L’allarme di Amodei sull’intelligenza artificiale può aiutare parecchio chi l’ha lanciato
Anthropic e OpenAI sono le due società private con il valore stimato più alto al mondo. Con questa formula si definiscono le aziende che non sono quotate in Borsa. È una condizione in cui si trovava anche SpaceX, almeno fino a giugno: ora la sua capitalizzazione di mercato è arrivata a 1.993 miliardi di dollari, la settima più alta al mondo. Per Anthropic e OpenAI i dati oscillano e cambiano in base a chi pubblica le classifiche. Possiamo azzardare una media a spanne: Anthropic è valutata 960 miliardi di dollari, OpenAI si ferma a 890 miliardi di dollari. Partiamo da qui, per leggere tutto quello che è stato detto negli ultimi giorni. La cronaca è nota. Dario Amodei, Ceo di Anthropic, ha lanciato un appello per rallentare lo sviluppo dei modelli basati sull’intelligenza artificiale. Una posizione chiarita dallo stesso Amodei in un’intervista alla rete televisiva statunitense CBS: “Dobbiamo assicurarci che la crescita dell’intelligenza artificiale segua la nostra capacità di controllare, altrimenti degli Agenti IA potrebbero prendere il controllo di internet entro sei mesi”. A sostegno di questa tesi c'è un report pubblicato dalla stessa Anthropic sui gruppi hacker che hanno utilizzato i modelli di Claude per programmare attacchi informatici.
L’appello è stato condiviso anche da altri nomi che pesano parecchio nel settore. Prima di tutto Sam Altman, fondatore di OpenAI ma anche Demis Hassabis, presidente di Google DeepMind e premio Nobel. Non ultimo, anche Elon Musk ha sottoscritto l’appello. I modelli della sua Grok non riescono ancora a concorrere con gli altri ma le carte per partecipare alla corsa ci sono. La proposta di Amodei è precisa: tra le altre cose suggerisce che i laboratori dove viene sviluppata l’intelligenza artificiale siano controllati da revisori indipendenti, che possano certificare standard e rischi degli algoritmi studiati. Un ente regolatore esterno, come l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che si occupa della produzione di armi nucleari.
Intento nobile ma è difficile non vedere il risvolto. In questo momento i modelli principali legati all’intelligenza artificiale appartengono tutti allo stesso polo: le aziende citate hanno sede negli Stati Uniti e tra loro si muovono legami maturati negli anni. Dario Amodei lavorava prima ad OpenAI. Parte dei fondi che Sam Altman ha usato per sviluppare ChatGPT arrivavano da Elon Musk. Trump non è d'accordo, per lui fermarsi vuol dire lasciare spazio alla concorrenza. Altri imprenditori invece stanno spiegando in questi giorni che lasciar stabilire regole e criteri di accesso a chi oggi guida lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale rischia di creare un cartello. Meccanismi di controllo come quelli proposti da Amodei rischiano di rendere più difficile l'accesso al mercato per le piccole aziende.
Se lo chiede Aidan Gomez, Ceo della startup canadese Cohere. Come riporta il New York Times, Gomez ha diffuso un saggio che attacca questo oligopolio: “È giusto che una manciata di aziende di intelligenza artificiale della Silicon Valley, leader di mercato, possa definire le regole e gli standard di sicurezza di una tecnologia rivoluzionaria per il mondo intero? Questi oligopoli ora chiedono di aggirare le regole della concorrenza e di poter dettare le condizioni a tutti gli altri”.