenza di cavi nei pressi di siti di nidificazione (e non solo), l'avvelenamento da piombo e l'abbandono delle attività agri-pastorali tradizionali, come sottolinea la Lipu.

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