Sacchetti, uno stivale e altra spazzatura trovati in un abisso “incontaminato”: nessun luogo si salva dall’uomo
In un canyon sottomarino abissale nell'Oceano Atlantico sudoccidentale, a centinaia di chilometri dalle coste dell'Argentina, i ricercatori hanno trovato decine di detriti di origine umana. Tra circa 1.000 e 4.000 metri di profondità sono spuntati sacchetti, contenitori per cibo, uno stivale di gomma, lenze, corde e altra attrezzatura da pesca. A rendere ancor più inquietante questa scoperta, in un luogo remoto, chiaramente inospitale per l'uomo e di cui sappiamo pochissimo, vi è il fatto che la spazzatura fosse stata già colonizzata da vari animali, come stelle marine, ascidie, crostacei e altri, con potenziali e significativi rischi per gli equilibri ecologici di questo habitat incontaminato. La spazzatura, oltre a finire nella catena alimentare, possa inoltre essere sfruttata come una sorta di "zattera sottomarina" in grado di trasportare altrove le specie colonizzanti, rendendo più probabili alterazioni del prezioso ecosistema.
A scoprire e descrivere la spazzatura nel remoto abisso del Mar del Plata Submarine Canyon (MPSC), sito a 250 chilometri della costa argentina nel cuore dell'Oceano Atlantico, è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Grupo de Estudios del Mar Profundo de Argentina (GEMPA) del Museo Argentino de Ciencias Naturales “Bernardino Rivadavia” (MACN) di Buenos Aires, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti l'Universidad Nacional de Córdoba (UNC) e l'Instituto de Biología de Organismos Marinos (IBIOMAR, CCT-CONICET CENPAT). I ricercatori hanno raggiunto il canyon sottomarino a bordo della nave oceanografica Falkor(too) e tra luglio e agosto 2025 hanno effettuato 17 immersioni con il sottomarino controllato da remoto (ROV) SuBastian della Schmidt Ocean Institute. Durante le immersioni, eseguite precisamente tra 878 e 3.820 metri di profondità nel cuore del canyon sottomarino, i ricercatori si sono imbattuti in 29 detriti diversi. L'obiettivo della missione era studiare la biodiversità bentonica – cioè che vive sul fondale marino – di questo spettacolare e poco conosciuto habitat, ma la presenza di spazzatura non è stata ignorata dai ricercatori, che l'hanno documentata e catalogata per compiere uno studio ad hoc.
Il Mar del Plata Submarine Canyon si trova in un luogo speciale, al di sotto dell'incrocio tra due importanti correnti oceaniche: la calda Corrente del Brasile e la fredda Corrente delle Malvinas. Questo fa sì che il canyon e la colonna d'acqua soprastante diventino un vero e proprio turbinio di nutrienti, volano per la biodiversità. A largo della Liguria e della Sardegna, ad esempio, ci sono dei canyon dove è più probabile incontrare i cetacei proprio grazie al fenomeno di risalita dei nutrienti (upwelling) che richiamano un gran numero di animali. Ma come indicato, questi luoghi possono anche favorire l'accumulo della spazzatura umana trasportata dalle correnti. Dei 29 pezzi individuati durante le immersioni di SuBastian, 27 erano di plastica e due di gomma, tra sacchetti di cibo, uno stivale, contenitori vari e attrezzatura da pesca. I detriti sono stati trovati raggruppati in quattro settori del canyon, con quello elevato (upper) più contaminato degli altri, con dieci oggetti diversi. Alla luce della natura dei detriti, i ricercatori ritengono che essi non siano arrivati dalla costa, bensì da imbarcazioni come pescherecci, quindi dispersi o abbandonati in mare deliberatamente.
Fortunatamente la frequenza dei detriti era piuttosto bassa, con “soli” tre oggetti per chilometro, a differenza dei 50-80 che si trovano nel Mar Mediterraneo e altri mari e oceani. Ma ciò non significa che la contaminazione ridotta non rappresenti un problema. Come specificato, infatti, i ricercatori coordinati dai professori Valeria Teso e Diego Urteaga hanno trovato colonie di numerosi animali su di essi, come ascidie, echinodermi (stelle marine, ricci di mare), policheti, crostacei, cnidari e altri. Il rischio è che questi detriti vengano mangiati o che possano trasportare gli organismi altrove, rompendo gli equilibri di un ecosistema puro, di cui non conosciamo i meccanismi. Fra l'altro, delle oltre 40 specie documentate durante le immersioni, alcune potrebbero essere sconosciute alla scienza. Solo future indagini potranno confermarlo. In sostanza, stiamo inquinando un mondo a noi ignoto, con un impatto potenzialmente catastrofico.
Non c'è comunque da stupirsi che (anche) gli abissi siano contaminati dalla spazzatura umana. Le nostre tracce sono presenti in qualunque luogo della Terra. Nel 2025, ad esempio, furono trovati detriti di plastica, vetro, carta e altra natura nel cuore dell'abisso Calipso (Calypso Deep), il punto più abissale del Mar Mediterraneo a oltre 5.000 metri di profondità. Nel 2019 era stato trovato un sacchetto di plastica persino nell'abisso Challenger, a 10.900 metri sotto la superficie nella Fossa delle Marianne, il più profondo in assoluto del pianeta. Ciò sottolinea quanto grave e ormai capillare è l'impatto dell'uomo sull'ambiente. I dettagli della nuova ricerca “Out of sight, hidden into the deep: Marine litter in the Mar del Plata Submarine Canyon (southwestern Atlantic) revealed by ROV survey” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PloS ONE.